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Spoliazioni e disvoleri

Quanto dovrò attendere il fatidico giorno
quando potrò imbarcarmi per l'aldilà e salutare
tirare il fiato e portarmi lontano
dal nulla ultimo che censisco vivendo?
Se vi sia una sub o sovra esistenza
se starò poi meglio o peggio chi può saperlo.
Or che l'anima non esulta e più non batte le mani
vorrei partire in fretta ma da me non dipende
ci sono imperscrutabili voleri che decidono
e se anche mi inginocchiassi a un Soprintendente
non riceverei di certo alcuna anticipazione di favore.
Inutile presenza, nel mucchio qui che ci sto a fare
vagabondo corpo oramai quasi incorporeo
in sedimentazione di speranze e di illusioni!
Che cessato l'inganno di essere e apparire
dopo qualche ventata di anni a polvere si retroceda
è un fatto risaputo e ne siamo tutti informati.
Si corre e ci si inerpica per tante scale
invaghiti di vano, affannati poi
- è noto - dopo l'ultimo estremo gradino
un vuoto spaventoso sotto i piedi.
Che più può spuntare da un orizzonte
che non raggia scurisce e incupisce?
L'improbabile e il probabile avverabile
più non si agogna, niente ci incita
se il marchingegno che riavvia i sogni
è troppo usurato e un sostituto è irreperibile;
finito il tabacco e le cartine
non vi è più nulla da fumare:
nel portacenere annerito restano
solo bruciacchiature e cicche incarbonite.
È assai chiaro! Non vi sono stati confusionali
o sedicenti errori di interpretazione:
il tutto immaginato, che più non si contatta,
è una sostanza sbriciolata: ne siamo consapevoli!
Infastiditi, appena borbottiamo
per l'attesa esasperante di venire
dalla lista dei viventi cancellati
e sbuffiamo si per dover ancora fruire
di un respiro a tempo indeterminato...
La spoliazione - l'avvertiamo - è ancora in atto
muti e in silenzio, senza lagno, languenti
volenti o dolenti attendiamo che si concluda:
al culmine, insaccati in un legno, finalmente
raggiungeremo quel totale niente che siamo.
Composta sabato 20 novembre 2010
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    Rendicontando

    Il filo sul fuso è oramai quasi alla fine
    e poco importa delle forbici di Atropo
    della snervante partita a scacchi
    l'esito da molto tempo ci è noto
    ci estranieremo da debiti e da crediti
    di respiro, tutto accadrà improvviso
    o dopo un calvario di giorni penosi.
    Vivendo ho parlato spesso al cuore
    in cerca di allegria e d'amore
    ho camminato sotto il brillio
    delle stelle, tra pulviscoli di sogni
    sono annegato e emerso dal pozzo
    dell'inespugnabile ignoranza
    ho alzato le braccia e gridato
    sulle scale del lutto e del dolore
    ho agognato presenze e vicinanze
    decifrato volti e sorrisi
    cercato occhi sinceri da guardare
    scavato per trovare semi di me stesso.
    Or e domani che mi resta da fare?
    Scoprire ciò che non fui
    quante belve mi mangiarono il cuore
    quando e quanto mi nutrii di menzogne
    misurare la media dei giorni
    in cui mortificai me stesso
    e fui costretto a spacciarmi per altro?
    Nessun abito è eterno o non si sgualcisce
    la vita e l'amore durano quel che durano
    la tonaca passando tra intemperie e stagioni
    si stinge si consuma poi rovina
    nel gran mare dell'esistenza dopo i flutti
    la bianca vela in lontananza scompare
    al calar del sole e se ne perde la rottae la scia.
    Cesseranno rumori e frastuoni
    risuonerà il silenzio diffuso dalle trombe
    del nulla e del vuoto
    caduto il destino alle mie spalle
    sopra i ruderi resterà l'indifferenza
    e lo sbeffeggio di un Dio a cui non ho creduto
    la vanità delle parole, la trasparenza pura
    di un opaco scivolare verso l'oscuro.
    La speranza? E chi mai la conobbe!
    La fortuna di incontrarla ad altri la regalo!
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      Bavanera

      Elettiva vertigine espressiva
      scintilla aurea che mente solchi
      guizzo creativo figlio dell'estro
      poesia sei o poesia ti proclami?
      Nuova, luccicante o sbiadito reperto
      dormiente in crestomazie ingiallite
      se ci dai pazzi voli e ci tuffi nella luce
      convinti noi ti diciamo: poesia tu sei!
      Ventata di armonia, melodia di Musa,
      gaudente assonanza, sempre in alto
      tu porti il cuore di chi umile bipede
      devoto innamorato ti ascolta!
      Filigrana d'anima invisibile
      taglio e cucito di suoni
      trama di ritmi, tintinnio
      tra percossi precordi,
      distillato e infuso di emozioni,
      sorpreso ti conobbi
      quando ad un inaspettato
      risveglio su uno schermo
      di immagini mi sorridesti.
      Come radiosa alba
      spuntata da un lucernario
      ebbro di sole poi ti guardai,
      per tanta intensità di luce
      il cuore si smarrì nel tuo incanto
      gli occhi di lacrime si bagnarono
      quando il nettare che ti nutre
      si discioglieva sangue nelle mie vene.
      A lustri nomi, con te imparentati
      chiesi forma, senso e lineamenti;
      non iniziato e privo di talento
      con goffe esibizioni e fallimenti
      accanito adulatore ripetutamente
      tentai di riprodurti essenza.
      Volevo affidarti il raccolto
      maturo dei miei sensi cresciuti
      ciò che intendevo del mondo
      e a cui non sapevo dare voce:
      saghe di sogni, convergere di pene
      torreggiar di amori, intrecci di illusioni
      martellar di sconforto, pozzi di dolore
      avvisaglie di paure, nomi su croci!
      Dalla balaustra celeste
      dove talvolta l'anima s'affaccia
      per l'invito di voci lieti o atroci
      che s'alzano dal mare umano
      quante nasciture meraviglie
      emergono dalle tue spume
      quali ambizioni di immanenza
      allatti generosa col tuo seno!
      Riparo e confidente sei
      per coloro che sanno e vano
      insorgono e ancora gridano
      contro i misfatti del tempo
      tempo che passa come la vita
      preda di un risucchio eterno
      che risparmia solo te e la tua prole.
      Oh Musa dammi ancora fiato
      per umilmente renderti omaggio
      prima che la morte mi sfiati!
      Composta giovedì 8 ottobre 2009
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        Scaduto o mancante è ogni altro sogno

        Non urla di vento o di umani
        o altro accidente possibile
        aggirante per il vulnerabile corpo
        mi fa veglio in questa notte
        lunga e vivissima di ricordi.
        Nel buio silenzio che regna
        mi accerchiano e opprimono immagini,
        si appressano e mi calpestano
        fatti trascorsi come zoccoli di cavalli sfrenati,
        nelle mia povera mente indifesa
        transitano profili di volti indecifrati
        or verginali or dilavati di ogni leggiadria
        sorgivi di lampi or benigni or astiosi
        si accampano poi sullo schermo vitreo
        della finestra libera di tendaggi.
        Che sobilla il cuore, che mi agita
        e intorpidisce un me furioso
        che mi fa infermo di quiete d'anima?
        Oh i ricordi tristi e durevoli
        i sentimenti di ieri, gli istupidimenti
        di sogni che si assembrano
        e come serpi si attorcigliano
        fino a soffocarmi nell'incredibile.
        Primeggia la tristezza che fu
        e ritorna in questa oscurità, spirante
        la odo e mi affatica, prende più forza
        se un accenno è in me di allontanarla.
        Via fantasmi, creature del passato
        che allattate altri consanguinei
        andate via! Sono stanco e voglio dormire:
        cessi il vostro imperio e si colmi
        di pace questo vuoto di assenze.
        -Scaduto o mancante è ogni altro sogno-
        così sbuca e recita l'informazione che espio
        così mi dice l'insonnia ogni sera
        se male assortito è il dosaggio
        di ricordanze tristi e liete.
        Composta martedì 1 dicembre 2009
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          Bavanera

          Se non inchiara l'opaco divenire
          e nel torbido nero tremo e avvizzisco
          se moccolo si fa il lucignolo della vita
          a che nel fugace resistere e respirare?
          Si, smettiamola: voglio capitolare!
          Su vieni Morte, proba amante
          annullami e innalza il tuo vessillo
          sulla sostanza del mio corpo,
          circondato da selvagge vermene
          tumulato io resti sotto i cipressi.
          A che vale restare al guinzaglio
          del tempo despota che incede
          e tra strappi d'essere al nulla mi adduce?
          Sono stanco di tutto, di me, del mondo,
          di tambureggiare dimessi di speranze
          stanco di contumelie, di sogni, di ritorni
          e partenze, di accalappi e di illusioni.
          Non sono stato un buon impresario
          del mio destino e fiaschi e fischi
          a più non dire più non li ho contati:
          pochi i giorni di rimediata allegria
          rare e brevi le feste e i canti del cuore.
          Appartato deluso e intirizzito
          fuggite ombre, ho cambiato panchina
          ma sempre il sole andava altrove,
          ogni volta che ad un incrocio
          sceglievo una viuzza illuminata
          consueta era l'indifferenza raccolta
          da cuori e occhi d'altri incrociati.
          Passante avrei parlato per anni
          di che dentro avevo e moriva
          quando malinconie sfibravano
          il corpo e l'anima pene spiantava.
          Finché ho creduto in qualcosa
          ho tenuto duro e combattuto
          e ora che fido in più in niente
          tanto vale che il mio incomprensibile
          tutto smagato muti in uno zero assoluto.
          Anche il nero, come il verde o l'azzurro,
          è un colore nell'inganno delle tinte
          possibili delle cose che colorano la vita.
          Mi sarei dovuto abbonare a un Dio
          ebete partecipare a mostre e raduni,
          frequentare navate, sfilare ai suoi atelier
          per infilarmi in celesti drappi e veli
          ma non ebbi mai un biglietto di invito
          e compresenza di me stesso solo fui.
          Ieri oggi domani andate altrove
          di voi libero, mi distendo nel nulla.
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