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Commenti a "Forse dovrei prendere esempio da coloro i..." di Miriam Zizzo


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Per trovare il link, occorre riunire la parola "dimostrato", che ho dovuto dividere in due parti per evitare che il copia incolla desse luogo a una resa solo parziale.
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www.vitadopovita.it/LA%20SCIENZA%20CHE%20HA%20DIMO STRATO%20L'ALDILA'%20di%20Francesca%20Scarrica.pdf
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Giulio, hai postato per due volte lo stesso commento. Non so se tu lo abbia fatto a bella posta, ma una cosa è certa: hai messo il coltello nella piaga con due affermazioni :
1) la necessità, per negare Dio, di porsi domande, mentre la maggior parte della gente preferisce non porsele;
2) la fatica che costerebbe convincersi della scoperta che Dio non esiste, a chi non ne sia già convinto.
     Quanto al punto 1, esso, per quanto possa risultare incredibile, è comune non solo a coloro che si professano atei, ma anche ai più di coloro che si professano credenti. La tragedia della fede cattolica odierna è data appunto da questo: da una preponderanza della "sequela", della "tradizione" e dell'apparato emotivo-sacramentale-coreografico (di cui domani avremo modo di vedere un fortissimo esempio) sulle fonti primarie della fede, che sono le scritture (soprattutto il Nuovo testamento) e l'agiografia dei santi. Tutto ciò accade proprio perché queste ultime fonti richiedono una ricerca interiore che è in tutta evidenza esclusa nei puri e semplici moti emotivi o di mero conformismo.
     Sia dunque chiaro che la rarità del rimuginare sulla questione è propria sia dei non credenti, sia (e soprattutto) dei cosiddetti credenti: circostanza, quest'ultima, testimoniata in tutta evidenza da recenti episodi in cui abbiamo visto persone di chiesa (e dedite per giunta al confezionamento di canti ecclesiali e di zuccherosi aforismi di sapore religioso) testimoniare ampiamente la propria intolleranza nei confronti sia delle persone di opinione diversa, sia addirittura delle persone di diversa provenienza etnica e geografica.   
     Circa il punto 2, che richiama un argomento di cui già per il passato abbiamo ampiamente discusso, cioè la “convenienza” della fede come strumento risolutivo degli ancestrali timori dell’uomo, e quindi come medicina alla sua ignoranza ed ai suoi timori, io ritengo che anche se si scoprisse che Dio esiste sarebbe molto difficile convincersene per chi non ne sia già convinto. Anche il negazionismo ateo, infatti, è una scelta razionalmente immotivata al pari di ogni affermazione fideistica; e anche esso negazionismo serve, se osservi bene, a conquistare una soluzione del problema, e spesso (in assenza della ricerca di cui parli al punto 1) ad accantonarlo.
      Per questi motivi, ho sempre ritenuto e continuo a ritenere, checché ne pensasse il tuo guru Bertrand : ) , peraltro a me molto caro, che l’unico atteggiamento razionale in proposito sia quello agnostico. Si tratta di un abito, tuttavia, che è molto difficile da… indossare e da mantenere, perché lascia l’uomo alle prese con un problema che è razionalmente insolubile.
      La mia via al riguardo è sempre stata un’altra:
1) RIDUZIONE della fede al minimo comune denominatore degli aspetti comportamentali: se ci guardi bene (ed ecco l’importanza dello studio in proposito), tutta la dottrina di Gesù Cristo si limita a questo aspetto. Anche la fede in lui si limita a quel “siate come me, che sono mite ed umile di cuore”;
2) SPOSTAMENTO DELLA RICERCA dall’esistenza di Dio alla sopravvivenza dopo la m0rte fisica: se infatti si accertasse quest’ultima, tutto risulterebbe estremamente più facile, giacché il sussistere di una dimensione di vita esclusivamente spirituale condurrebbe quasi automaticamente all’ammissione dell’esistenza di uno Spirito Superiore.

     In questa ottica, per chi fosse interessato e intenzionato a cercare, cioè a porsi domande, consiglio un libro molto interessante che ho trovato in internet, che fotografa in maniera molto chiara e con grande competenza lo stato attuale della questione, che tende ormai più all’affermativa che alla negazione:
www.vitadopovita.it/LA%20SCIENZA%20CHE%20HA%20DIMOSTRATO%20L'ALDILA'%20di%20Francesca%20Scarrica.pdf
     Ciò che vi si legge è oltre tutto suscettibile di ulteriori approfondimenti, che possono condurre a visioni molto interessanti e chiarificatrici.
     Mi scuso per l’inusitata lunghezza del commento, più volte da molti criticata, ma credo di essere stato, questa volta, utile a chi sia interessato ad affrontare il problema. E, se non fosse interessato oggi, consiglio di conservare memoria di queste righe, perché potrebbe esservi interessato poi. : )
     Un caro saluto a tutti voi.
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Scusa , ma se dici che non c' è nulla di logico nella fede , stai automaticamente rispondendo alla domanda " c'è o non c' è " , è evidente che qualcuno te la abbia posta ,,, magari , certo , non sei stata tu ,,, però....
Inoltre la santità non è frutto di una comparazione .
Perfetto non è  ciò che è meno difettoso di qualcos' altro, ma ciò che  è privo di vizio .
Ciao Franci.
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Giulio non mi pongo l'interrogativo ''c'è o non c'è?'' perchè non c'è nulla di logico nella fede, ma solo appunto 'fede' senza se e senza ma. Se poi scoprissi che c'è, non avrei alcun timore, non ho nulla di cui chiedere perdono rispondo alla mia coscienza ed essa mi assolve in pieno anche in caso di piccoli peccati. Nonostante questo non mi stancherò mai di ripetere che mai mancherei di rispetto ad un credente, ma a mia volta non voglio essere
discriminata per questo , anche perchè conoscendo certi cattolici al confronto io sono una Santa.

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