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Montemortorio ultimo domicilio conosciuto di angelo di Carlo

Sono roventi i sanpietrini.
Fuoco e fumo nero
nella piazza del palazzo,
l'accendino si è salvato.
Quel nero
è un drappo
che fa notte
sulla luce forte del sole di roma.
E fa notte
sui i tre colori del telo
che ciondola stanco
sulla facciata di Montecitorio.
L'inferno è salito,
ancora a visitare la terra,
ha messo la testa fuori.
Puzzano gli eroi,
di sudore
di veleno,
ed alla fine di bruciato,
purificazione estrema.
Lui si è acceso,
lui si è spento.
La colpa invece
l'ha subito spenta chi doveva,
con le solite parole,
il solito andare oltre.
Grande mistero
come sempre,
indovinare l'ultimo pensiero,
se è stato per suo figlio,
o una preghiera
una bestemmia
oppure una inutile maledizione
a chi non sente.
Adesso è morto
con la colpa di esser morto,
e l'ironia del nome,
un angelo che brucia fra le fiamme,
tempi impazziti
o uomini impazziti.
Composta lunedì 20 agosto 2012
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    Testa-mento

    E proverò quello che han provato in tanti,
    umili o famosi,
    eroi o delinquenti,
    da soli o con la folla intorno,
    tristi o spavaldi,
    per un ideale loro o di altri,
    o nessuno.
    Il gesto,
    il modo ed i protagonisti,
    tutti da sempre uguali,
    cambiano i motivi,
    ma non troppo.
    e lo spiegano parole
    che solo chi scrive può capire.
    Composta lunedì 20 agosto 2012
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      Parlano i bastimenti

      Partono i bastimenti
      portano gli escrementi,
      portano gente nota
      verso destinazione ignota.
      Li han caricati tutti,
      tutti nei posti giusti,
      li portano lontano.
      Partono i bastimenti,
      portano i perdenti
      vanno dove capita.
      Partono i bastimenti
      portano gli intelligenti,
      in posti più accoglienti.
      Parte tutto il paese,
      parte a più riprese.
      Restano i potenti,
      insieme ai delinquenti,
      ad aspettare
      I nuovi deficienti,
      restano da soli,
      a parlarsi addosso,
      per adesso
      intorno all'osso.
      Composta lunedì 20 agosto 2012
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