Poesie di Mario Luzi

Poeta e scrittore, nato martedì 20 ottobre 1914 a Castello, Sesto Fiorentino (Italia), morto lunedì 28 febbraio 2005 a Firenze (Italia)
Questo autore lo trovi anche in Frasi & Aforismi.

Scritta da: Silvana Stremiz

Per mare

Nel più alto punto
dove scienza è oblìo d'ogni sapere
e certezza, mi dicono,
certezza irrefutabile venuta incontro

o nel tempo appeso a un filo
d'un riacquisto d'infanzia,

tra sonno e veglia, tra innocenza e colpa,

dove c'è e non c'è opera nostra voluta e scelta.

"La salute della mente
è là" dice una voce
con cui contendo da anni,
una voce che ora è di sirena.

Si naviga tra Sardegna e Corsica.
C'è un po' di mare
e la barca appruata scarricchia.
L'equipaggio dorme. Ma due
vegliano nella mezzaluce della plancia.
È passato agosto; Siamo alla rottura dei tempi.
È una notte viva.
Viva più di questa notte,
viva tanto da serrarmi la gola
è la muta confidenza
di quelli che riposano
si curi in mano d'altri
e di questi che non lasciano la manovra e il calcolo

mentre pregano per i loro uomini in mare
da un punto oscuro della costa, mentre arriva
dalla parte del Rodano qualche raffica.
Mario Luzi
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    Scritta da: Silvana Stremiz

    L'India

    Tace ora, mi chiedo se oppressa dal suo Karma,
    (so della sua vita, del nome che le dà, e del senso)
    mentre mostra a lungo lo schermo
    sul selciato una moltitudine
    stecchita in una posa tra sonno e morte
    levarsi a stento in preghiera e spulciarsi nell'alba.
    Né forse la colpisce il primo aspetto
    ma un altro più recondito, e vede
    una giustizia di diverso stampo
    in quella sofferenza di paria
    orrida eppure non abietta, e nella sua che le scende addosso.

    "Avere o non avere la sua parte in questa vita"
    riemerge in parole il suo pensiero - ma solo un lembo.
    E io ne tiro a me quella frangia
    ansioso mi confidi tutto l'altro,
    attento non mi rubi niente
    di lei, neppure l'amarezza, ed attendo.
    S'interrompe invece. Seguono altre immagini dell'India
    e nel loro riverbero le colgo
    un sorriso estremo tra di vittima e di bimba
    quasi mi lasci quella grazia in pegno
    di lei mentre si eclissa nella sua pena
    e l'idea di se stessa le muore dentro.

    "Perché porti quel giogo, perché non insorgi"
    mi trattengo appena dal gridarle,
    soffrendo perché soffre, certo,
    ma più ancora perché lascia la presa
    della mia tenerezza non saziata e piglia il largo piangendo;
    "Ascoltami" comincio a mormorarle
    e già penso al chiarore della sala dopo il technicolor
    e a lei che sul punto di partire
    mi guarda da dietro la lampada
    della sua solitudine tenuta alzata di fronte.

    "Mario" mi previene lei che indovina il resto. "Ancora
    levi come una spada, buona a che?,
    lo sdegno per le cose che ti resistono.
    Uomo chiuso all'intelligenza del diverso,
    negato all'amore: del mondo, intendo, di Dio dunque"
    e indulge a una smorfia fine di scherno
    per se stessa salita sul pulpito, e quasi si annulla.

    "Davvero vorrei tu avessi vinto"
    le dico con affetto incontenibile, più tardi,
    mentre scorre in un brusio d'api, nel film senza commento, l'India.
    Mario Luzi
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      Scritta da: Silvana Stremiz

      Il Giudice

      "Credi che il tuo sia vero amore? Esamina
      a fondo il tuo passato" insiste lui
      saettando ben addentro
      la sua occhiata di presbite tra beffarda e strana.
      E aspetta. Mentre io guardo lontano
      ed altro non mi viene in mente
      che il mare fermo sotto il volo dei gabbiani
      sfrangiato appena tra gli scogli dell'isola,
      dove una terra nuda si fa ombra
      con le sue gobbe o un'altra preparata a semina
      si fa ombra con le sue zolle e con pochi fili.
      "Certo, posso aver molto peccato"
      rispondo infine aggrappandomi a qualcosa,
      sia pure alle mie colpe, in quella luce di brughiera.
      "Piangere, piangere dovresti sul tuo amore male inteso"
      riprende la sua voce con un fischio
      di raffica sopra quella landa passando alta.
      L'ascolto e neppure mi domando
      perché sia lui e non io di là da questo banco
      occupato a giudicare i mali del mondo.
      "Può darsi" replico io mentre già penso ad altro,
      mentre la via s'accende scaglia a scaglia
      e qui nel bar il giorno ancora pieno
      sfolgora in due pupille di giovinetta che si sfila il grembio
      per le ore di libertà e l'uomo che le ha dato il cambio
      indossa la gabbana bianca e viene
      verso di noi con due bicchieri colmi,
      freschi, da porre uno di qua uno di là sopra il nostro tavolo.
      Mario Luzi
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        Scritta da: Silvana Stremiz

        A mia madre dalla sua casa

        M'accoglie la tua vecchia, grigia casa
        steso supino sopra un letto angusto,
        forse il tuo letto per tanti anni. Ascolto,
        conto le ore lentissime a passare,
        più lente per le nuvole che solcano
        queste notti d'agosto in terre avare.

        Uno che torna a notte alta dai campi
        scambia un cenno a fatica con i simili,
        infila l'erta, il vicolo, scompare
        dietro la porta del tugurio. L'afa
        dello scirocco agita i riposi,
        fa smaniare gli infermi ed i reclusi.

        Non dormo, seguo il passo del nottambulo
        sia demente sia giovane tarato
        mentre risuona sopra pietre e ciottoli;
        lascio e prendo il mio carico servile
        e scendo, scendo più che già non sia
        profondo in questo tempo, in questo popolo.
        Mario Luzi
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          Scritta da: Silvana Stremiz

          Questa felicità

          Questa felicità promessa o data
          m'è dolore, dolore senza causa
          o la causa se esiste è questo brivido
          che sommuove il molteplice nell'unico
          come il liquido scosso nella sfera
          di vetro che interpreta il fachiro.
          Eppure dico: salva anche per oggi.
          Torno torno le fanno guerra cose
          e immagini su cui cala o si leva
          o la notte o la neve
          uniforme del ricordo.
          Mario Luzi
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