Giovanna e i Beatles

Nel mutismo domestico nella quiete
pensandosi inascoltata e sola
ridà fiato a quei redivivi.
Lungo una striscia di polvere lasciando
dietro sé schegge di suono
tra pareti stupefatte se ne vanno
in uno sfrigolìo
i beneamati Scarafaggi.

Passato col loro il suo momento già?

Più volte agli incroci agli scambi della vita
risalito dal niente sotto specie di musica
a sorpresa rispunta un diavolo sottile
un infiltrato portatore di brividi
- e riavvampa di verde una collina
si movimenta un mare -
seduttore immancabile sin quando
non lo sopraffanno e noi con lui altre musiche.
Vittorio Sereni
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    Appuntamento a ora insolita.

    La città - mi dico - dove l'ombra
    quasi più deliziosa è della luce
    come sfavilla tutta nuova al mattino...
    "... asciuga il temporale di stanotte"... ride
    la mia gioia tornata accanto a me
    dopo un breve distacco.
    "Asciuga al sole le sue contraddizioni"
    - torvo, già sul punto di cedere, ribatto.
    Ma la forma l'immagine il sembiante
    -d'angelo avrei detto in altri tempi -
    risorto accanto a me nella vetrina:
    "caro - mi dileggia apertamente - caro,
    con quella faccia di vacanza. E pensi
    alla città socialista?"
    Ha vinto. E già mi sciolgo: "Non
    arriverò a vederla" le rispondo.
    (Non saremo più insieme dovrei dire).
    "Ma è giusto,
    fai bene a non badarmi se dico queste cose,
    se le dico per odio di qualcuno
    o rabbia per qualcosa. Ma credi all'altra
    cosa che si fa strada in me di tanto in tanto
    che in sé le altre include e le fa splendide,
    rara come questa mattina di settembre...
    giusto di te fra me e me parlavo:
    della gioia."
    Mi prende sottobraccio.
    "Non è vero che è rara, - mi correggo - c'è,
    la si porta come una ferita
    per le strade abbaglianti. È
    quest'ora di settembre in me repressa
    per tutto un anno, è la volpe rubata che il ragazzo
    celava sotto i panni e il fianco gli straziava,
    un'arma che si reca con abuso, fuori
    dal breve sogno di una vacanza.
    Potrei
    con questa uccidere, con la sola gioia..."
    Ma dove sei, dove ti sei mai persa?
    "È a questo che penso se qualcuno
    mi parla di rivoluzione"
    dico alla vetrina ritornata deserta.
    Vittorio Sereni
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      Scritta da: Lucia Galasso

      Ancora sulla strada di Zenna

      Perché quelle piante turbate m'inteneriscono?
      Forse perché ridicono che il verde si rinnova
      a ogni primavera, ma non rifiorisce la gioia?
      Ma non è questa volta un mio lamento
      e non è primavera, è un'estate,
      l'estate dei miei anni.
      Sotto i miei occhi portata dalla corsa
      la costa va formandosi immutata
      da sempre e non la muta il mio rumore
      né, più fondo, quel repentino vento che la turba
      e alla prossima svolta, forse finirà.
      E io potrò per ciò che muta disperarmi
      portare attorno il capo bruciante di dolore.
      Ma l'opaca trafila delle cose
      che là dietro indovino: la carrucola nel pozzo,
      la spola della teleferica nei boschi,
      i minimi atti, i poveri
      strumenti umani avvinti alla catena
      della necessità, la lenza
      buttata a vuoto nei secoli,
      le scarse vite, che all'occhio di chi torna
      e trova che nulla nulla è veramente mutato
      si ripetono identiche,
      quelle agitate braccia che presto ricadranno,
      quelle inutilmente fresche mani
      che si tendono a me e il privilegio
      del moto mi rinfacciano.
      Dunque pietà per le turbate piante
      evocate per poco nella spirale del vento
      che presto da me arretreranno via via
      salutando salutando.
      Ed ecco già mutato il mio rumore
      s'impunta un attimo e poi si sfrena
      fuori da sonni enormi
      e un altro paesaggio gira e passa.
      Vittorio Sereni
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        Scritta da: Lucia Galasso

        Spesso per viottoli tortuosi

        Spesso per viottoli tortuosi
        quelque part en Algerie
        del luogo incerto
        che il vento morde,
        la tua pioggia il tuo sole
        tutti in un punto
        tra sterpi amari del più amaro filo
        di ferro, spina senza rosa
        ma già un anno è passato,
        è appena un sogno:
        siamo tutti sommessi a ricordarlo.

        Ride una larva chiara
        dov'era la sentinella
        e la collina
        dei nostri spiriti assenti
        deserta e immemorabile si vela.
        Vittorio Sereni
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          Scritta da: Lucia Galasso

          Settembre

          Già l'olea fragrante nei giardini
          d'amarezza ci punge: il lago un poco
          si ritira da noi, scopre una spiaggia
          d'aride cose,
          di remi infranti, di reti strappate.
          E il vento che illumina le vigne
          già volge ai giorni fermi queste plaghe
          da una dubbiosa brulicante estate.

          Nella morte già certa
          cammineremo con più coraggio,
          andremo a lento guado coi cani
          nell'onda che rotola minuta.
          Vittorio Sereni
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