Mia madre

Che entri mia madre
portando in seno mio padre
che entri per quell'attimo che basta.
Le somiglio lo so
in scioltezza di cuore
in pienezza d'affanno.
Che entri per governarmi l'assenza.
E m'investa la brezza
l'ossatura del moto.
Che entri per quell'attimo che basta
scollata dai tetti
dallo ione
da Dio.
E mi elegga veggente
oculato
interamente logico
quaggiù
nel polmone.
Luciano Nota
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    Preferisco di gran lunga

    Preferisco di gran lunga
    gli spazi ristretti
    e i tracciati sbriciolati
    alle caviglie leggiadre
    o alle insigne serpi.
    Il mio letto è di felci
    E mi addormento
    con decadenze di luci.
    E si appoggia il forestiero
    e la sua fibra migliore
    e il ragno che tesse il suo ingegno.
    Chi è assetato di grandezza
    infiammi l'universo.
    Luciano Nota
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      La notte era un lunghissimo mare

      Accadeva dopo cena
      appena dopo le ventuno
      al rintocco dell'ultimo sprazzo.
      Ci si chiamava per nomi stentorei
      Fidia, Asclepiade.
      Il tatto arroventato sui fianchi
      le labbra perfette all'umido corallo.
      Seguivamo vestiboli
      che aprivano a bifore più aggraziate.
      Soffocati in un nembo i sospiri
      sceglievamo Kavafis da leggere al buio.
      La notte era un lunghissimo mare.
      Luciano Nota
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