Questo sito contribuisce alla audience di

Una chiesa

Sono seduto qui,
raccolto
davanti a ciò che ti rappresenta,
una casa,
la luce
oppure il buio,
musica e silenzio,
le candele,
dieci stili e mille anni,
i libri e le preghiere,
i quadri,
le suppliche,
matrimoni battesimi
e funerali,
pietre e marmi
e qui sono io,
con i miei mille no
ed i miei mille se
le mie dieci preghiere,
il mio euro per l'offerta.
Composta sabato 17 novembre 2012
Vota la poesia: Commenta

    I fatti e le riflessioni

    Io l'autostima l'ho schiacciata
    con una suola di cuoio grosso,
    calibro 45.
    Le speranze si sono allontanate,
    alcune in punta di piedi,
    altre rapite dai prezzolati di turno,
    non hanno fatto ritorno.
    Il vino non fa più il benefico effetto di un tempo,
    non ci sono più le vigne di una volta,
    o forse è la mia gola
    che non è più quella di una volta,
    o forse non c'è mai stata "una volta".
    Il primo pentimento è l'esser nati,
    il secondo essere nati onesti,
    l'onestà resta la madre di tutti mali.
    Il rimorso è non aver sparato allora,
    anche se era legittima difesa,
    ma considerata reato
    da tribunali non riconosciuti.
    Adesso e garantita come legittima
    l'offesa,
    soprattutto se fatta a chi è più debole.
    Chi è peggio è riverito,
    imitato,
    chi è bravo è solo un fesso
    uno che non ha capito.
    Ognuno dà lezione nel suo campo,
    qualcuno forse ascolterà.
    Per aver giustizia si aspetta l'altra vita
    ammesso che ci sia,
    e molti accelerano il passo per poterlo fare,
    per fortuna corde e burroni sono in abbondanza,
    intanto dalle chiese
    appelli a tutti a credere e sperare,
    e perdonare,
    appelli a farsi male,
    qualcuno da fuori sente,
    guarda in basso,
    scuote la testa e si allontana
    sputando sul sagrato,
    ma va perdonato
    è solo un ubriaco,
    almeno credo.
    Composta sabato 17 novembre 2012
    Vota la poesia: Commenta

      La vita in troppi

      Tu gli sei sempre corsa
      dietro
      fin da bambini,
      gli hai fatto da
      infermiera e consigliera
      poi da serva e da puttana.
      L'hai sempre ripreso
      e mai lasciato,
      l'hai maledetto qualche volta
      ma in gran silenzio.
      Adesso ne raccogli i cocci rotti
      come se fossero oro o diamanti,
      sono reperti come data
      ma di valore scarso
      e molto usati.
      E tu
      che per amore ti contenti anche di questo
      e prendi ogni suo ricordo come se il fosse il vostro,
      anche se i nomi delle protagoniste non sono il tuo,
      prendi ogni sua parola come un parlare a te
      ed ogni racconto di un regalo ad un amante,
      come un regalo fatto a te.
      Ed ogni volta che racconta un'avventura
      è come se in quel letto ci fossi stata tu,
      non una delle cento lei.
      Comunque alla fine ti è toccato,
      quello che resta di un avventuriero,
      e sei tornata indietro,
      come da bambina,
      infermiera si,
      per i suoi mali,
      consigliera no
      perché la sua testa non ne vuole,
      serva di certo,
      quello come sempre,
      puttana no,
      tanto non serve più.
      Se può consolarti puoi pensare,
      che rispetto ad allora
      ti resta molto meno tempo da soffrire.
      Composta sabato 17 novembre 2012
      Vota la poesia: Commenta
        Chiaro fratello mio
        capisco la tua rabbia scritta
        come in passato
        capivo la tua disperazione silenziosa.
        È vero,
        ormai ci sguazzo in quello che tu vedi.
        Certo,
        se ci ripenso,
        tu ed io,
        noi sempre contro,
        ieri per gioco,
        oggi nella vita,
        era destino
        forse.
        Chiaro fratello mio di cuore puro,
        quando giocavamo a calcio tu stavi sempre in porta,
        noi a tirare rabbia,
        calci e terra
        ed il pallone,
        spesso con l'intenzione più di farti male
        che non per fare rete,
        e tu a riparare a tutto e tutti,
        ed un sorriso che mandava in bestia.
        Ti offendevamo se ce le paravi,
        ma dentro noi c'era la gioia per averti preso a pallonate faccia,
        in pancia
        o meglio ancora nelle palle.
        C'era già un destino nel tuo ruolo,
        essere preso a qualche cosa dalla vita,
        prima il pallone,
        poi tanti schiaffi,
        e tutto io non so.
        Caro fratello mio gonfio d'anima e virtù
        ho letto cosa pensi e forse è vero
        che qualcuno mi colpirà,
        pensa,
        vorrei che fossi tu
        perché faresti un atto di giustizia.
        Ti dico,
        e credimi
        che se toccasse a me averti qui davanti
        stavolta sbaglierei la mira,
        non come al calcio,
        pur di non colpirti.
        Chiaro fratello mio
        giglio da sempre
        è tardi per sputare il tuo pensiero,
        ed anche se lo avessi fatto prima,
        sarebbe stato inutile,
        io servo il potere,
        tu servi gli ideali,
        se servi il potere al potere servi,
        e ti mantiene.
        Gli ideali non ti pagano mai niente,
        fanno pagare tutto a te.
        Dell'al di là non ho conferma,
        e come sai nel mio mestiere ci vogliono le prove, anche false a volte,
        se ti può servire.
        Certo che se lo vedo come lo vedi tu
        allora devo preoccuparmi,
        ma di questo ti farò sapere allora.
        È vero che ogni tanto penso,
        e male,
        ma quel guardare un po' dall'alto in basso,
        quel potere,
        confesso che mi fa sentire bene,
        e tu lo sai quanto ci tenga a me,
        al mio star bene,
        in fondo sai non è difficile,
        basta non pensare e fare.
        A volte,
        è vero sale la vergogna,
        ma è cosa da poco,
        e breve,
        basta che guardi un po' più su,
        c'è chi sta peggio di me,
        come vergogna,
        ma in fondo se è da tanto che son loro
        o sono bravi
        o siamo tutti fessi noi.
        Io non domando,
        mi domando,
        ma molto poco,
        giusto per ricordare l'uso del punto interrogativo.
        Nell'obbligo di scelta,
        io ho scelto,
        l 'ho fatto prima,
        in tempo,
        tu hai sempre riflettuto,
        rimandato,
        il prima di allora è ormai tutto occupato,
        il poi di allora è stato proprio cancellato.
        Senza nessun rancore
        chiaro e caro fratello,
        per ora sono io che tiro il gioco
        poi si vedrà
        prega per me se vuoi,
        male non mi fa.
        Composta sabato 17 novembre 2012
        Vota la poesia: Commenta

          Fine giorno

          Uno sbattere di porta,
          sarà un uomo arrabbiato
          o soltanto un maleducato.
          Una nuova presenza
          sarà uno in più
          fra i già troppi
          o sostituisce un'assenza.
          Ogni dieci domande ho solo 5 risposte,
          posso farne ciò che voglio,
          su 5 riposte solo due sono buone,
          le altre sono brodo per tutti i giorni.
          Non voglio rischiare,
          le cestino tutte le risposte.
          Dal cassonetto
          tiro su la solita bottiglia,
          ingoio tutto,
          domande,
          risposte,
          e me ne frego,
          non per colpa mia.
          Composta sabato 17 novembre 2012
          Vota la poesia: Commenta