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Scritta da: Gianni Berna

San Valentino

Non avevo che tre soldi
Fu tanto tempo fa
Non arrivavo al costo
"Più di ieri
Meno di domani"
Senza posa gli occhi miei correvano
Dalla scritta al vecchio curvo dietro il banco
Eterno quel silenzio
A squarciarlo
Come il fischio di una sciabolata
Una vocina tremula e sottile
"Quanto hai"
Le mie labbra si mossero
Ancora eterno quel silenzio
E poi
"Va bene"
Mi parve di sognare
Era il quattordici febbraio
Quella sera indossò la collanina
Ma poi la perse
Il sogno era finito.
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    Scritta da: Gianni Berna

    La stanza

    Chiuso in una stanza
    Porte non ce n'erano
    Non c'erano finestre
    Se il buio ha un regno
    Quella stanza era il suo regno
    Non si aprirono porte che non c'erano
    Non si schiusero finestre inesistenti
    Crollarono le mura
    La stanza non fu più la mia prigione
    Accecanti luci abbagliarono i miei occhi
    Pian piano le palpebre si aprirono
    In mezzo a tanta luce
    Come spuntar da densa nebbia
    Apparve
    Figura di una fata
    Ignoravo ch'esistessi
    Eri tu amore mio
    Da dove venuta io non so
    A condurre fuor dall'ombra
    Alla scoperta della luce
    Alla conoscenza della vita
    Un essere indolente
    Che si aggirava senza scopo
    In quella stanza senza porte
    Priva di finestre
    Che copriva l'esistenza
    Di un mondo sconosciuto.
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      Scritta da: Gianni Berna

      Due stelle

      Vaga lo sguardo mio fra le stelle
      Una notte come tante
      La stessa paglia
      Sullo stesso suolo
      Morbida accoglie la mia schiena
      Per altri
      Oggi quel cielo è lo stesso d'ieri
      Non per gli occhi miei
      Un buco nero questa sera rompe l'incanto
      Frantuma un sogno
      Quel nero trasformato in lancia
      Trafigge la mia carne
      Penetra nel cuore
      Lo squarcia
      E infuocato sangue questo petto inonda
      Mancano due stelle
      Nel cielo questa sera
      Due stelle a completar quel firmamento
      Mancano i tuoi occhi
      Volati
      Non saprò mai perché
      In un angolo sperduto
      Di quell'universo immenso
      Dove giammai
      L'occhio mio potrà trovarli.
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        Scritta da: Gianni Berna

        Cartoline

        Impresse in mente mia
        Parole sussurrate
        In tempo che appare ormai tanto lontano
        Ricordo un fil di voce
        Vedrai che arriverà
        Quel giorno arriverà
        Ti prenderò per mano
        Andremo in giro per il mondo
        E insieme gioiremo
        Ad ammirarne meraviglie
        Ma il mondo
        Non l'abbiamo visto mano nella mano
        Ho intravisto solitario un altro mondo
        Immerso in tanto fumo
        Non so nemmeno s'era un mondo
        Vago un ricordo
        Attraversavo un tunnel a braccia tese
        E tremolanti
        Poi fu solo vuoto
        Eccomi ancora a te vicino
        La tua accarezza la mia mano
        L'antica promessa
        Non l'ho mantenuta
        L'avevo forse solo sognato
        Ed è rimasto sogno
        La realtà non è cambiata
        Il mondo da vedere insieme
        Resterà dov'era
        Dove è sempre stato
        Sulle cartoline.
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          Scritta da: Gianni Berna

          Paolo

          Quindici anni!
          Non li avevi ancora
          Quindici anni.
          Perché,
          Se non ancora ho quindici anni,
          Da solo mi lasciate andare?
          Non ancora è il tempo per andar da solo!
          E poi, partir per dove?
          Silenziose le domande
          Negli occhi tuoi appassiti,
          Faticosamente fissi in quelli della mamma.
          Leggevo anch'io
          Nel fondo del tuo cuore.
          Non lo dicevi,
          Ma sulle labbra tue,
          In quei velati occhi,
          Sul tuo viso poggiato su quel seno,
          Chiaro il desiderio,
          Angosciosa la domanda:
          Mamma, io non voglio.
          Perché mai devo partire?
          E intanto
          Ancor sentivi
          La sua mano sulle guance.
          Stanco.
          Eri tanto stanco!
          Il calor di quella mano
          Era ancora la tua vita.
          Sempre più pesanti le tue palpebre,
          Alzandosi a fatica,
          Cercavano ancora un po' di luce.
          Crudele soffio
          Quella luce spense.
          E fu silenzio.
          Lievi sulla fronte
          Le dita di tua madre.
          Il tepor di quella dolce mano,
          Forse,
          Fu l'ultimo tuo ricordo.
          Il buio
          Si fè padron della tua mente.
          Non l'hai raggiunta,
          L'hai vista che s'allontanava
          Quella meta
          Che,
          Tu l'avevi detto,
          Con gli amici volevi festeggiare:
          I tuoi
          Quindici anni.
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