Commenti a "La storia accusa l'uomo dei reati commessi..." di Giulio Pintus


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postato da bluedeep, il
Mi pregasti, tempo fa, di evitare gli elogi, i salamelecchi e le sviolinate ed onorerò l' impegno preso...
Ma tornando alla frase, una volta divinizzato l' uomo, non si avrebbe neppure una riduzione della pena.
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postato da , il
Ne deriva che il punto che più importa non è l'esistenza o la divinità di un ipotetico Dio, ma la divinizzazione dell'uomo, intesa in senso etico e dunque sociale: vedere Dio nell'altro, e tentare di essere Dio per l'altro. E' un compito nostro: non ci sarà nessun deus ex machina che potrà mai sopperire al riguardo.
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postato da , il
La scienza studia e scopre meccanismi, e prescinde dai fini. Per la scienza, non esistono fini della natura, della storia e dell'uomo (sia a livello individuale che collettivo).
     Viceversa l'uomo non può prescindere dai fini.
     Questo deve essere sufficiente a far comprendere la natura meramente ausiliaria della scienza, che non potrà mai risolvere i problemi dell'uomo se non sarà indirizzata al fine di risolverli e non di complicarli, come purtroppo avviene.
      Se scienza e tecnologia sono al servizio dei più forti e vengono usate come sofisticato mezzo di oppressione e distruzione, ciò non può purtroppo attribuirsi se non ad una scarsa evoluzione spirituale ed etica dell'umanità.
      In questa ottica, si perviene ad una chiara conclusione: la necessità assoluta, e sempre più impellente, che l'uomo travalichi se stesso ed i suoi egoismi, iniziando a sperimentare una PROPRIA dimensione divina.
      Questa dimensione, per sua stessa natura, per essere divina, non può che essere etica, e quindi prescindere dagli interessi e dagli egoismi individuali per inserirsi su un piano di solidarietà collettiva.
      Certo, questo non è dimostrabile matematicamente, fisicamente o chimicamente; ma, come dicevo, la scienza è una sfinge muta di fronte a questi problemi. E della scienza e della tecnologia dobbiamo imparare ad essere padroni, anziché succubi e schiavi.
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postato da bluedeep, il
Ogni figlio si aspetta la  giusta benevolenza del proprio padre ( mi ritrovo ad avere la bocca piena di parole di cui posso solo supporre l' ovvietà)  giusta ,perlomeno , in condizioni di particolare indigenza o di emergenza e l' uomo è un essere estremamente bisognoso e spesso  si ritrova in condizioni d' emergenza. Pensare a cosa noi possiamo fare per lui quando, pur potendo, egli non muove neppure un dito della stessa sua mano, creatrice, evidentemente , della stessa miseria e delle stesse emergenze , mi pare una qualità divina e non umana.
Ad ogni modo, per un credente è possibile, anzi doveroso,  fabbricare diverse vie logiche per giustificare l' esistenza del divino, attraverso l' idea del bene, del male e persino attraverso idee più evolute che abbracciano entrambi. Per un non  credente o per chi ha sospeso il suo giudizio( avendo però compiuto un certo, non superficiale ragionamento) invece esistono delle fabbriche i cui prodotti hanno il solo scopo di saturare  con Dio i vuoti che la scienza ancora non ha colmato, vuoti che continuamente si restringono ( sebbene non credo si arriverà mai a far scomparire del tutto).
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postato da , il
L'ultima conclusione può sembrare assurda, ma è questa: stando in questi termini la situazione, è assurdo pensare a cosa Dio possa fare per noi, ma è necessario, in re ipsa, pensare a cosa noi possiamo fare per Dio, che da questo quadro risulta, per sua stessa definizione, l'essere più grande, esattamente perché il più piccolo e il più colpevole dell'Universo.
     ...E meno male che siamo nel 2000, e non ci sono più roghi sui quali  io possa essere arso...   : )))

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