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Più volte comunque fosse

Più volte comunque fosse
pur gli anni festeggiammo
ai funerali o ad altre cerimonie
regolari prendemmo parte
ciò che ci doveva accadere accadde.
Al rullio di un tempo edace
abbiamo sofferto pianto o riso
spaccamonti o guasconi saputo
ciò che di verosimile v'era nel filmico
che raccontava la nostra vita.
Ancora oggi, sdentati, stanchi
e introversi guardiamo l'intruglio
la mistura di fatti nauseanti o gustosi
che ci passa davanti in un imputridimento
di sogni di illusioni e di speranze.
Nauti che fummo, che diventammo
quando la regata dei desideri
suscitò passioni e amor nel mar di essere?
Ricchi di nulla, poveri di tutto
ci sedusse un divenire piccante
dove forse tutto era possibile
senza briglie ci spingemmo lontano
arditi e impazienti in una marcia
in avanti senza sbocchi di eterno.
Sublimati all'effimero credemmo
nello svolgimento di un racconto umano
di possedere e detenere
quanto nell'attimo si distruggeva;
alati e leggeri o corti di vista
spesso perdemmo il contatto con il reale
restò il senso della vita una sciarada
un enigma un mistero o la voragine astratta
verso cui ancora camminiamo
ignoranti di noi e del mondo
intontiti dalla visione di un cielo cavo
che può mostrare solo nuvole o astri.
Composta lunedì 28 febbraio 2011
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    A venir di primavera

    Dimmi lampeggio di rapita pupilla
    da dove giunge questa brezza sottile
    che amorevole il cuore accarezza
    e come scosso ramo lo fa tremare?
    Congedatosi l'uggioso inverno,
    con verdi tratteggi e sfumature
    si va ridisegnando la vita,
    con alacre passo riprende vigore;
    altra cromìa di filigranate sensazioni
    crea amorevoli contrasti all'accostarsi
    di madreperlacei colori.
    Oggi spumeggia il mare, brilla
    il verdello tra prosperi pomari;
    dilaga e ondeggia, tra selvaggi campi,
    il rosso dei papaveri; brontolano
    i turgidi rivi dei botri; vero e raro
    dopo lungo volo, spietato falco
    tregua dona ad ansimante preda!
    Ah precoci annunci di primavera,
    ripiegare della povertà della terra
    che ubertosa si arricchisce di fiori,
    emozioni che accestite e rinverdite,
    rose e gerani alle finestre del cuore
    spalancato, da dove lungimirante
    una speranza ben salda guarda
    un divenire riaffermarsi
    con occhi d'amore e di illusioni!
    Riprendimi solare tepore, dilata
    le sgonfie sacche dell'anima di dolcezza,
    innalzami fino alla bellezza pura
    tra fermenti di luce e di chiarori;
    circondato da riverberi e fili dorati
    trepido e irraggiato, dello sbocciare
    di un nontiscordardimè fammi testimone:
    addolcito dall'evento poi io lo raccolga
    e sopra come suggello vi imprima
    l'impronta di un casto bacio augurale
    prima che in dono lo offra al mio amore!
    Ah questo apprendimento
    del viver non vano che per noialtri
    scolari svogliati, non ha mai fine!
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      Borbotta e tace la mente

      L'artificiere che è nella mente fa brillare
      le sue mine, una marea di scintille fluisce:
      sono pensieri in agnizione,
      occupano circonvulozioni, fanno calca.
      Non si sfollano, mi provocano,
      fanno groviglio, perforano;
      come una ciurmaglia allo sbaraglio
      saccheggiano la stiva della mia coscienza
      all'alba di un suo stanco riveglio.
      C'è chi va, chi resta: un traffico mai visto
      con un frastuono mi intontiscono.
      Più li appallotto e li butto nel cestino
      più si riproducono copiosi.
      Vorrei svigliarmela, depistarli
      dissuaderli dai loro intenti imperscrutabili
      ma mi circondano, si accampano
      e assediano ogni mia volontà ostile.
      Che vorranno mai poi
      perché si impicciano della mia vita
      e interrogano il cuore all'esame
      del suo contenente e contenuto?
      Son leggeri più dell'aria, è vero
      ma perché allora pesano tanto
      e pressano emisferi cerebrali!
      Alcuni scherzano e mi frullano
      come fa un bizzarro vento con i fuscelli
      altri vogliono inculcarmi assurdità
      affascinarmi di nulla
      ingannarmi di poter raggiungere il tutto
      convincermi che esista l'eterno
      o spaventarmi mostrando spietati
      l'effimero tempo che pestifero
      tutto svanisce e cancella.
      Ecco che si staccano ancora
      dalle visceri della mia mente
      or balordi or sagaci
      pungenti e senza lasciarmi intendere
      la trama o il fine o il senso
      così come talvolta accade
      dopo aver letto un libro intero.
      Che filo li lega, luce o buio li proietta,
      perché mi trivellano l'anima,
      che riportano in superficie, saggiano
      il mio coraggio o il mio terrore affiorante?
      Mi curano, mi guariscono
      o mi ammalano e mi aggravano di un male oscuro
      sono allodole o spaventapasseri
      tarlano o insufflano amore di essere?
      Quanto suggeriscono per predare il meglio
      o il peggio del vivere;
      mi abbagliano o mi spengono
      ascoltando la cantafavola della vita?
      Ecco, la folla smembra, qualcuno ancora
      già assonnato si trattiene, tardivo svanisce
      poi discende e si propaga un silenzio.
      All'esplosione succede la stagnazione:
      è sempre un capovolgimento,
      un repentino alternarsi passando
      tra l'alfa e l'omega dell'essere
      quasi sempre nulla più poi resta in piedi;
      nel sub-errante vive o muore il pensiero
      ma mai, se vivi, ci dispensa dalla sua presenza.
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        Il Tempo stinge molte cose!

        Fuggendo dedali di viuzze cupe
        sbucato nella strada delle rose
        tra fragranze e effluvi trovai luce
        l'amore per sentieri seguii a fiuto.
        Raggiunto dai dardi di Cupido
        tra petali e variopinti corimbi
        nell'affrontare nuovi respiri
        io vidi il lampeggio della lucciola
        sentii il grillo sotto la luna
        l'occhio vuoto fattosi pieno
        brillare all'aurora del cuore.
        Come nelle notti d'estate
        quando boccioli di fuochi colorati
        s'aprono rischiarendo il mare
        e rimbombano echi di spari
        con colpi da intime bocche di fuoco
        ogni appuntamento io festeggiai;
        sul pentagramma dei sogni
        le note trascrissi delle ispirate
        melodie dall'anima eseguite.
        Ma gli anni passano e tu, Musa
        lo sai: il Tempo stinge molte cose!
        Autunnale il sole perde calore
        ad una a una cadono le foglie,
        l'anima e la carne invecchiano
        e a nulla vale ricorrere alla scatola
        del trucco per nascondere
        il pubblico spessore delle rughe
        datato sul pallido volto senile.
        Ora che il domani, come l'età,
        più povero e triste è divenuto
        andiamo a ritrovare la scatola nera
        della memoria e lasciar parlare
        il nastro confuso dei ricordi cari,
        ripetiamo, tra fruscii, con un fremito di voce
        la storia smagata della nostra vita.
        Nell'amaca di un'ultima illusione
        sempre ci sarà dato di cullarci
        e a occhi chiusi riappropriarci
        ancora per un attimo indefinito
        di quanto il tempo ci portò via.
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          Quando lontana sei e solo vivo

          Quando lontana sei e solo vivo
          lasciami credere che qui sei:
          animati sospira e dammi respiro.
          Si... ecco nell'incanto che ti incarna
          oltre la finestra dei miei pensieri
          ritornello d'amore ti effondi
          alata erompi e tra i minuti vuoti rimbalzi.
          Su, affina e rendi i miei sensi strumenti
          acuti e sia per te un inno che l'animo ascolta
          al venire delle stelle sempre stupite
          di ritrovar nei tuoi occhi tanta luce.
          Non mutar per stanchezza o noia
          in inezia o illusione
          un trastullo che il cuor rallegra:
          stonato sarebbe poi il minuetto suonato
          e serrate sul nulla resterebbero le mani
          che a te si appigliano come edera al muro.
          Lasciati toccare e io, non ansio, smetta
          di credere e sperare che tu verrai;
          abitami, sbarrate siano porte e finestre
          ermetiche fessure siano chiuse e sigillate
          perché non ti porti via una folata
          e ricostruire un volto poi sia scongiurato.
          L'incorporeo non è impossibile
          se già lo tempesto di baci
          e un canto imita una voce!
          Non si anticipa ne segue un ritrovarci
          se il battito del tuo cuore ascolto
          e indivisa accanto a me ti fondi
          come fa il cielo all'orizzonte con il mare.
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