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Scritta da: Nello Maruca

CLXXXIII

Accanto a mamma dal pallor mortale
raffinata siede donna spartana
degna figur di nobil castellana,
con occhi dolci e dal volto ovale.

Due suore a destra man del capezzale
che al suon di tocchi di bronzea campana
che a raccolta chiama gente nostrana
in chiesetta di palagio ducale,

s'alzano a recitare l'avemaria.
La manca mano in quella di mamma
pongo e con mia la sua lacrima scorre.

Concluso appena hanno terribil dramma,
infra le steppa d'Argentina e serre,
zii ch'an vissuto in quelle nobil terre.
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    Scritta da: Nello Maruca

    CLXXXII

    Paion disturbi corporei quasi cessi
    ma nello teschio vivido è ronzio
    che genera dal cor non uso a ozio
    da cui travagli ancora non son cassi.

    Li palpiti non segnano recessi
    e par insito sia nel cuore lo vizio
    che giammai chetato s'è da suo inizio
    perciò nemmanco un dì si fur rimessi.

    Caldo torpor percote tutte membra,
    grande peso calca stanca palpebra
    e occhio vede solo scura tenebra.

    Al sol ch'acceca veder mio è sol'ombra
    e ogni cosa all'occhio resta penombra.
    comanco lingueggiare smorte labbra;

    ché nullo invero appare a vista stanca
    ma è coscienza solo che dentro manca...
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      Scritta da: Nello Maruca

      CXXXV

      Ragazza bionda da cerulei occhi,
      senza ch'ella n'abbia alcuno torto
      da dritto ch'era lo mio senno ha storto
      e i pensieri resi sterili e secchi.

      Un mese di ricerche, senza sbocchi
      e più m'avanzo più cerchio è ritorto
      e vieppiù lo core cede a sconforto
      ché nulla san di lei giovani e vecchi.

      Unica speme è lei, suora Teresa,
      ch'altri non sanno onde siede e posa
      né se vergine ancora oppure sposa.

      Indi la grande ed impervia mia impresa
      ai suoi piedi poso, essa qui riposa
      ché non è cosa cui a santona è ascosa.
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        Scritta da: Nello Maruca

        CXXXIV

        Ancor prima che in mare il sole cali
        lato ponente al loco di preghiera
        siamo, assai tremante io e con l'alma nera
        pei pensier che senno stipa suoi annali.

        Due stanze superiam da volte ovali,
        ed ecco a noi d'innanzi donn'austera
        indosso grembiule da cameriera
        guidaci a piedritti monumentali.

        In stanza scarsamente illuminata
        è suor Teresa dal lungo talare
        supplice innanzi all'Immacolata.

        Al calpestio dei lenti nostri passi,
        a braccia aperte e tono familiare:
        Quale l'affanno che vi rende lassi?
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          Scritta da: Nello Maruca

          Pupa

          E dei sinceri giochi di bambini
          fummo e lei e io ingenui compagni
          così crescemmo un poco birichini
          tra i campi a nascondino tra i castagni.

          Quando cresciuti, un poco, più grandetti
          ci ritrovammo a scuola, fanciulletti,
          poi giovinetti ancora tre anni fummo
          e altri cinque poi assieme viaggiammo.

          Così finisce lei ciclo di studio
          mentr'io m'avvio in verso l'ateneo,
          gode ella del lavoro già il preludio
          ignara dal sapere ch'avrà gran neo.

          E sposa e va più in là, oltre confine,
          rigonfio cuore di speranza e amore,
          animo sincero, gentile e fine
          lungi pensar di perdere l'onore.

          Ma l'uomo ch'à, di pietra tiene cuore
          ch'appen che luce vede primo fiore
          con la minaccia a lei la strada impone
          dopo strenua lotta ed aspra tenzone.

          Così la trovo là, in ginocchione
          smunta da duol, piangenti gl'occhi,
          racconta lesta sua maledizione,
          m'affida per sua bimba due balocchi.

          Domani non sarò, figliola cara,
          deposta giacerò nella mia bara
          ma veglierò su te dal Paradiso
          onde i miei pianti sian per te sorriso.

          Aspetta, Pupa mia, teco son pur'io,
          aspetta qui, un poco, il mio ritorno
          che certo mi ha mandato il gran buon Dio,
          vedrai, doman sarà diverso giorno.

          Quando che fui coi militi di torno
          stesa la ritrovai immersa a sangue,
          nel biglietto è scritto: Il cuore langue,
          meglio l'onore, figlia, che l'inferno.

          Potrai guardare dritto negli altrui occhi
          ch'onor per frutto lascio e due balocchi.
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