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La parata apparecchiata

Tengono la testa china
le bandiere dei generali per diritto.
Vola piano sulle teste ornate
l'aria che puzza di fumo e di paure.
Alte uniformi
per i nani di cuore
e di testa.
Basta guardare attraverso un bicchiere per vederli giganti
o mostri potenti.
Basta vuotarlo il bicchiere
per sentirsi giganti
o mostri potenti.
E domani
al risveglio da una notte da svegli
chi riesce ad alzarsi prometterà di non bere più,
ma lo farà a se stesso,
in silenzio,
sapendo di non poter mantenere.
Composta mercoledì 18 novembre 2015
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    Dal buco nell'armadio

    Hai preso in fretta gli abiti di ogni giorno,
    li hai messi alla rinfusa nelle valigie buone.
    Nient'altro
    neppure la foto di quel bimbo
    non più mio né tuo.
    Forse,
    con comodo
    ritornerai più avanti.
    Forse.
    Stai a testa bassa,
    per non vedere il resto,
    per non guardarti intorno.
    Io ti vedo,
    anche se tu non vedi me,
    e ti fotografo con gli occhi.
    Le ultime prese,
    l'ultimo viaggio.
    Mi sembri imbarazzata,
    o forse sono io.
    Intanto chiama un clacson dalla strada.
    È un suono che ricordo,
    quello di tante sere.
    L'amica,
    spesso i colleghi.
    Lavoro,
    cene,
    cinema e caffè.
    Gente diversa
    ma tutta con lo stesso clacson.
    Adesso suona tre volte,
    non più una.
    Ha titolo per farlo,
    non è più solo un amante.
    Ti ho dato il tempo per capirti dentro,
    ma credo l'abbia usato per capire meglio lui.
    E visto il risultato
    lo hai apprezzato.
    Composta mercoledì 18 novembre 2015
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      I sorrisi del giorno rivestito a festa

      Stanno distesi ai fili in mezzo agli altri
      ad asciugarsi,
      quelli di famiglia.
      Ma si riconoscono fra i tanti.
      Hanno sempre le stesse macchie.
      Quelle che non se ne vanno.
      Non vengono mai troppo puliti
      i panni sporchi lavati in casa.
      Non ci si sforza più di tanto
      per far meglio.
      Chi passa dà un'occhiata
      e poi getta lo sguardo alla finestra sempre chiusa.
      Se proprio vuole commentare scuote un po' la testa
      e segue la sua strada.
      Lei,
      che da dentro vede tutto
      dice a mezza voce che pensasse a casa sua.
      E poi lo maledice.
      Ma è consapevole che è inutile negare.
      Lo sa per prima che volano sempre schiaffi fra le lavandaie,
      mentre lo sporco da levare
      sta fermo ad aspettare.
      A parlare,
      fumare,
      bere e bestemmiare.
      Ma è per buonsenso
      o chissà
      forse per resa
      che alla fine il risultato resta sempre quello.
      È meglio sputtanarsi fuori con chi passa
      che farsi troppo male dentro
      e fra le quattro mura
      solo per cercare di lavare lo sporco incancrenito
      che solo demolendo tutto forse si può far sparire.
      Fra un po' sarà domenica
      il giorno della tregua,
      per non avvelenarsi pure il cibo
      oltre che il sangue.
      Andranno tutti a messa
      coi vestiti tenuti solo per la festa,
      quelli da non lavare mai.
      Tirati fuori dal baule,
      giusto per il tempo necessario.
      E poi messi a riposo
      per rivestirsi da battaglia,
      fino al prossimo giorno da santificare.
      Composta sabato 14 novembre 2015
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