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Commenti a "C'è solo una cosa che desidero ardentemente..." di Andrea Matacchiera


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Chi ha mai detto che ne voglia uscire. Se la sofferenza mi permette di essere quello che sono ben venga. C'è chi è destinato a soffrire e a trarre da essa un vantaggio e doti creative. Al contrario c'è chi è destinato a vivere di un felicità apperente, nella completa non curanza di ciò che lo circonda, come un burattino... insomma nella mediocrità. Se dovessi scegliere non vorrei mai essere il secondo. Ho imparato a sfruttare la mia sofferenza per scrivere o per essere superiore agli altri, non per lamentarmi continuamente in attesa di un domani migliore.
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In ma*ora, ci sono riuscito. In tre manches, ma ci sono riuscito.
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Caro Andrea, forse tu e Vincenzo Zaratustra vi aspettavate le "solite" domandine filosofiche e disquisizioni razionali, e invece no.
      I due pensieri che ho trascritto li ho copiati da un vecchio quaderno, o**endamente lacerato tanti tanti anni fa, in occasione di un liti*io furioso con una persona che  mi era e mi è tuttora, malgrado tutto, cara.
     Te li ho partecipati solo ad uno scopo: per ottenere un temporaneo "lasciapassare" per la tua anima, ove tu vi ravvisi una qualche somiglianza con la tua sofferenza attuale.
     Questo lasciapassare potrò ottenerlo solo se ti rendi conto che chi ti parla è uno che (come ti dicevo qualche giorno fa) è passato, più o meno, per la tua stessa trafila di stupore e di sofferenza; e forse ti può essere utile non dico a venirne fuori, ma a fare intorno un pò di luce. E, se vuoi, anche un po' di affetto, quest'ultimo anche senza parole.
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L'Uomo da quando ha deciso di vivere in collettività, intesa come organizzazione sociaetaria non come piccolo nucleo familiare, ha iniziato a tirare fuori gli aspetti più negativi del suo essere: avarizia, egoismo, apatia. Se quindi l'uomo per natura è egoista ed egocentrico, vorrà forse dire che è più portato alla solitudine che alla collettività
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Il comitato di festeggiamenti pronto ad attendermi al mio ritorno dal primo giorno di Ufficio mi si è scolpito nella memoria; e lo rivedo, come un incubo appena sognato, annunciarmi che il mio treno è arrivato senza che me ne accorgessi, mentre pensavo che dovesse ancora partire. D'ora in poi, solo sorrisi estranei, o di compa*sione. D'ora in poi sempre più discorsi "seri", sempre più gente a martellarmi i timpani di normalità. Era bello, da piccolo.Tutti a sorridermi. Tutti a coccolarmi. Sembrava che il mondo fosse bello; che la gente fosse bella. Era lecito sperare tutto. Finito. D'ora in poi il mio mondo di sogni belli, le bambinate che divennero sentimento e poi im*aturità, saranno col*e; e, tra breve, rimbam*imento senile. Ma è giusto che sia così. Non sono riuscito a superare il primo stadio di maturazione dell'imb*oglio-uomo. Sono una macchina da buttare. Forse, sopravvivo perché nessuno si prende cura di distru*germi.
                            29 Dicembre 1982

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