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Poesie di Pablo Neruda

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Non solo il fuoco

Ahi, sì, ricordo,
ahi, i tuoi occhi chiusi
come pieni dentro di luce nera,
tutto il tuo corpo come una mano aperta,
come un grappolo bianco della luna,
e l'estasi,
quando un fulmine ci uccide,
quando un pugnale ci ferisce nelle radici
e una luce ci spezza la chioma,
e quando
di nuovo
torniamo alla vita,
come uscissimo dall'oceano,
come tornassimo feriti
dal naufragio
tra le pietre e l'alghe rosse.
Ahi, vita mia,
non solo il fuoco tra noi arde,
ma tutta la vita,
la semplice storia,
l'amore semplice
di una donna e d'un uomo
uguali a tutti gli altri.
Pablo Neruda
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    Scritta da: Jean-Paul Malfatti

    El pájaro yo

    El pájaro yo

    ME llamo pájaro Pablo,
    ave de una sola pluma,
    volador de sombra clara
    y de claridad confusa,
    las alas no se me ven,
    los oídos me retumban
    cuando paso entre los árboles
    o debajo de las tumbas
    cual un funesto paraguas
    o como una espada desnuda,
    estirado como un arco
    o redondo como una uva,
    vuelo y vuelo sin saber,
    herido en la noche oscura,
    quiénes me van a esperar,
    quiénes no quieren mi canto,
    quiénes me quieren morir,
    quiénes no saben que llego
    y no vendran a vencerme,
    a sangrarme, a retorcerme
    o a besar mi traje roto
    por el silbido del viento.
    Por eso vuelvo y me voy,
    vuelo y no vuelo pero canto:
    soy el pájaro furioso
    de la tempestad tranquila.

    L'io uccello

    Mi chiamo Pablo, l'uccello,
    l'uccello di una sola piuma,
    il volatore d'ombra chiara
    e di chiarezza confusa,
    le ali non mi vedono,
    le mie orecchie risuonano
    quando passo tra gli alberi
    o sotto le tombe
    così come uno sfortunato ombrello
    o come una spada sguainata,
    teso come un arco
    o rotondo come un'uva,
    volo e volo senza saperlo,
    girato nella notte buia,
    chi viene ad aspettarmi,
    chi non vuole il mio cantare,
    chi mi vuole morto,
    chi non sa che sono arrivato
    e non verrà a battere,
    a sanguinare, torcere
    o baciare il mio vestito rotto
    dal fischio del vento.
    Così vengo e me ne vado,
    volo e non volo, ma canto:
    sono l'uccello furioso
    della tempesta tranquilla.
    Pablo Neruda
    Composta lunedì 8 aprile 2013
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      Scritta da: Marco Giannetti
      Qui ti amo.
      Negli oscuri pini si districa il vento.
      Brilla la luna sulle acque erranti.
      Trascorrono giorni uguali che s'inseguono.

      La nebbia si scioglie in figure danzanti.
      Un gabbiano d'argento si stacca dal tramonto.
      A volte una vela. Alte, alte stelle.

      O la croce nera di una nave.
      Solo.
      A volte albeggio, ed è umida persino la mia anima.
      Suona, risuona il mare lontano.
      Questo è un porto.
      Qui ti amo.

      Qui ti amo e invano l'orizzonte ti nasconde.
      Ti sto amando anche tra queste fredde cose.
      A volte i miei baci vanno su quelle navi gravi,
      che corrono per il mare verso dove non giungono.
      Mi vedo già dimenticato come queste vecchie àncore.
      I moli sono più tristi quando attracca la sera.

      La mia vita s'affatica invano affamata.
      Amo ciò che non ho. Tu sei cosi distante.
      La mia noia combatte con i lenti crepuscoli.
      Ma la notte giunge e incomincia a cantarmi.
      La luna fa girare la sua pellicola di sogno.

      Le stelle più grandi mi guardano con i tuoi occhi.
      E poiché io ti amo, i pini nel vento
      vogliono cantare il tuo nome con le loro foglie di filo metallico.
      Pablo Neruda
      Composta giovedì 13 dicembre 2012
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        Scritta da: Luciella Karenina

        TIMIDEZZA

        Appena seppi, solamente, che esistevo
        e che avrei potuto essere, continuare,
        ebbi paura di ciò, della vita,
        desiderai che non mi vedessero,
        che non si conoscesse la mia esistenza.
        Divenni magro, pallido, assente,
        non volli parlare perché non potessero
        riconoscere la mia voce, non volli vedere
        perché non mi vedessero,
        camminando, mi strinsi contro il muro
        come un'ombra che scivoli via.
        Mi sarei vestito
        di tegole rosse, di fumo,
        per restare lì, ma invisibile,
        essere presente in tutto, ma lungi,
        conservare la mia identità oscura,
        legata al ritmo della primavera.
        Pablo Neruda
        Composta mercoledì 12 settembre 2012
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          Scritta da: Saeglopur

          Ode all'autunno

          Modesto è l'autunno, come i taglialegna.
          Costa molto togliere tutte le foglie
          da tutti gli alberi di tutti i paesi.
          La primavera le cucì in volo
          e ora bisogna lasciarle cadere
          come se fossero uccelli gialli:
          Non è facile.
          Serve tempo.
          Bisogna correre per le strade,
          parlare lingue,
          svedese, portoghese,
          parlare la lingua rossa,
          quella verde.
          Bisogna sapere
          tacere in tutte le lingue
          e dappertutto, sempre,
          lasciare cadere,
          cadere,
          lasciare cadere,
          cadere le foglie.
          Difficile è essere autunno,
          facile essere primavera.
          Accendere tutto quel che è nato
          per essere acceso.
          Spegnere il mondo, invece,
          facendolo scivolare via
          come se fosse un cerchio di cose gialle,
          fino a fondere odori, luce, radici,
          e a far salire il vino all'uva,
          coniare con pazienza l'irregolare moneta
          della cima dell'albero
          e spargerla dopo
          per disinteressate strade deserte,
          è compito di mani virili.
          Pablo Neruda
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