Poesie di Jacopo Lupi
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Tremola poco lontano
Tremola poco lontano la tua fragrante figura.
Sarò dolce in questa notte fatata, di stella,
lacrima e poesia; tra le mie mani si ribella,
l'arancia che solo nella mia bocca matura.
Pigro ti ascolto morire e quasi muoio sereno.
Saluto con un cenno di cuore il tuo sorriso
che guarda altrove, e deformandoti in viso,
scivola una lacrima di cristallo sul tuo seno.
La tua bocca s'apre a guisa di rosa e tace.
Un cenno di primavera sembra verdeggiare
nei tuoi occhi, come scoglio in calmo mare
o brezza di vento tra le foglie, pianto di pace;
che brucia tutto il resto che per me è natale;
brucia il fuoco dentro se stesso nel movimento,
solo una lacrima può redimere uno, dieci, cento
errori che mi hanno visto sbagliare uguale.
Ti vedo tra le sordide finestre del pensiero,
uguale a mille baci di donna già assaporati
allora, finiti già, ancor prima d'esser iniziati,
persi nella notte di chi sono o di chi ero.
E continuo a non capire tutto il tuo pianto di cera.
Barcollo nella nebbia delle mie troppe risposte
accompagnate poche volte, da domande poste
male o mai poste, che di luce illuminano la sera.
Questa notte
Vibrano corde stonate
al pensiero di lei.
Riverberi di specchio e stelle
annegano nel mare
della mia rinnovata solitudine;
schiantano sui miei occhi
stanchi bagliori, nuovi,
tristi piaceri che l'anima rude schiude;
antichi suoni,
schiusi dalla porpora di stelle
di cui si bagna mesta
la mia pelle; questa,
è la polvere stellare;
lascia la scìa,
mi sugge linfa vitale da bere dalla sorgente:
la mia.
Guardo il suo sguardo
che nell'infinito oceano
mi mostra le mille rotte,
sono solo, io,
questa notte
e mille altre.
Lacero in brandelli di seta e pianto
il pensiero fugace; di lei.
L'animo mio innamorato,
è fallace
dinanzi al canto inumano;
è straziato. Tremola
la mano levata verso il tuono,
poco distante,
in segno di sfida
o forse di perdono,
ma il gesto è insistente,
non odo alcun suono,
se non il pensiero
d'un uomo che si pente
d'aver intessuto di passato
il suo presente,
tanto d'aver finito
con il vestire d'abito scuro
ciò che poteva avere tra le mani ora;
o in futuro.
Ascolto solo l'urlo
che mi accompagna,
mi consola,
questa notte sola
o mille altre
e altre ancora.
Edonismo puro
Dolci
le mani smaniose di proibito su di me torci
piano;
un filo di gemito m'accarezza le tempie,
soffio leggero,
gonfio è il pensiero mio
nel ventre; un'impudica ebbrezza m'empie
di getto,
rosso di voglia il mio petto nudo,
distratto dalla tua carnosa opulenza,
s'agita sotto.
Imploro clemenza, assaporo i tuoi gemiti,
scostanti;
linfa s'insinua in ogni poro lasciando distanti
i gesti di mano e le colate d'oro pressanti,
come acqua e diga in esplosione
rallento dolcemente,
lo sento lei mi sente mentre pigra
la mia voglia latente lacera il mio ventre e grida.
Pigra debolezza
Quando la notte scenderà per darmi torto
un soffio leggero di vento mi sussurrerà "vendicati!"
Mi alzerò confuso dal fango che mi ha visto cadere,
guarderò il cielo piangere pioggia di cristallo
e dai miei occhi pioveranno solamente lacrime di perdono.
Incantatrice
La mia rabbia per te non è sopita
ma lo farà domattina;
si ridesterà solo quando la tua carezza
brucierà la mia pelle vergine.
Avevo gli occhi chiusi dalle tue parole.
Un tuo sguardo ha aperto la mia anima
e l'ha lasciata finalmente volare sola.
Da domani sarò solo schiavo di me.