Falsi abbagli e similori di tripudi abbandona mia colomba

Falsi abbagli e similori di tripudi
abbandona mia colomba,
sbatti le ali e spicca un volo,
scorrazza nell'azzurro
che nel vederti apparire sgombra nubi
e si infiamma di sole.
Oh quanta angustia vive nell'antro
illuminato da ombre di tristezze estreme!
In alto non vi è limite alla gioia
del cuore che frulla per amore.
Alchimie celesti abbiano su te potere
e ti mutino in sognante dolcezza
desiderosa di innalzarsi fino al cielo.
Limpida trasparenza d'aria
fatti guardare oltre la muraglia del reale
un distacco a te vicina mi porti
come un veliero che si avvicini a un porto
dopo aver vinto la furia del mare.
Ti attendo nei miei pensieri
nel presagio di un abbraccio apprendo
che con non vi è solitudine se mi raggiungi.
Oh come sorge in petto un'ansia
e sondo quanto mi manchi!
Labbra lambiscono una bocca lontana
gridano le mie vene alla tua mancanza!
Sei smeraldo, rosa, talismano talvolta vaneggio
o che trasfuso nel fuoco divino mi regge e fomenti?
Piuma adagiati su di me
e confermami che non vi è vento
lasciami un po' di respiro e voce
ho tante cose da dirti e manca il tempo.
Angelo Michele Cozza
Composta martedì 12 luglio 2011
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    Più volte comunque fosse

    Più volte comunque fosse
    pur gli anni festeggiammo
    ai funerali o ad altre cerimonie
    regolari prendemmo parte
    ciò che ci doveva accadere accadde.
    Al rullio di un tempo edace
    abbiamo sofferto pianto o riso
    spaccamonti o guasconi saputo
    ciò che di verosimile v'era nel filmico
    che raccontava la nostra vita.
    Ancora oggi, sdentati, stanchi
    e introversi guardiamo l'intruglio
    la mistura di fatti nauseanti o gustosi
    che ci passa davanti in un imputridimento
    di sogni di illusioni e di speranze.
    Nauti che fummo, che diventammo
    quando la regata dei desideri
    suscitò passioni e amor nel mar di essere?
    Ricchi di nulla, poveri di tutto
    ci sedusse un divenire piccante
    dove forse tutto era possibile
    senza briglie ci spingemmo lontano
    arditi e impazienti in una marcia
    in avanti senza sbocchi di eterno.
    Sublimati all'effimero credemmo
    nello svolgimento di un racconto umano
    di possedere e detenere
    quanto nell'attimo si distruggeva;
    alati e leggeri o corti di vista
    spesso perdemmo il contatto con il reale
    restò il senso della vita una sciarada
    un enigma un mistero o la voragine astratta
    verso cui ancora camminiamo
    ignoranti di noi e del mondo
    intontiti dalla visione di un cielo cavo
    che può mostrare solo nuvole o astri.
    Angelo Michele Cozza
    Composta lunedì 28 febbraio 2011
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      A venir di primavera

      Dimmi lampeggio di rapita pupilla
      da dove giunge questa brezza sottile
      che amorevole il cuore accarezza
      e come scosso ramo lo fa tremare?
      Congedatosi l'uggioso inverno,
      con verdi tratteggi e sfumature
      si va ridisegnando la vita,
      con alacre passo riprende vigore;
      altra cromìa di filigranate sensazioni
      crea amorevoli contrasti all'accostarsi
      di madreperlacei colori.
      Oggi spumeggia il mare, brilla
      il verdello tra prosperi pomari;
      dilaga e ondeggia, tra selvaggi campi,
      il rosso dei papaveri; brontolano
      i turgidi rivi dei botri; vero e raro
      dopo lungo volo, spietato falco
      tregua dona ad ansimante preda!
      Ah precoci annunci di primavera,
      ripiegare della povertà della terra
      che ubertosa si arricchisce di fiori,
      emozioni che accestite e rinverdite,
      rose e gerani alle finestre del cuore
      spalancato, da dove lungimirante
      una speranza ben salda guarda
      un divenire riaffermarsi
      con occhi d'amore e di illusioni!
      Riprendimi solare tepore, dilata
      le sgonfie sacche dell'anima di dolcezza,
      innalzami fino alla bellezza pura
      tra fermenti di luce e di chiarori;
      circondato da riverberi e fili dorati
      trepido e irraggiato, dello sbocciare
      di un nontiscordardimè fammi testimone:
      addolcito dall'evento poi io lo raccolga
      e sopra come suggello vi imprima
      l'impronta di un casto bacio augurale
      prima che in dono lo offra al mio amore!
      Ah questo apprendimento
      del viver non vano che per noialtri
      scolari svogliati, non ha mai fine!
      Angelo Michele Cozza
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        Borbotta e tace la mente

        L'artificiere che è nella mente fa brillare
        le sue mine, una marea di scintille fluisce:
        sono pensieri in agnizione,
        occupano circonvulozioni, fanno calca.
        Non si sfollano, mi provocano,
        fanno groviglio, perforano;
        come una ciurmaglia allo sbaraglio
        saccheggiano la stiva della mia coscienza
        all'alba di un suo stanco riveglio.
        C'è chi va, chi resta: un traffico mai visto
        con un frastuono mi intontiscono.
        Più li appallotto e li butto nel cestino
        più si riproducono copiosi.
        Vorrei svigliarmela, depistarli
        dissuaderli dai loro intenti imperscrutabili
        ma mi circondano, si accampano
        e assediano ogni mia volontà ostile.
        Che vorranno mai poi
        perché si impicciano della mia vita
        e interrogano il cuore all'esame
        del suo contenente e contenuto?
        Son leggeri più dell'aria, è vero
        ma perché allora pesano tanto
        e pressano emisferi cerebrali!
        Alcuni scherzano e mi frullano
        come fa un bizzarro vento con i fuscelli
        altri vogliono inculcarmi assurdità
        affascinarmi di nulla
        ingannarmi di poter raggiungere il tutto
        convincermi che esista l'eterno
        o spaventarmi mostrando spietati
        l'effimero tempo che pestifero
        tutto svanisce e cancella.
        Ecco che si staccano ancora
        dalle visceri della mia mente
        or balordi or sagaci
        pungenti e senza lasciarmi intendere
        la trama o il fine o il senso
        così come talvolta accade
        dopo aver letto un libro intero.
        Che filo li lega, luce o buio li proietta,
        perché mi trivellano l'anima,
        che riportano in superficie, saggiano
        il mio coraggio o il mio terrore affiorante?
        Mi curano, mi guariscono
        o mi ammalano e mi aggravano di un male oscuro
        sono allodole o spaventapasseri
        tarlano o insufflano amore di essere?
        Quanto suggeriscono per predare il meglio
        o il peggio del vivere;
        mi abbagliano o mi spengono
        ascoltando la cantafavola della vita?
        Ecco, la folla smembra, qualcuno ancora
        già assonnato si trattiene, tardivo svanisce
        poi discende e si propaga un silenzio.
        All'esplosione succede la stagnazione:
        è sempre un capovolgimento,
        un repentino alternarsi passando
        tra l'alfa e l'omega dell'essere
        quasi sempre nulla più poi resta in piedi;
        nel sub-errante vive o muore il pensiero
        ma mai, se vivi, ci dispensa dalla sua presenza.
        Angelo Michele Cozza
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          Il Tempo stinge molte cose!

          Fuggendo dedali di viuzze cupe
          sbucato nella strada delle rose
          tra fragranze e effluvi trovai luce
          l'amore per sentieri seguii a fiuto.
          Raggiunto dai dardi di Cupido
          tra petali e variopinti corimbi
          nell'affrontare nuovi respiri
          io vidi il lampeggio della lucciola
          sentii il grillo sotto la luna
          l'occhio vuoto fattosi pieno
          brillare all'aurora del cuore.
          Come nelle notti d'estate
          quando boccioli di fuochi colorati
          s'aprono rischiarendo il mare
          e rimbombano echi di spari
          con colpi da intime bocche di fuoco
          ogni appuntamento io festeggiai;
          sul pentagramma dei sogni
          le note trascrissi delle ispirate
          melodie dall'anima eseguite.
          Ma gli anni passano e tu, Musa
          lo sai: il Tempo stinge molte cose!
          Autunnale il sole perde calore
          ad una a una cadono le foglie,
          l'anima e la carne invecchiano
          e a nulla vale ricorrere alla scatola
          del trucco per nascondere
          il pubblico spessore delle rughe
          datato sul pallido volto senile.
          Ora che il domani, come l'età,
          più povero e triste è divenuto
          andiamo a ritrovare la scatola nera
          della memoria e lasciar parlare
          il nastro confuso dei ricordi cari,
          ripetiamo, tra fruscii, con un fremito di voce
          la storia smagata della nostra vita.
          Nell'amaca di un'ultima illusione
          sempre ci sarà dato di cullarci
          e a occhi chiusi riappropriarci
          ancora per un attimo indefinito
          di quanto il tempo ci portò via.
          Angelo Michele Cozza
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