Ruberei

Se solo ne fossi capace,
ruberei un paio di ali per farti volare in alto
e volerei insieme a te.
Ruberei una stella dal cielo per illuminare le tue notti
e un raggio di sole per dar calore alle tue giornate.
Correremo insieme su un bel prato
e ruberei alla terra un fiore profumato per regalarlo a te.
E se tutto questo non bastasse
ti porterei al mare
e ruberei per te il rumore delle onde che si infrangono sugli scogli.
Ruberei le sette note musicali
e anche il pentagramma per dedicarti canzoni e melodie
mai ascoltate prima e che ti apparterrebbero per sempre.
Ruberei i colori dell'arcobaleno
per colorarti con colori nuovi
e ti regalerei i miei occhi per farti vedere il mondo come lo vedo io
e allora capiresti che sei tutto quello che voglio
e che... ti ruberei.
Anonimo
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    Scritta da: Anonimo Anonimo

    Quello che vorrei

    Lontana sei inconsapevole,
    la tua inventiva mi stupisce,
    originale in questa indifferenza
    io non posso far altro che sognarti.
    Lo faccio ogni notte,
    mi lascio trasportare da dolci pensieri
    e viziare da quelli della carne.
    Ti confesso che un pensiero costante mi assale,
    porterei indietro ogni secondo
    pur di riviverti.
    Ogni notte parto per vasti campi,
    rimango nascosto nella nebbia,
    mimetizzato tra gli alti fusti,
    in sospensione tra sogno e realtà
    mi isolo e ritorno da te.
    Sogno di portarti con me,
    lì in quei campi che non esistono,
    dove ti affronterei tra l odore della rugiada
    e la fredda luce della luna.
    Ti inviterei a combattere le tue paure
    e a conoscermi in quei teneri sogni,
    ed è forse solo così che sentiresti
    l'urlo straziante del mio cuore
    che ancora ti cerca.
    In quei campi aleggia una strana aria
    quasi sensibile al tatto,
    tu saresti confusa,
    lontana da tutto,
    e circondata da quell'aurea
    misticamente respirerai il mio profumo
    e ti sazierai.
    Assisterai alla morte dei tuoi problemi
    e curiosa ti allontanerai.
    La luna maternamente ti parlerebbe
    mostrandoti il suo lato scuro,
    ti racconterebbe i miei segreti che come un bambino,
    in tutti queste notti,
    ho saputo confidarle.
    Tu, libera dai pensieri
    stupita da tutto rimarresti lì ad ascoltarla,
    io complice della scura notte
    sarei lì ancora nascosto a guardarti e desiderarti.
    Poi al cenno di un tuo riposo,
    ti sorprenderei raggiungendoti,
    abbraciandoti colmerei il mio desiderio di te
    e tu incredula rimerresti immobile,
    rapita dall'estasi e dalla mia dolce voglia.
    Danzeremo uniti in un abbraccio,
    come due teneri amanti
    ci sporcheremo di quella misteriosa terra,
    resi complici dal desiderio.
    Alla fine esausti riposeremo
    abbracciati sull'erba,
    e attenderemo l'alba di un nuovo sogno.
    Anonimo
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      Scritta da: Anonimo Anonimo
      Frani in me come sassi spinti giù dalla burrasca,
      nevica nel mio essere,
      ma non con quella felicità che ci si aspetta,
      sei impervia e violenta come vento al largo.
      S'infrange su di me il tuo scirocco,
      caldo e impetuoso mi modella,
      come dune di sabbia...
      immagina,
      tu mobiliti tutti quei minuscoli granelli
      con la tua caparbietà.
      Nel deserto tutto è mutevole
      spinto dalla forza invisibile,
      quanto vorrei affidargli le mie parole
      così riuscirei a sussurartele,
      dolcemente come un soffio,
      e ti vedrei sporca di quella sabbia,
      infetta dal mio morbo che per te non trova cura.
      Invocherei,
      come antichi sciamani, demoni e entità
      per riempirti di magia e affascinarti,
      tormentato dal tuo sapore,
      i miei sensi vagano
      senza pace,
      impregnati del tuo odore.
      Ho saputo raccogliere la tua essenza
      e ora la conservo,
      conservo il tuo odore
      in ancestrali ampolle,
      figlie dell'alchimia,
      pronte a essere usate nella malinconia.
      Anonimo
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        Scritta da: Anonimo Anonimo

        Albeggia sul borgo

        Camminando sul borgo all'alba c'è
        un momento,
        un secondo,
        in cui la luce del sole è ancora fresca,
        come l'aria di una mattina di primavera
        e i lampioni soleggiano.
        In quel secondo persi il tuo nome
        e m'innamorai della vitrea distesa,
        così speranzosa nei riflessi del sole,
        e che di te,
        conservava solo il maleodorante tanfo dei pescherecci.
        Provai a spingermi più a fondo,
        guardando l'infinito e notai una diga,
        immobile come la morte.
        Ahi quanta lunga strada mi separa da te,
        pensai,
        ahi quanto nuotare ancora...
        t'avevo appena dimenticata e avevo già voglia di morire.
        Anonimo
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