Poesie inserite da Gianluca Ambrosino

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Scritta da: Gianluca Ambrosino

Il ritorno di Eros, esule dal paese di Bla Bla Bla

Oggi spicco quel volo
che porta alla terra
quel seme che vola,
nell'aria
e volteggia

e non posa
e a te va,
a te ritorna,
ti circonda. Mio eros
ideale che allude
alla carne,
ma al cuore ambisce.

Nella mia anima
ti voglio plasmare,
le mie lacrime,
la condensa del tuo respiro
mi aiuteranno a
render terreno
questo amore.

Come il fiorir improvviso
di un sogno.

Dalla luna
scendi
con quel tuo
madido volto:
tenerezza e tristezza.

Eros
sei le mille facce
della vita.

Sei culla
sei spina
sei carne
sei scintilla
sei etereo pensiero.

Sei la fine
di questo blaterare,
sei la fine
di ogni astrazione,
sei la fine
del solo sperare.

L'importante
è che tu sia aria
ed io il tuo respiro.
Fusione divina!
Composta venerdì 19 febbraio 2016
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    Scritta da: Gianluca Ambrosino

    Il blocco (dello scrittore)

    A volte capita
    che mi blocco,
    mi prende male e
    quasi sbrocco,
    mi sento impotente
    l'esatto opposto
    di Siffredi Rocco.

    Trovo una parola,
    ma è un tranello,
    come un pesce
    all'amo abbocco,
    così la scrivo e
    mi balocco
    restando ad aspettar
    come un allocco
    un consenso,
    ma non arriva
    e mi sento sciocco.

    Poi
    alzo gli occhi
    e mi accorgo
    in un sol tocco
    che sono sulla cima
    davanti,
    ad un affascinante
    scenario Barocco.

    Viver densamente
    quel che vedo
    devo
    senza fretta e
    senza infiocco.

    L'ispirazione (alla vita)
    tornerà da se
    in quel che delle dita
    è uno schiocco.
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      Scritta da: Gianluca Ambrosino

      All'ombra della torre (Via Piave, 43)

      Gettavo sguardi
      al mondo
      che circondava
      con fare atavico
      la mia nuova casa,
      quell'enorme scultura
      era indissolubilmente
      parte del mio respiro
      e con essa
      partiva
      quel sonno
      che avrebbe raccolto
      i miei sogni.

      Ancora acerbi
      e superbi di ignoranza
      quindi, suscettibili allo sguardo
      e al mutamento. Ingenui
      quindi, ricchi
      di quella linfa
      che vitale
      fa crescere il mondo.
      I miei
      imberbi compagni
      di viaggio,
      eran lievi stornellatori
      che rendevan
      i miei sogni
      un po' più reali.
      E non solo
      mi sentivo, ad affrontare
      quel sogno che sapeva
      del risveglio
      di un'alba.

      L'alba soffice
      di una nuova esperienza
      toccava languida
      le mie guance
      livide di voglia
      e di scoprire.
      Quel sapore
      che oggi lieve,
      in me riposa,
      come uno stanco ubriaco.
      Ma la gioventù
      è una mantide religiosa
      e si ciba
      di tutto quel
      del quale gode
      e ne assorbe l'essenza
      e ne prende le sembianze.
      Io ero il vento
      che soffiava
      all'ombra della torre!
      .
      Composta giovedì 16 gennaio 2014
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        Scritta da: Gianluca Ambrosino

        Realtà onirica

        Non confonde lo sguardo il mare e il cielo
        in questo guardare che sa di prato,
        ma negli occhi si accascia un sottile velo
        che, gloria  lo scuro e non l'assolato.

        Feriti stiamo come sta lo stelo
        memore del suo fiore colorato,
        qualcosa lo amputò, forse fu il gelo.
        Ed ora,  piange, solo e  desolato.

        Non siamo degli steli e, il nostro sguardo,
        Deve saper porre un seme molto lontano.
        Lanciato a tutta forza come un dardo!

        Con passione, mai sarà un gesto vano
        Anche se il suo germogliar sarà tardo.
        I sogni, quelli veri, arrivan piano!
        Composta venerdì 19 luglio 2013
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