Scritta da: Lucio Dusso

La madre

Vedova, lavorò senza riposo
per la bambina sua, per quel suo bene
unico, da lo sguardo luminoso;

per essa sopportò tutte le pene,
per darle il pan si logorò la vita,
per darle il sangue si vuotò le vene. -

La bimba crebbe, come una fiorita
di rose a maggio, come una sultana,
da la materna idolatria blandita;

e così piacque a un uom quella sovrana
beltà, che al suo desio la volle avvinta,
e sposa e amante la portò lontana!...

... Batte or la pioggia dal rovaio spinta
ai vetri de la stanza solitaria
ove la madre sta, tacita, vinta:

schiude essa i labbri, quasi in cerca d'aria;
ma pensa: "La diletta ora è felice... ".
E, bianca al par di statua funeraria,

quella sparita forma benedice.
Ada Negri
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    Scritta da: Lucio Dusso

    Il dono

    Il dono eccelso che di giorno in giorno
    e d'anno in anno da te attesi, o vita
    (e per esso, lo sai, mi fu dolcezza
    anche il pianto), non venne: ancor non venne.
    Ad ogni alba che spunta io dico: "È oggi":
    ad ogni giorno che tramonta io dico:
    "Sarà domani". Scorre intanto il fiume
    del mio sangue vermiglio alla sua foce:
    e forse il dono che puoi darmi, il solo
    che valga, o vita, è questo sangue: questo
    fluir segreto nelle vene, e battere
    dei polsi, e luce aver dagli occhi; e amarti
    unicamente perché sei la vita.
    Ada Negri
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      Scritta da: Silvana Stremiz

      Notturno nuziale

      Quando tu venisti, una notte, verso il suo letto, al buio,
      e le dicesti, piano, già sopra di lei: Non ti vedo, non ti sento.
      E la ghermisti con artiglio d'aquila, e tutta la costringesti nella tua forza
      riplasmandola in te con tal furore ch'ella perdette il senso d'esistere.
      E uno solo in due bocche fu il rantolo e misto fu il sangue e fu il ritmo perfetto,
      e dal balcone aperto la notte guardava con l'occhio d'una sola stella
      rossastra,
      e il sonno che seguì parve la morte, e immoti come cadaveri
      la tristezza dell'ombra vi vegliò sino all'alba.
      Ada Negri
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        Scritta da: Silvana Stremiz

        Nel paese di mia madre

        Nel paese di mia madre v'è un campo quadrato, cinto di gelsi.
        Di là da quel campo altri campi quadrati, cinti di gelsi.
        Roggie scorrenti vi sono, fra alti argini, dritte, e non si sa dove vanno a finire.
        La terra s'allarga a misura del cielo, e non si sa dove vada a finire.

        Nel paese di mia madre v'han ponti di nebbia, che il vento solleva da placidi fiumi:
        varca il sogno quei ponti di nebbia, mentre le rive si stellan di lumi.
        Pioppi e betulle di tremula fronda accompagnan de l'acque il fluire:
        quando nè rami s'impigliano gli astri, in quella pace vorrei morire.

        Nel paese di mia madre un basso tugurio sonnecchia sul limite della risaia,
        e ronzano mosche lucenti, ghiotte, intorno a un ammasso di concio.
        Possanza di morte, possanza di vita, nell'odore del concio: ne gode
        la terra dall'humus profondo, sotto la vampa d'agosto che immobile sta.

        Nel paese di mia madre, quando il tramonto s'insaguina obliquio sui prati,
        vien da presso, vien da lontano una canzone di lunga via:
        la disser gli alari alle cune, gli aratri alle marre, le biche all'aie fiorite di lucciole,
        vecchia canzone di gente lombarda: "La Violetta la vaaa la vaaaa... "
        Ada Negri
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          Scritta da: Silvana Stremiz

          Sinfonia azzurra

          Venne in cerca di te
          nella calda notte, lungo le strade dai fanali azzurri.
          Tutte le strade, allora, la notte erano azzurre
          come le vie dei cieli,
          e il volto amato
          non si vedeva: si sentiva in cuore
          E ti trovò, o dolcezza, nell'ombra
          casta, velata d'un vapor di stelle.
          Fra quel tremolìo d'astri
          discesi in terra,
          in quell'azzurro di due firmamenti
          l'uno a specchio dell'altro, ella
          ella pure rispecchiò in te l'anima sua notturna.
          E ti seguì con passo di bambina
          senza sapere, senza vedere, tacita e fluida.
          E allor che il giorno apparve
          con fresco riso roseo su l'immenso turchino,
          non trovò più se stessa
          per ritornare.
          Ada Negri
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