Scritta da: Livido Nero
Cambiare mi fa paura, non è nella mia natura.
O almeno così dice l'oroscopo.
Io invece dico che mi piacciono le radici forti,
che preferisco avere un punto di partenza
per poter puntare ad un traguardo,
che voglio avere la certezza
di un amore sincero accanto,
che voglio la mia sedia a dondolo
davanti al camino e accanto a lei,
che voglio lavorare tutti i giorni
per potermi godere il suo abbraccio
quando torno sporco e stanco,
che voglio avere problemi
per trovare la forza di risolverli
e guardarmi nel riflesso d'uno specchio
felice d'avercela fatta ancora.
Sono un cacciatore di certezze,
aveva ragione l'oroscopo!
Anonimo
Composta giovedì 17 ottobre 2013
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    Pensieri di vita

    Rivelati con sincerità, senza remore che imbrigliano il pensiero;
    senza paura di peccare, svelati, con la tenerezza che hai dentro,
    come erba spontanea che ricresce anche dopo essere stata recisa;
    sfoglia la tua anima, tra pagine amare cerca quelle senza lacrime,
    cogline il sapore,
    lascia che chi ami possa specchiarsi dentro e capire;
    abbandonati alla voce che richiama la forza, che sprona ad avanzare anche nelle tenebre,
    che mette a nudo la tua umiltà, che ti fa scoprire grande nel tuo essere piccolo,
    che ti fa sentire ricco nella povertà, che ti eleva e trascende le cose che non vivono di luce;
    ascoltati nel silenzio della notte, quando affiora l'immagine di te
    appesantita dal fardello di pensieri vuoti;
    lasciati penetrare dalla luce di chi si mette in ascolto del tuo cuore,
    spogliati della diffidenza che inturgidisce lo spirito come gli acini d'uva sotto il sole d'oriente;
    lasciati spogliare dal getto d'acqua della vita che ci veste di sete di passione agli occhi della luna
    e abbandonati quando è arrivato il momento di spegnere le luci
    che non ha più senso lasciare accese!
    Anonimo
    Composta lunedì 23 settembre 2013
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      Dietro una rete che non c'era

      E cammino e ricammino sull'asfalto
      Le mie mani nella rete a fissare la villetta abbandonata
      Il cancello era aperto era casa mia
      C'è un terzo piano con le scale
      Fuori c'era la festa ieri ci sono stata
      Ora solo un tubo verde attorcigliato sporco
      Le piante ancora in fiore
      la luce accesa... c'erano i fantasmi ed io li vedevo
      Avevo come la sensazione di non avere i miei occhi
      Ma quelli di mia madre
      C'era una anziana signora in buona salute che mi aspettava
      Mi guardava commossa
      Io meravigliata
      Occhi così belli di storia
      Solo nelle sue pupille potevo leggerla
      Di come abbandonata fu la città
      Tra le rovine e la gente con torce e forconi
      E noi due unici al mondo
      Ritrovati per caso mentre me ne andavo via
      Rimasta per amore vicino a lei
      A partire nel risveglio in mezzo al mio letto
      Mentre il sole formeggiava la luce
      Di un gioco di illusioni a terra e sugli armadi
      Ancora qui nel presente di uno sguardo alla finestra
      Le lacrime scendevano per la gioia e per commozione
      Un ricordo mi entra toccandomi ancora adesso
      Mentre lo racconto ai cuori dei miei cuori
      Ciò che in un'altra dimensione accadde
      Quando nessuno fu sopravvissuto
      Ad eccezione di due anime gemelle
      Vissute ancora dentro, dopo nove mesi di villeggiatura.
      Anonimo
      Composta lunedì 14 ottobre 2013
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        Scritta da: Hannele
        Idoli di vita,
        idoli di patria,
        idoli di meta.

        Idoli di colori,
        idoli di splendori,
        idoli di amori.

        Compagni di sventure,
        compagni di avventure,
        compagni di giunture.

        Compagni di poesie,
        compagni di avarie,
        compagni di utopie.

        Compagni miei,
        sento la muffa
        crescerci addosso,

        come se dagli dei
        trasformati in stoffa,
        piantati in asso.

        Queste coperte
        sporche di sangue
        delle lacrime

        audaci, rosse, scoperte,
        piante per sempre
        sulle nostre anime.
        Anonimo
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          Scritta da: Tristan Coco
          Con la testa flessa sulla mia spalla tesa
          scandisti a singhiozzo di risa amare
          cercando tra le dita i palpiti
          nella conta di un crogiolo
          e affidasti al silenzio il tuo tormento

          di quelle volte tra le folle altalenanti
          malsane e svelte come serpi, noi due fermi
          sospesi al cappio di due alme bianche.

          dannati e rei tra le occhiate bordate
          di sferze e il mormorio di un geco.
          Noi due fermi.

          amanti irriverenti

          croci affrante su bocche fetide
          nell'imbratto di un indecente festone
          e un coro d'ombre in tondo.
          Fermi.

          Disteso e flesso affidasti ogni tuo respiro al mio petto.

          "Un giorno ti porterò via, nel mio giardino inverso, a testa
          in giù"
          Anonimo
          Composta mercoledì 16 ottobre 2013
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