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Dietro una rete che non c'era

E cammino e ricammino sull'asfalto
Le mie mani nella rete a fissare la villetta abbandonata
Il cancello era aperto era casa mia
C'è un terzo piano con le scale
Fuori c'era la festa ieri ci sono stata
Ora solo un tubo verde attorcigliato sporco
Le piante ancora in fiore
la luce accesa... c'erano i fantasmi ed io li vedevo
Avevo come la sensazione di non avere i miei occhi
Ma quelli di mia madre
C'era una anziana signora in buona salute che mi aspettava
Mi guardava commossa
Io meravigliata
Occhi così belli di storia
Solo nelle sue pupille potevo leggerla
Di come abbandonata fu la città
Tra le rovine e la gente con torce e forconi
E noi due unici al mondo
Ritrovati per caso mentre me ne andavo via
Rimasta per amore vicino a lei
A partire nel risveglio in mezzo al mio letto
Mentre il sole formeggiava la luce
Di un gioco di illusioni a terra e sugli armadi
Ancora qui nel presente di uno sguardo alla finestra
Le lacrime scendevano per la gioia e per commozione
Un ricordo mi entra toccandomi ancora adesso
Mentre lo racconto ai cuori dei miei cuori
Ciò che in un'altra dimensione accadde
Quando nessuno fu sopravvissuto
Ad eccezione di due anime gemelle
Vissute ancora dentro, dopo nove mesi di villeggiatura.
Composta lunedì 14 ottobre 2013
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    Scritta da: Hannele
    Idoli di vita,
    idoli di patria,
    idoli di meta.

    Idoli di colori,
    idoli di splendori,
    idoli di amori.

    Compagni di sventure,
    compagni di avventure,
    compagni di giunture.

    Compagni di poesie,
    compagni di avarie,
    compagni di utopie.

    Compagni miei,
    sento la muffa
    crescerci addosso,

    come se dagli dei
    trasformati in stoffa,
    piantati in asso.

    Queste coperte
    sporche di sangue
    delle lacrime

    audaci, rosse, scoperte,
    piante per sempre
    sulle nostre anime.
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      Scritta da: Tristan Coco
      Con la testa flessa sulla mia spalla tesa
      scandisti a singhiozzo di risa amare
      cercando tra le dita i palpiti
      nella conta di un crogiolo
      e affidasti al silenzio il tuo tormento

      di quelle volte tra le folle altalenanti
      malsane e svelte come serpi, noi due fermi
      sospesi al cappio di due alme bianche.

      dannati e rei tra le occhiate bordate
      di sferze e il mormorio di un geco.
      Noi due fermi.

      amanti irriverenti

      croci affrante su bocche fetide
      nell'imbratto di un indecente festone
      e un coro d'ombre in tondo.
      Fermi.

      Disteso e flesso affidasti ogni tuo respiro al mio petto.

      "Un giorno ti porterò via, nel mio giardino inverso, a testa
      in giù"
      Composta mercoledì 16 ottobre 2013
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        Scritta da: Hannele
        Soccorso, soccorso
        quando ormai è troppo tardi.
        Rimasta è la carcassa,
        una non più implorante massa
        di figli di Dio o della natura
        lasciati morire nella tortura
        che il viaggio di speranza
        verso la fine del mondo che avanza
        forma nella mente con la paura.

        Parlate, parlate
        figli di Dio
        sempre che voi siate
        in questo regno di Dio.
        Una benda invisibile
        avete sugli occhi
        che vi rende impossibile
        vederne gli specchi
        tragici e desolanti,
        urlanti e piangenti
        ma almeno coscienti
        della rovina del mondo.

        Riposate, riposate
        miei sacri figli di Dio
        chiunque esso sia,
        dovunque esso sia.
        Di certo non pio
        per queste ossa
        cadute in miseria
        prima che si possa
        regalarvi un viso,
        un mondo e un riso
        per assaporare il paradiso.

        Hannele.
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