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Scritta da: fucku
Vent'anni fa m'ammascherai pur'io!
E ancora tengo er grugno de cartone
che servì p'annisconne quello mio.
Sta da vent'anni sopra un credenzone
quela maschera buffa, ch'è restata
sempre cò la medesima espressione,
sempre cò la medesima risata.
Una vorta je chiesi: - E come fai
a conservà lo stesso bonumore
puro ne li momenti der dolore,
puro quanno me trovo fra li guai?
Felice te, che nun te cambi mai!
Felice te, che vivi senza core! -
La Maschera rispose: E tu che piagni
che ce guadagni? Gnente! Ce guadagni
che la gente dirà: Povero diavolo,
te compatisco... me dispiace assai...
Ma, in fonno, credi, nun j'importa un cavolo!
Fà invece come me, ch'ho sempre riso:
e se te pija la malinconia
coprete er viso cò la faccia mia
così la gente nun se scoccerà... -
D'allora in poi nasconno li dolori
de dietro a un'allegria de cartapista
e passo per un celebre egoista
che se ne frega de l'umanità.
Composta giovedì 6 marzo 2014
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    Si può desiderare tanto un abbraccio, al punto da starci male?
    E si può in assenza di tale gesto, cercarlo come un sorriso nel volto della gente?
    Pare follia!
    Si più arrivare a Desiderarlo al punto da soffrirne?
    Desiderare che essere avvolta da un abbraccio, null'altro che un abbraccio, uno di quelli che ti avvolge e ti toglie il fiato, uno di quelli in cui forti braccia ti avvolgono quasi come una barriera volessero ripararti, difenderti, proteggerti dalle cattiverie del mondo intero?
    Non so se un desiderio simile sia il frutto della follia...
    La mia.
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