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Hanno preso un latitante

All'inizio lo trovai un po' strano.
Neanche mi ero smosso
a quel
-favorisca i documenti-
detto col tono
che impone una divisa nera.
Mi resi però conto
che ero già
più di là che di qua
e non poteva farmi niente.
E finalmente
avrei potuto dirgli quello che pensavo
avrei potuto anche fargli quello che volevo.
Anche se con poca forza,
gli chiesi a fil di voce
di avvicinarsi.
-vieni qui,
chinati-
ed intanto
gli avevo detto quello che pensavo
in quel momento.
Poi
con la mano
presi dal petto il sangue della mia ferita
e come se fosse schiaffo
ma per la poca forza
fu carezza
gli stampai sul viso la mia mano,
rossa.
Lui si ritrasse
ma non troppo
e sporse gli occhi
per guardarsi il viso,
la divisa,
la mia ferita.
Per una volta nella vita
non seppe cosa dire,
non citò né codici
né procedure.
Ma si era accorto di essere in ginocchio,
e non davanti al suo padrone.
E per una volta l'ordine fu mio
e non si poteva rifiutare.
" portami di là
lo puoi già fare,
per passare quel confine
non serve passaporto,
per andare di là è sufficiente
saper fare il passamorto.
Che strano scherzo
che ti fa la vita,
e proprio in fondo alla carriera.
Mi sei tanto corso dietro
ed alla fine
ti tocca invece
portarmi sulle spalle.
Ed al ritorno
non troverai fontane per lavarti,
avrai la compagnia del rosso in faccia,
fino alla fine del viaggio.
Composta martedì 10 settembre 2013
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    la camminata

    Voglio uscire un giorno che piove
    ed indossare la felpa blu
    quella del mio amore di sempre.
    E voglio camminare
    con l'ombrello poggiato sulla testa
    perché nessuno veda
    il mio viso
    così invecchiato
    ed io non veda
    che il passo dei miei piedi.
    Voglio sfiorare ogni cosa
    che mi dà un ricordo.
    Voglio farlo
    con la curiosità del primo bambino
    ed il dolore dell'adulto che si spegne,
    tutto in un tocco solo.
    Voglio arrivare a quell'ultimo posto
    gonfio di lacrime
    e di furore.
    Uniche droghe
    che mi possono dare
    il grande coraggio che dovrò usare
    per fare quello che dovrò fare.
    Composta martedì 10 settembre 2013
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      Né troppo né poco

      Avrei voluto avere la forza del più forte
      per poter trionfare,
      l'intelligenza del capace
      per poter fare bene.
      Ma non ho neppure quel po' di forza
      che mi servirebbe per sopravvivere
      e non ho avuto neppure
      quel minimo di intelligenza
      necessario a farmi trovare quel po' di forza.
      No, forse è troppo,
      ho soltanto avuto sfortuna,
      ma questo lo so solo io.
      Composta martedì 10 settembre 2013
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        La notte fuori a parlare con gli amici


        si entra solo a certe condizioni,
        io sono l'unico
        ad essere accolto sempre
        in qualunque notte decida di fermarmi.
        Non ho neppure bisogno di dire che ci sono.
        Nessuno mi nota
        nessuno ci fa caso,
        del resto le luci sono molto basse.
        Io sono il solo che va lì la sera,
        che resta per la notte
        poi riparte.
        Chissà,
        forse un giorno mi deciderò
        a rimanere lì più a lungo
        o per molto tempo.
        Di contenitori per il bere
        ce n'è un grande assortimento.
        Ed anche il bere c'è
        ma solo acqua,
        acqua di fontana.
        A volte santa
        ma solo in certe ricorrenze.
        Se ho voglia
        di buttar giù cose diverse
        rubo in un negozio
        e arrivo già "provvisto",
        ed in quel caso
        posso bere alla bottiglia,
        tanto sono certo
        che non c'è nessuno
        che mi chiede un sorso.
        Altrimenti
        riempio un vaso,
        una bottiglia o una caraffa
        e poi mi siedo dove scelgo io
        in base all'umore,
        alla voglia del momento
        ma sempre in compagnia.
        Se ho bisogno di consigli
        vado dall'un anziano laureato
        pozzo di scienza
        ma come molti geni,
        un po' sbadato.
        Se ho voglia di sapere di sesso
        amori e pentimenti
        cerco una signora
        che è lì da un po' di tempo.
        Sotto i quaranta
        ben portati,
        narra molte avventure
        e cita molti amanti,
        ne parla volentieri.
        L'unico racconto che non fa
        è quello del giorno
        che il marito gli si parò davanti.
        Quando mi sento in vena di insegnare,
        (e mi capita di rado)
        di solito succede
        quando mi porto l'alcol dall'esterno,
        ci sono tanti adolescenti.
        Sono sicuro che mi ascolteranno,
        da lì non possono scappare.
        Ma quando voglio veramente farmi male
        invece vado in mezzo al gruppo dei bambini
        e resto lì per ore
        a sputar rabbia,
        a rimuginare
        e chiedermi
        perché deve esser giusto
        ed accettato
        che al mondo
        spesso campi troppo chi fa proprio schifo
        e invece un innocente
        debba emigrare così presto
        e per così lontano.
        Verrebbe quasi voglia
        in certe sere
        di rifarsela anche col padrone del locale,
        ma poi rifletto
        chino il capo
        e chiedo scusa,
        anche perché
        sarebbe una battaglia persa.
        Così mi accuccio
        o resto lì impietrito.
        Ma vada come vada
        o con chiunque passi la nottata
        appena fà un po' giorno
        getto l'avanzo d'acqua della sera prima,
        rimetto i fiori dentro il vaso o la bottiglia
        mi alzo e parto.
        Rimetto al cancello il catenaccio
        faccio il segno di croce e di rispetto
        per chi rimane lì disteso.
        E vado,
        prima che arrivi il primo dei guardiani
        per aprire,
        e non debba aver sospetto
        che forse la notte al cimitero "ci si vede"
        Composta martedì 10 settembre 2013
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