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Scritta da: Silvana Stremiz

Le cose elementari

In modo maldestro, con ago grosso, con
filo grosso,
si attacca i bottoni della giacca. Parla da
solo:

Hai mangiato il tuo pane? Hai dormito
tranquillo?
Hai potuto parlare? Tendere la mano?
Ti sei ricordato di guardare dalla finestra?
Hai sorriso al bussare della porta?

Se la morte c'è sempre, è la seconda.
La libertà sempre è la prima.
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    Scritta da: Silvana Stremiz

    Addii

    Grandi stanze di vecchie case avite
    di provincia
    piene di fischi di navi lontane, piene
    di spenti rintocchi di campane
    e di battiti profondi
    d'orologi antichissimi. Nessuno abita
    piú qui dentro
    eccetto le ombre, e un violino appeso
    al muro,
    e le banconote fuori corso sparse
    sulle poltrone
    e sul letto largo con la coperta gialla.
    Di notte
    scende la luna, passa davanti
    agli specchi esanimi
    e coi gesti piú lenti rassetta dietro
    i vetri
    i fischi d'addio delle navi affondate.
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      Scritta da: Silvana Stremiz
      Tutti i corpi che ho toccato, che ho visto, che ho preso, che ho sognato, tutti
      addensati nel tuo corpo. O, tu carnale Diotima
      nel gran simposio dei Greci. Se ne sono andate le flautiste,
      se ne sono andati filosofi e poeti. I begli efebi dormono già
      lontano, nei dormitori della luna. Tu sei sola
      nella mia preghiera innalzata. Un sandalo bianco
      dai lunghi lacci bianchi è legato alla gamba della sedia. Sei l'oblio assoluto:
      sei il ricordo assoluto. Sei la non incrinata fragilità. Fa giorno.
      Fichidindia carnosi scagliati dalle rocce. Un sole rosa
      immobile sul mare di Monemvasià. La nostra duplice ombra
      si dissolve alla luce sul pavimento di marmo pieno di cicche calpestate,
      coi mazzetti di gelsomini infilati negli aghi di pino. O, carnale Diotima,
      tu che mi hai partorito e che ho partorito, è ora
      che partoriamo azioni e poesie, che usciamo nel mondo. Davvero, non scordare
      quando vai al mercato di comprare mele in abbondanza,
      non quelle d'oro delle Esperidi, ma quelle grosse e rosse che quando affondi
      nella polpa croccante i tuoi splendidi denti resta impresso,
      come l'eternità sui libri, pieno di vita il tuo sorriso.
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