Movimento

Tu qui piangi, là si balla.
Nella tua lacrima, cioè.
Là si ride, c'è allegria.
Là non sanno alcun perché.
Come un brillio di specchi.
Come guizzi di candele.
Quasi portici e scalini.
Scatto bianco di polsini.
Quei leggeri O e H.
Cloro e sodio, bei soggetti.
E l'azoto damerino
in cortei piroettanti
su e giù sotto la volta.
Tu qui piangi, e ben gli suona.
Eine kleine Nachtmusik.
Chi sei bella mascherina.
Wislawa Szymborska
Composta martedì 17 marzo 2015
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    Contributo alla statistica

    Su cento persone

    che ne sanno sempre più degli altri
    - cinquantadue;

    insicuri ad ogni passo
    - quasi tutti gli altri;

    pronti ad aiutare
    purché la cosa non duri molto
    - ben quarantanove;

    buoni sempre,
    perché non sanno fare altrimenti
    - quattro, bè, forse cinque;

    propensi ad ammirare senza invidia
    - diciotto;

    viventi con la continua paura
    di qualcuno o qualcosa
    - settantasette;

    dotati per la felicità,
    - al massimo poco più di venti;

    innocui singolarmente,
    che imbarbariscono nella folla
    - di sicuro più della metà;

    crudeli,
    se costretti dalle circostanze
    - è meglio non saperlo
    neppure approssimativamente;

    quelli col senno di poi
    - non molti di più
    di quelli col senno di prima;

    che dalla vita prendono solo cose
    - quaranta,
    anche se vorrei sbagliarmi;

    ripiegati, dolenti
    e senza torcia nel buio
    - ottantatré
    prima o poi;

    degni di compassione
    - novantanove;

    mortali
    - cento su cento.
    Numero al momento invariato.
    Wislawa Szymborska
    Composta martedì 17 marzo 2015
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      Una vita all'istante

      Una vita all'istante.
      Spettacolo senza prove.
      Corpo senza modifiche.
      Testa senza riflessione.

      Non conosco la parte che recito.
      So solo che è la mia, non mutabile.

      Il soggetto della pièce
      va indovinato direttamente in scena.

      Mal preparata all'onore di vivere,
      reggo a fatica il ritmo imposto dell'azione.
      Improvviso, benché detesti improvvisare.
      Inciampo a ogni passo nella mia ignoranza.
      Il mio modo di fare sa di provinciale.
      I miei istinti hanno del dilettante.
      L'agitazione, che mi scusa, tanto più mi umilia.
      Sento come crudeli le attenuanti.

      Parole e impulsi non revocabili,
      stelle non calcolate,
      il carattere come un capotto abbandonato in corsa -
      ecco gli esiti penosi di tale fulmineità.

      Poter provare prima, almeno un mercoledì,
      o replicare ancora una volta, almeno un giovedì!
      Ma qui già sopraggiunge il venerdì
      con un copione che non conosco.
      Mi chiedo se sia giusto
      (con voce rauca,
      perché neanche l'ho potuta schiarire tra le quinte).

      Illusorio pensare che sia solo un esame superficiale,
      fatto in un locale provvisorio. No.

      Sto sulla scena e vedo quant'è solida.
      Mi colpisce la precisione di ogni attrezzo.
      Il girevole è già in funzione da tempo.
      Anche le nebulose più lontane sono state accese.
      Oh, non ho dubbi che questa sia la prima.
      E qualunque cosa io faccia,
      si muterà per sempre in ciò che ho fatto.
      Wislawa Szymborska
      Composta martedì 17 marzo 2015
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        Stupore

        Perché mai a tal punto singolare?
        Questa e non quella? E qui che ci sto a fare?
        Di martedì? In una casa e non nel nido?
        Pelle e non squame? Non foglia, ma viso?
        Perché di persona una volta soltanto?
        E sulla terra? Con una stella accanto?
        Dopo tante ere di non presenza?
        Per tutti i tempi e tutti gli ioni?
        Per i vibrioni e le costellazioni?
        E proprio adesso? Fino all'essenza?
        Sola da me e con me? Perché mi chiedo,
        non a lato, né a miglia di distanza,
        non ieri, né cent'anni addietro, siedo
        e guardo un angolo buio della stanza
        come, rizzato il capo, sta a guardare
        la cosa ringhiante che chiamano cane?
        Wislawa Szymborska
        Composta martedì 17 marzo 2015
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          Fotografia della folla

          Nella foto della folla
          la mia testa è la quarta dal bordo
          o forse la settima da sinistra
          o la ventesima dal basso;

          la mia testa non so quale,
          non più una, non più unica,
          già simile alle simili,
          né femminile, né maschile;

          i segni che lei mi manda
          non sono affatto particolari;

          forse lo Spirito del Tempo
          la vede, però non la guarda;

          la mia testa statistica,
          che consuma acciaio e cavi
          tranquillamente, globalmente;

          è qualunque e non si vergogna,
          è scambiale, e non si dispera;

          è come se non l'avessi fatto
          a parte, a modo mio;

          è come se si scavasse un cimitero
          pieno di crani anonimi
          di buona conservabilità
          nonostante la mortalità;
          come se lei già fosse là,
          la mia testa d'altri, di chiunque -

          dove, se qualcosa ricorda,
          è il suo avvenire profondo.
          Wislawa Szymborska
          Composta martedì 17 marzo 2015
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