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La telefonata della sera

E l'ora che chiami
per dirmi come è il tempo laggiù,
per raccontarmi la tua giornata.
Per dirlo a me
che non so nemmeno
se arriverò a stanotte
oppure a domani.
Io ascolto e basta
per cortesia,
perché lo devo a chi mi parla.
Ed ogni tanto dico qualcosa
giusto perché tu non debba pensare
che non ti ascolto
che non capisco.
Aspetto solo che ti decida
a dirmi:
"allora, buonanotte"
per ritornare quello che ero.
Uno in attesa dell'ultimo treno.
Composta venerdì 6 settembre 2013
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    Il paese spaesato in colonna al suo funerale

    il futuro è davanti a noi,
    lo possiamo vedere,
    è da tanto che lo vediamo.
    Ma chi guida la fila non va mai dritto,
    chi guida la fila viaggia con le frecce accese.
    Lampeggiano,
    destra sinistra
    sinistra destra.
    La lunga colonna che segue
    non sa più dove andare.
    Composta venerdì 6 settembre 2013
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      La fede, i cassetti, le camere d'albergo

      Dorme,
      da quel
      "giorno dopo"
      al sempre.
      Dorme
      in quel cassetto che sembra fatto apposta
      per essere aperto una volta sola nella vita,
      giusto per nascondere la prova del passo fatto.
      Si è aperto
      ha archiviato,
      poi il legno
      si è imparentato e chiuso,
      ha sigillato quell'abito da sposa.
      Giace nel buio
      quel velo bianco che spiccava
      il giorno dei fiori e degli amici intorno,
      il giorno di quel si
      detto a mezza voce
      e di un anello intruso fra voi due.
      Giace quell'abito di tulle,
      che forse è morto,
      come è già morta da un bel po'
      la vostra vita a due.
      Mentre continua invece a scomparire
      sempre più spesso in tasca della giacca
      oppure in borsa
      quel piccolo cerchietto giallo,
      anche lui morto,
      come quell'amore che doveva suggellare.
      Quel cerchietto
      che nessuno dei due non vuole far vedere
      quando vive con passione le sue storie
      in auto,
      dove capita
      o in qualche albergo a ore.
      Composta mercoledì 4 settembre 2013
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        Lasciatelo solo

        Capita sempre tutto a cose fatte,
        son tutti bravi.
        Ed ecco
        le soluzioni,
        i colpevoli
        l'elenco degli errori fatti.
        E una valanga di consigli
        e di rimedi.
        E spesso sei costretto ad ascoltare
        chi ti ricorda ciò
        che non vorresti mai sentirti dire.
        E mentre parla
        tu sei capace soltanto di pensare
        che c'è una sola spiegazione a tutto quanto,
        e si chiama fallimento
        con tutto quello che si porta dietro.
        Tanti saccenti,
        tutti interessati,
        vuoi per sapere
        o per approfittare,
        messaggi di speranza
        o compassione,
        o solamente per rompere i coglioni.
        Troppo di tutto
        per un unico perdente
        tu.
        Composta mercoledì 4 settembre 2013
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          Prima della prossima vendemmia

          L'ultimo sole
          sfiora appena questa pietra che mi fa da panca,
          è un graffio chiaro di luce.
          Sulla mia testa grappoli maturi,
          il giallo
          il nero ed il viola.
          Pendono dal letto di foglie della pergola.
          Filari tutto intorno
          mi abbracciano a distanza.
          Ho i piedi scalzi
          e la camicia aperta,
          tre o quattro fogli bianchi
          da stamani stanno qui
          sdraiati sul mio tavolino,
          testimoni della mia testa vuota.
          Anche la penna sta lì distesa
          a riposare,
          disoccupata a causa mia
          perché oggi non so creare.
          Briciole di pane sul vassoio,
          pane di campagna.
          Mille formiche stanno lì a pulire.
          Una bottiglia neppure a metà
          mi fa capire che non è giornata
          ne per scrivere ne per bere.
          Si,
          le due cose vanno spesso insieme.
          Musica bassa
          vecchia quanto me
          si degna di tenermi compagnia,
          ma so che si annoia,
          non sopporta il mio ascolto distratto,
          senza rispetto,
          oggi lavora per mestiere
          non con amore.
          Raccolgo un po' di forze
          e di voglia di spostarmi,
          metto i piedi nelle scarpe ormai sformate
          faccio un po' di passi
          su e giù per i filari.
          Ritorno indietro,
          il sole si è già spento,
          dove sedevo adesso mi ci sdraio.
          Domani arriva
          lo aspetto qui,
          con i miei fogli
          e la mia penna.
          Composta mercoledì 4 settembre 2013
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