Quando lontana sei e solo vivo

Quando lontana sei e solo vivo
lasciami credere che qui sei:
animati sospira e dammi respiro.
Si... ecco nell'incanto che ti incarna
oltre la finestra dei miei pensieri
ritornello d'amore ti effondi
alata erompi e tra i minuti vuoti rimbalzi.
Su, affina e rendi i miei sensi strumenti
acuti e sia per te un inno che l'animo ascolta
al venire delle stelle sempre stupite
di ritrovar nei tuoi occhi tanta luce.
Non mutar per stanchezza o noia
in inezia o illusione
un trastullo che il cuor rallegra:
stonato sarebbe poi il minuetto suonato
e serrate sul nulla resterebbero le mani
che a te si appigliano come edera al muro.
Lasciati toccare e io, non ansio, smetta
di credere e sperare che tu verrai;
abitami, sbarrate siano porte e finestre
ermetiche fessure siano chiuse e sigillate
perché non ti porti via una folata
e ricostruire un volto poi sia scongiurato.
L'incorporeo non è impossibile
se già lo tempesto di baci
e un canto imita una voce!
Non si anticipa ne segue un ritrovarci
se il battito del tuo cuore ascolto
e indivisa accanto a me ti fondi
come fa il cielo all'orizzonte con il mare.
Angelo Michele Cozza
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    Spoliazioni e disvoleri

    Quanto dovrò attendere il fatidico giorno
    quando potrò imbarcarmi per l'aldilà e salutare
    tirare il fiato e portarmi lontano
    dal nulla ultimo che censisco vivendo?
    Se vi sia una sub o sovra esistenza
    se starò poi meglio o peggio chi può saperlo.
    Or che l'anima non esulta e più non batte le mani
    vorrei partire in fretta ma da me non dipende
    ci sono imperscrutabili voleri che decidono
    e se anche mi inginocchiassi a un Soprintendente
    non riceverei di certo alcuna anticipazione di favore.
    Inutile presenza, nel mucchio qui che ci sto a fare
    vagabondo corpo oramai quasi incorporeo
    in sedimentazione di speranze e di illusioni!
    Che cessato l'inganno di essere e apparire
    dopo qualche ventata di anni a polvere si retroceda
    è un fatto risaputo e ne siamo tutti informati.
    Si corre e ci si inerpica per tante scale
    invaghiti di vano, affannati poi
    - è noto - dopo l'ultimo estremo gradino
    un vuoto spaventoso sotto i piedi.
    Che più può spuntare da un orizzonte
    che non raggia scurisce e incupisce?
    L'improbabile e il probabile avverabile
    più non si agogna, niente ci incita
    se il marchingegno che riavvia i sogni
    è troppo usurato e un sostituto è irreperibile;
    finito il tabacco e le cartine
    non vi è più nulla da fumare:
    nel portacenere annerito restano
    solo bruciacchiature e cicche incarbonite.
    È assai chiaro! Non vi sono stati confusionali
    o sedicenti errori di interpretazione:
    il tutto immaginato, che più non si contatta,
    è una sostanza sbriciolata: ne siamo consapevoli!
    Infastiditi, appena borbottiamo
    per l'attesa esasperante di venire
    dalla lista dei viventi cancellati
    e sbuffiamo si per dover ancora fruire
    di un respiro a tempo indeterminato...
    La spoliazione - l'avvertiamo - è ancora in atto
    muti e in silenzio, senza lagno, languenti
    volenti o dolenti attendiamo che si concluda:
    al culmine, insaccati in un legno, finalmente
    raggiungeremo quel totale niente che siamo.
    Angelo Michele Cozza
    Composta sabato 20 novembre 2010
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      Rendicontando

      Il filo sul fuso è oramai quasi alla fine
      e poco importa delle forbici di Atropo
      della snervante partita a scacchi
      l'esito da molto tempo ci è noto
      ci estranieremo da debiti e da crediti
      di respiro, tutto accadrà improvviso
      o dopo un calvario di giorni penosi.
      Vivendo ho parlato spesso al cuore
      in cerca di allegria e d'amore
      ho camminato sotto il brillio
      delle stelle, tra pulviscoli di sogni
      sono annegato e emerso dal pozzo
      dell'inespugnabile ignoranza
      ho alzato le braccia e gridato
      sulle scale del lutto e del dolore
      ho agognato presenze e vicinanze
      decifrato volti e sorrisi
      cercato occhi sinceri da guardare
      scavato per trovare semi di me stesso.
      Or e domani che mi resta da fare?
      Scoprire ciò che non fui
      quante belve mi mangiarono il cuore
      quando e quanto mi nutrii di menzogne
      misurare la media dei giorni
      in cui mortificai me stesso
      e fui costretto a spacciarmi per altro?
      Nessun abito è eterno o non si sgualcisce
      la vita e l'amore durano quel che durano
      la tonaca passando tra intemperie e stagioni
      si stinge si consuma poi rovina
      nel gran mare dell'esistenza dopo i flutti
      la bianca vela in lontananza scompare
      al calar del sole e se ne perde la rottae la scia.
      Cesseranno rumori e frastuoni
      risuonerà il silenzio diffuso dalle trombe
      del nulla e del vuoto
      caduto il destino alle mie spalle
      sopra i ruderi resterà l'indifferenza
      e lo sbeffeggio di un Dio a cui non ho creduto
      la vanità delle parole, la trasparenza pura
      di un opaco scivolare verso l'oscuro.
      La speranza? E chi mai la conobbe!
      La fortuna di incontrarla ad altri la regalo!
      Angelo Michele Cozza
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        Bavanera

        Elettiva vertigine espressiva
        scintilla aurea che mente solchi
        guizzo creativo figlio dell'estro
        poesia sei o poesia ti proclami?
        Nuova, luccicante o sbiadito reperto
        dormiente in crestomazie ingiallite
        se ci dai pazzi voli e ci tuffi nella luce
        convinti noi ti diciamo: poesia tu sei!
        Ventata di armonia, melodia di Musa,
        gaudente assonanza, sempre in alto
        tu porti il cuore di chi umile bipede
        devoto innamorato ti ascolta!
        Filigrana d'anima invisibile
        taglio e cucito di suoni
        trama di ritmi, tintinnio
        tra percossi precordi,
        distillato e infuso di emozioni,
        sorpreso ti conobbi
        quando ad un inaspettato
        risveglio su uno schermo
        di immagini mi sorridesti.
        Come radiosa alba
        spuntata da un lucernario
        ebbro di sole poi ti guardai,
        per tanta intensità di luce
        il cuore si smarrì nel tuo incanto
        gli occhi di lacrime si bagnarono
        quando il nettare che ti nutre
        si discioglieva sangue nelle mie vene.
        A lustri nomi, con te imparentati
        chiesi forma, senso e lineamenti;
        non iniziato e privo di talento
        con goffe esibizioni e fallimenti
        accanito adulatore ripetutamente
        tentai di riprodurti essenza.
        Volevo affidarti il raccolto
        maturo dei miei sensi cresciuti
        ciò che intendevo del mondo
        e a cui non sapevo dare voce:
        saghe di sogni, convergere di pene
        torreggiar di amori, intrecci di illusioni
        martellar di sconforto, pozzi di dolore
        avvisaglie di paure, nomi su croci!
        Dalla balaustra celeste
        dove talvolta l'anima s'affaccia
        per l'invito di voci lieti o atroci
        che s'alzano dal mare umano
        quante nasciture meraviglie
        emergono dalle tue spume
        quali ambizioni di immanenza
        allatti generosa col tuo seno!
        Riparo e confidente sei
        per coloro che sanno e vano
        insorgono e ancora gridano
        contro i misfatti del tempo
        tempo che passa come la vita
        preda di un risucchio eterno
        che risparmia solo te e la tua prole.
        Oh Musa dammi ancora fiato
        per umilmente renderti omaggio
        prima che la morte mi sfiati!
        Angelo Michele Cozza
        Composta giovedì 8 ottobre 2009
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          Scaduto o mancante è ogni altro sogno

          Non urla di vento o di umani
          o altro accidente possibile
          aggirante per il vulnerabile corpo
          mi fa veglio in questa notte
          lunga e vivissima di ricordi.
          Nel buio silenzio che regna
          mi accerchiano e opprimono immagini,
          si appressano e mi calpestano
          fatti trascorsi come zoccoli di cavalli sfrenati,
          nelle mia povera mente indifesa
          transitano profili di volti indecifrati
          or verginali or dilavati di ogni leggiadria
          sorgivi di lampi or benigni or astiosi
          si accampano poi sullo schermo vitreo
          della finestra libera di tendaggi.
          Che sobilla il cuore, che mi agita
          e intorpidisce un me furioso
          che mi fa infermo di quiete d'anima?
          Oh i ricordi tristi e durevoli
          i sentimenti di ieri, gli istupidimenti
          di sogni che si assembrano
          e come serpi si attorcigliano
          fino a soffocarmi nell'incredibile.
          Primeggia la tristezza che fu
          e ritorna in questa oscurità, spirante
          la odo e mi affatica, prende più forza
          se un accenno è in me di allontanarla.
          Via fantasmi, creature del passato
          che allattate altri consanguinei
          andate via! Sono stanco e voglio dormire:
          cessi il vostro imperio e si colmi
          di pace questo vuoto di assenze.
          -Scaduto o mancante è ogni altro sogno-
          così sbuca e recita l'informazione che espio
          così mi dice l'insonnia ogni sera
          se male assortito è il dosaggio
          di ricordanze tristi e liete.
          Angelo Michele Cozza
          Composta martedì 1 dicembre 2009
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