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Poesie di Gaspare Serra

Studente di Giurisprudenza, nato lunedì 2 luglio 1984 (Italia)
Questo autore lo trovi anche in Racconti.

Scritta da: Gaspare Serra

Ali spezzate

Tu che scambi il suo amore
per possesso
e la donna al tuo fianco
per lo sfogo delle tue frustrazioni e debolezze:
chi sei tu, vile,
per spezzare le ali ad un angelo?
Chi sei tu, insignificante nella vita,
per soffocare la sua voce
-repressa ed impalpabile-
tra le tue mani
-esangui ma inesauribili-,
ingabbiandone ogni sua speranza
nel tugurio della tua coscienza?
Come puoi scaricare sulle sue esili spalle
il fardello d'umiliazioni e vergogne
della tua morbosità?
Come puoi seppellire l'emozione
nella fossa vuota del tuo cuore,
e - dopo tutto-
avere ancora il coraggio di guardare!?

Farfalla dalle ali spezzate,
fuggi dai resti di questa vita,
sciogli ogni laccio ancora teso al cuore,
rompi il silenzio
e libera il tuo represso pianto
in urlo colmo di libertà!
Anche se un arcobaleno in bianco e nero
copre il cielo grigio di solitudine,
mira oltre il tuo sguardo denso di pudore,
fallo ora,
adesso,
per sempre!
Nessuna gioia potrà sanare
le ferite di un cuore irrimediabilmente spezzato,
come pane sconsacrato...
nessuna rinascita potrà ristabilire l'equilibrio
di un'anima appesa a un filo...
nessuno potrà ridonare la luce perduta
al tuo ormai secco viso,
scavato dal tempo e dalle lacrime...
Ma dove non puoi giungere domani,
in un batter d'ali,
potrai arrivare negli anni,
sui piedi e con la testa.
E se scegliendo la nuova strada,
seppellendo il tuo passato,
proverai paure, sentirai rimorsi,
lasciati andare,
che tu sia quel che veramente sei,
scopriti da ogni telo,
perché non esiste vita migliore
di quella che vogliamo
e non c'è motivo per non desiderarla!
Come da un seme scippato a un fusto
può nascere un fiore,
così da un presente sottratto a un destino vile
può nascere la speranza di un domani migliore!
E finché non riacquisterai il dono del sorriso
non saprai mai quanto bene possa farti
un semplice sorriso.
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    Scritta da: Gaspare Serra

    Gli angeli di Gaza

    Piccole stelle
    esplodono con un sorriso in viso
    negli occhi pien di vita dei bambini
    di una piccola stretta terra,
    imbrattando le strade della loro ingenuità,
    attingendo dalla tavolozza colorata dei loro pensieri
    un arcobaleno di sogni.

    La spontaneità dei gesti dei bimbi
    permette loro di guardar ancora in alto
    solo per ammirar le stelle:
    inesauribile fonti di speranza per gli altri,
    sono sempre pronti a dimenticare il giorno prima
    per progettarne un altro...

    Nella verginità dei loro sentimenti
    ai piccoli non è dato conoscer l'odio,
    ma la sofferenza si:
    la vedono ogni giorno negli occhi familiari dei grandi,
    la nutrono ogni notte del rammarico
    di non avere conosciuto in tanti...

    Figli di un popolo senza Stato e senza terra,
    loro non sanno cos'è la guerra
    e possono costruire solo muri di sabbia:
    vorrebbero liberamente giocare,
    fuori dai bunker dell'ultimo rifugio;
    apertamente rincorrersi coi compagni d'oltre muro,
    non distinguendo per nascita o religione;
    semplicemente sognare ad occhi aperti,
    senza rabbrividire del sangue sparso intorno!

    I bambini non sanno perché i loro padri
    a volte li salutano con una cinta imbottita addosso,
    come per un addio;
    non comprendono perché ogni giorno
    la gente scenda in strada
    con in braccio un piccolo fagotto di lenzuola;
    non si spiegano come mai certe notti
    il cielo di Gaza s'illumina a giorno - come se esplodesse-
    e la gente rifugge - anziché rincorrere - le stelle cadenti...

    Nell'ignoranza della loro età
    a volte piangono senza un perché
    -o solo perché piangono gli altri-.
    Molti di loro non lo scopriranno mai,
    poiché non ne avranno il tempo;
    molti tra loro lo capiranno appena più tardi,
    quando - costretti a diventar grandi bruciando le tappe-
    avranno anch'essi imparato ad odiare...
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      Scritta da: Gaspare Serra

      Seguendo le luci dell'alba

      Frammenti d'indicibile pensiero,
      briciole d'umana inconsistenza,
      si accalcano disordinatamente in mente
      quali stormi in fuga dal cielo.

      Impazientemente
      tutto crolla come fosse niente:
      scaraventati giù verticalmente,
      ribaltiamo tutto in cerca di sentenze,
      cercando l'acuta saggezza
      tra avanzi d'insipida ignoranza.

      Il dolce e l'amaro del giorno
      rivive la notte,
      sì che
      -anche a volerlo-
      non potremmo più nasconderlo tra le mani:
      basterebbe togliersele dagli occhi
      per accorgersi di mentire a se stessi...

      Intanto l'uomo invisibile del giorno fattosi notte
      si gode in solitudine
      quell'attimo maturo di trepidante attesa,
      seguendo da anni
      le luci inconsistenti dell'alba.
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        Scritta da: Gaspare Serra

        Muraglia

        Gli occhi spenti di una muta sera
        affondano i piedi su una tiepida sabbia di stelle
        calpestando quel senso d'inquietudine e incanto
        dell'uomo senza domande dell'immenso.

        Sulle onde bramose d'una lacrima
        si riflette la luna morente
        che s'infrange contro una scogliera d'anime,
        l'ultima muraglia della sera.

        È imbrattando d'animosità la quiete
        che risorgo ogni giorno dal mare,
        trovando l'istinto oltre la ragione.
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