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Scritta da: Nello Maruca

Il vento e la quercia

Ulula il vento, non si cheta, incalza,
ora alberelli piega ora altri innalza,
ora a dritta soffia e ora mena a manca
e donde passa d’ogni cosa ammanca.

Le foglie da su gli alberi divella
in ciel le innalza e, poi, le mulinella
indi le abbassa fino a fondo terra
tante ne innalza ancora, altre sotterra.

Ingagliardito di sì tal possanza
verso l’annosa quercia, forte, avanza
ma per quanto soffia, urla e si lamenta,
per quante volte l’assalto ritenta

della sua forza sente il fallimento.
La quercia resta là, non ha spavento
e del rabbioso vento par che rida
mentre immobile accetta quella sfida.

Rùgge, ora, il vento, freme, si tormenta,
s’innalza, s’allontana, indi, ritenta,
con furiosa lena, di poi, si scaglia
ma a contatto di quercia si frastaglia.

Son radicata qui da trecent’anni
immagina se temo te e i tuoi danni;
così la quercia sussurra  all’udito
mentr’esso di tal possa inorridito

sen corre via sbuffando, indebolito.
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    Scritta da: Nello Maruca

    La fede del pecoraro

    E, siede, infine, stanco al focolare
    mentre il rosario nonna sta a sgranare
    e, mamma, triste, intenta a cucinare
    che la famiglia tutta è da sfamare.

    Il fumo sale dagl'ardenti ceppi
    che di sovente danno i loro scoppi,
    del dì racconta dei suoi tanti intoppi
    e dei due agnelli, dice, nati zoppi.

    Pioggia cadeva turbinosamente
    col freddo nelle carni penetrante
    e il gregge di sgomento fu belante
    pel vento che ululava orribilmente.

    Se chetata non fosse la tormenta
    sarei con le mie pecore allo sbando
    e di mie forze avrei toccato il fondo
    e fin sarebbe stata triste e lenta.

    Ma il buon Dio che pare percuota e annienta
    alfin di Suo potere a tutti ammanta
    e quando già convinti di lor fine
    eccoli a casa coi suoi cari, infine.
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      Scritta da: Nello Maruca

      Inno ai genitori

      È tempo dell'Avvento e in nostri
      cuor qualcosa di nuovo ora germiglia,
      lo sentiam Gianni e Lida amabil figlia
      stasera che pensosi miriam gli Astri

      che di brillanza son men di Voi lustri.
      D'antica quercia porta seco foglia
      lieve venticel che spinge e invoglia
      trarre dai cuori e tingere d'inchiostro

      fogli, per dire a Voi, nostri pilastri,
      un grazie per il Vostro grand'affetto,
      per le attenzioni e i sacrifici tanti

      che, da quando noi ancora maldestri,
      elargito ci avete a tutto effetto
      venerandoci qual fossimo santi.

      Grazie per tutto, nostra diletta mamma,
      e a te, padre, per lo core che infiamma.
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        Scritta da: Nello Maruca

        Dal dentista

        Tanta la gentilezza che m'avvolse
        che assai confuso mi rimasi alquanto
        e non capii perché così m'accolse
        chi non degnava altri più di tanto.

        Allorquando mi fui, poi, all'altro accanto
        che già saldato avea da tempo il conto,
        la mente mi s'aprì presto, qual lampo,
        udendo: esser pur io seme del campo.

        Questo non è l'ambiente che tu pensi
        ma, di contro, è una fabbrica di soldi
        che pure fuor di tempo trovi i saldi
        e patteggiare puoi pure i compensi.

        Il suo mestiere bene egli conosce
        ma meglio ancor lo fa se lo compensi
        che senza soldi, sai, perde li sensi
        ma al solo puzzo più nulla capisce.

        Non esser, quindi, pigro di tua mente,
        nell'elargire mostrati eccedente
        che assai maggiore avrà di dente cura
        ed ancor più s' esente di fattura.
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          Scritta da: Nello Maruca

          Amore di donna

          Della sua infedeltà, donna, sapesti
          e muta il patimento in cuor tenesti
          e proseguisti a seminare amore
          e a lungo celasti il tuo amore.

          Dell’altrui duolo pur ti caricasti,
          mai affaticata o stanca ti mostrasti
          e grande donna sempre fosti in tutto
          e nel lavor trovasti tuo costrutto..

          Se stato anco solo quest’atto fosse
          e nessun altro mai fatto n’avessi
          sol per l’amore tuo che mai si cesse
          e per bontate ch’altri ebbero eccessi

          meriteresti posto in una icona
          a simboleggiar madre e moglie buona
          ed affermare che non è circostanza
          mostrare che l’amore sia abbastanza.

          Enumerar tue qualità non posso
          che assai  furo, che parrebbero eccesso;
          una sol cosa, voglio, però, dire:
          da chi fu mai capito il tuo patire?
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