Scritta da: Silvana Stremiz
La fé, conte, il più caro e ricco pegno
che possa aver illustre cavaliero,
come cangiaste voi presto e leggiero,
fuor che di lei d'ogni virtù sostegno?
A pena vide voi 'l gallico regno,
che mutaste con lei voglia e pensiero;
ed Anassilla e 'l suo fedele e vero
amor sparir da voi tutti ad un segno.
E piaccia pur a lui, che mi governa,
che non sia la ragion di questo oblio
novella fiamma nel cor vostro interna!
O, se ciò è, acerbo stato mio!
o doglia mia sovra ogni doglia eterna!
o fidanza d'Amor che mi tradìo!
Gaspara Stampa
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    Scritta da: Silvana Stremiz
    Io non v'invidio punto, angeli santi,
    le vostre tante glorie e tanti beni,
    e què disir di ciò che braman pieni,
    stando voi sempre a l'alto Sire avanti;
    perché i diletti miei son tali e tanti,
    che non posson capire in cor terreni,
    mentr'ho davanti i lumi almi e sereni,
    di cui conven che sempre scriva e canti.
    E come in ciel gran refrigerio e vita
    dal volto Suo solete voi fruire,
    tal io qua giù da la beltà infinita.
    In questo sol vincete il mio gioire,
    che la vostra è eterna e stabilita,
    e la mia gloria può tosto finire.
    Gaspara Stampa
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      Scritta da: Silvana Stremiz
      Onde, che questo mar turbate spesso,
      come turba anco me la gelosia,
      venite a starvi meco in compagnia,
      poi che mi sète sì care e sì presso:
      così fiero Austro ed Aquilon con esso
      men importuno e men crudo vi sia;
      così triegua talor Eolo vi dia,
      quel ch'a me da l'amor non m'è concesso.
      Lassa, ch'io ho da pianger tanto e tanto,
      che l'umor, che per gli occhi verso fore,
      è poco o nulla, se fosse altrettanto.
      Voi mi darete voi del vostro umore
      quanto mi basti a disfogar il pianto,
      che si conviene a l'alto mio dolore.
      Gaspara Stampa
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        Scritta da: Silvana Stremiz
        S'avien ch'un giorno Amor a me mi renda,
        e mi ritolga a questo empio signore;
        di che paventa e non vorrebbe, il core,
        tal gioia del penar suo par che prenda;
        voi chiamerete invan la mia stupenda
        fede, e l'immenso e smisurato amore,
        di vostra crudeltà, di vostro errore
        tardi pentite, ove non è chi intenda.
        Ed io cantando la mia libertade,
        da così duri lacci e crudi sciolta,
        passerò lieta a la futura etade.
        E, se giusto pregar in ciel s'ascolta,
        vedrò forse anco in man di crudeltade
        la vita vostra a mia vendetta involta.
        Gaspara Stampa
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          Scritta da: Silvana Stremiz
          Grazie, che fate mai sempre soggiorno
          negli occhi ch'amo, e quei poi de le prede,
          che fan tante di noi, vostra mercede,
          fanno il tempio d'Amor ricco et adorno,
          quando scherzate a què bei rai d'intorno
          cò pargoletti Amor, che v'hanno sede,
          fate fede a colui de la mia fede,
          che 'n tante carte omai celebro ed orno.
          E, se di Grazie avete il nome e l'opra,
          fatemi graziosi què due giri,
          ch'a lo splendor del sol stanno di sopra.
          E, poi c'hanno adescato i miei desiri,
          fate (così mai morte non li copra)
          che non mi lascin preda dè martìri.
          Gaspara Stampa
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