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Non incolpare nessuno,
non lamentarti mai di nessuno, di niente,
perché in fondo
Tu hai fatto quello che volevi nella vita.
Accetta la difficoltà di costruire te stesso
ed il valore di cominciare a correggerti.
Il trionfo del vero uomo
proviene delle ceneri del suo errore.
Non lamentarti mai della tua solitudine o della tua sorte,
affrontala con valore e accettala.
In un modo o in un altro
è il risultato delle tue azioni e la prova
che Tu sempre devi vincere.
Non amareggiarti del tuo fallimento
né attribuirlo agli altri.
Accettati adesso
o continuerai a giustificarti come un bimbo.
Ricordati che qualsiasi momento è buono per cominciare
e che nessuno è così terribile per cedere.
Non dimenticare
che la causa del tuo presente è il tuo passato,
come la causa del tuo futuro sarà il tuo presente.
Apprendi dagli audaci,
dai forti
da chi non accetta compromessi,
da chi vivrà malgrado tutto
pensa meno ai tuoi problemi
e più al tuo lavoro.
I tuoi problemi, senza alimentarli, moriranno.
Impara a nascere dal dolore
e ad essere più grande, che è
il più grande degli ostacoli.
Guarda te stesso allo specchio
e sarai libero e forte
e finirai di essere una marionetta delle circostanze,
perché tu stesso sei il tuo destino.
Alzati e guarda il sole nelle mattine
e respira la luce dell'alba.
Tu sei la parte della forza della tua vita.
Adesso svegliati, combatti, cammina,
deciditi e trionferai nella vita;
Non pensare mai al destino,
perché il destino
è il pretesto dei falliti.
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    Scritta da: Dora

    A tutte le madri

    Questo è per le madri che stanno alzate tutta la notte tenendo in braccio i loro bambini ammalati dicendo "è tutto a posto tesoro, la mamma è qui con te". Per quelle che stanno per ore con i loro bambini che piangono in braccio cercando di dare loro conforto. Questo è per tutte le madri che vanno a lavorare con il rigurgito nei capelli, macchie di latte sulla camicia e pannolini nella loro borsetta. Per tutte le mamme che riempiono le macchine di bimbi, fanno torte e biscotti e cuciono a mano i costumi di carnevale.
    E per tutte le madri che non fanno queste cose. Questo è per le madri che danno la luce a bambini che non vedranno mai.
    E quelle madri che hanno dato una casa a quei bambini.
    Per le madri che hanno perso i loro bambini durante quei preziosi 9 mesi
    e che non potranno mai vederli crescere sulla terra, ma un giorno potranno ritrovarli in Cielo!
    Questo è per le madri che hanno opere d'arte di valore inestimabile appese in cucina. Per le madri che si sono gelate al freddo alle partite di calcio invece di guardarle dal caldo della macchina, così quando il bimbo le chiede: "Mi hai visto, Mamma?" Potranno dire: "Certo! Non me lo sarei perso per niente al mondo!" Pensandolo veramente. Questo è per tutte le madri che danno una sculacciata, disperatamente, ai loro bambini al supermercato quando urlano facendo i capricci per il gelato prima di cena.
    E per tutte le mamme che invece contano fino a 10. Questo è per tutte le mamme che si sono sedute con i loro figli per spiegare come nascono i bambini.
    E per tutte le madri che avrebbero tanto voluto farlo, ma non riescono a trovare le parole. Questo è per tutte le mamme che fanno la fame per dare da mangiare ai loro figli.
    Per tutte le madri che leggono la stessa favola due volte tutte le sere, e poi la rileggono "ancora una volta". Questo è per tutte le madri che hanno insegnato ai loro bambini di allacciarsi le scarpe prima che iniziassero ad andare a scuola.
    E per tutte quelle che hanno invece optato per il velcro. Questo è per tutte le madri che hanno insegnato ai loro figli maschi a cucinare e alle figlie come si fa a ad aggiustare un rubinetto che perde. Questo è per tutte le madri che girano la testa automaticamente, quando sentono una vocina chiamare "mamma!" In mezzo a una folla, anche se sanno bene che i loro figli sono a casa - o anche via, grandi, all'università... Questo è per tutte le mamme che mandano i loro figli a scuola con il mal di pancia assicurandoli che una volta a scuola staranno meglio, per poi ricevere una chiamata dall'infermeria della scuola chiedendo di venirli a prendere. Subito.
    Questa è per tutte le madri di quei ragazzi che prendono la strada sbagliata e non trovano il modo di comunicare con loro. Questo è per tutte le matrigne che hanno cresciuto i figli di altre madri, donando a loro tempo, attenzione e amore... e che non vengono apprezzate!... Per tutte le madri che si mordono le labbra fino a farle sanguinare, quando le loro quattordicenni si tingono i capelli di verde. Per le madri delle vittime delle sparatorie nelle scuole, e per le madri di chi ha sparato.
    Per le mamme dei sopravvissuti, e le madri che guardano con orrore la tv; abbracciando i loro figli che sono ritornati a casa sani e salvi. Questo è per tutte le mamme che hanno insegnato ai loro figli di essere pacifisti ed ora pregano per loro, di tornare a casa dalla guerra sani e salvi. Cos'è a fare una brava Madre?
    La pazienza? La compassione? La determinazione? La capacità di allattare, cucinare e ricucire un bottone di una camicia nello stesso momento?
    O è nel loro cuore?
    È il magone che senti quando vedi tuo figlio o figlia scomparire giù per la strada mentre va a scuola a piedi per la primissima volta?
    Lo scatto che ti porta dal sonno al risveglio, dal letto alla culla... alle 2 di notte, per appoggiare una mano sul tuo bambino che dorme?
    Il panico che ti viene, anni dopo, sempre alle 2 di notte quando non vedi l'ora di sentire la chiave nella serratura e sapere che è tornato a casa sano e salvo?
    O sentire il bisogno di correre da dovunque tu sia per abbracciare i tuoi figli quando senti che c'è stato un incidente, un incendio o un bimbo che è morto?
    Le emozioni della maternità sono universali, le stesse sono per le giovani madri che barcollano fra i cambi di pannolini e mancanza di sonno... e le madri più mature che imparano a lasciarli andare. Per le madri che lavorano e quelle che rimangono a casa. Per le madri single e quelle sposate.
    Madri con soldi, madri senza soldi.
    Questo è per tutte voi
    Tenete duro.
    Alla fine possiamo fare solo del nostro meglio. E dire a loro tutti i giorni che li amiamo.
    E pregare, per loro.
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      Guardavi

      Guardavi la madre nel suo dolore.
      Nel silenzio cercavi uno sguardo,
      quello che da bambino leniva il tuo, di dolore.
      Non ho visto lacrime, eppure piangevi.
      Non ho visto le tue mani, ma tenevi le sue.
      Non ho sentito le tue parole, ma urlavi
      con la voce del cuore.
      Hai ascoltato il frusciare del tempo,
      sei tornato bambino,
      cercando un abbraccio,
      per contenere un amore immenso.
      Composta martedì 2 marzo 2010
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        Scritta da: Syndy Arts

        La leggenda delle zeppole di San Giuseppe

        La bottega era in fondo alla via,
        tutti quanti sapevano dove.
        Fa Giuseppe: "Adorata Maria,
        molto presto sarà il diciannove;

        vola il tempo, a gran passi s'appresta.
        Invitiamo qui a casa gli amici.
        È il mio nome, lo sai; la mia festa.
        Che ti pare, Marì? Che ne dici?"

        Alza gli occhi Maria dal ricamo,
        risplendenti di grazia divina.
        "Peppe mio, tu lo sai quanto t'amo,
        però sono un disastro, in cucina.

        Ti ricordi dell'ultima volta?
        Mi ci sono davvero impegnata,
        ma mi venne uno schifo, la torta,
        e alla fine l'abbiamo buttata.

        Ma stavolta andrà meglio, lo sento,
        lo vedrai: non ti dico di più.
        Voglio farti davvero contento,
        con il nostro figliolo Gesù!"

        E così ci provò. Poveretta,
        ben tre giorni passò a cucinare,
        ma non era una cuoca provetta
        (era molto più brava a pregare).

        Questa volta riuscì! Nella stanza
        in cui stava la Sacra Famiglia
        si diffuse una dolce fragranza.
        Che languore! Che gran meraviglia!

        Su un vassoio fan mostra di sé
        (beh, Maria, certe volte sei in vena!)
        Zeppoloni di pasta bignè
        ben guarniti di crema e amarena.

        San Giuseppe però storce il naso.
        "Moglie mia, chi può averti aiutato?
        Non mi dire che è frutto del caso;
        tu lo sai, la menzogna è peccato.

        E non fare quel viso contrito!
        Dai, sorridi, mia cara Maria:
        l'aiutante, l'ho bell'e capito,
        si nasconde costì, in casa mia.

        Vieni qua, figlio mio, fatti avanti.
        I miracoli son limitati,
        vanno usati per cose importanti;
        se li impieghi così, son sprecati!"

        Ma Gesù, ch'era ancora un bambino
        lo guardò con grandissimo amore,
        e gli disse: "Mio caro papino,
        stai facendo – perdona – un errore:

        questa zeppola dolce, squisita
        da gustare in un giorno di festa
        rende un poco migliore la vita:
        la magia quotidiana è anche questa.

        È un miracolo lieve, leggero;
        una semplice, morbida cosa,
        che anche al giorno più cupo e nero
        dà una piccola mano di rosa".

        Il papà sentì in gola un magone.
        "Caro figlio, non critico più.
        Su'sti zeppole hai proprio ragione:
        io sò Santo, ma tu sì Gesù!"
        Composta mercoledì 17 marzo 2010
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