Scritta da: FRANCO PATONICO

La Libertà

Amico mio, t'invidio veramente,
io osservo il tuo incedere impettito
di gabbiano che va liberamente,
verso il mare che non l'ha mai tradito.

Non ti curi di quanto ci tormenta:
noi prigionieri senza via d'uscita
d'un malessere che oggi ci spaventa
e condiziona ogni attimo la vita.

Non per te, che nel tuo peregrinare
in ogni tempo non sei mai da solo;
anche il cielo ti vuol assecondare
mentre ti accoglie quando prendi il volo.

Di lassù, dove tu non hai rivali,
solo il vento contrasta la tua rotta,
ma sei libero di batter le ali
anche quando nell'aria ti sballotta.

Vorrei seguirti per volar sul mondo
dove il mare non segna la frontiera;
son disposto a morir ogni secondo
purché la Libertà non sia chimera.
Franco Patonico
Composta sabato 8 giugno 2013
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    Scritta da: FRANCO PATONICO

    Dov'è la pace?

    Dimmi papà, dov'è la pace,
    perché l'uomo non è capace
    di andare d'amore e d'accordo
    e si dimostra così sordo
    di fronte a cotanta povertà
    e al bisogno di libertà?

    La pace, figlio, sta nel cuore,
    lei si compendia con l'amore
    e con i buoni sentimenti,
    non potrà esser altrimenti.
    Vedi, ogni giorno se ne parla
    e vorrebbe ognuno cercarla

    nella casa del suo vicino,
    ma tien l'arma sotto il cuscino.
    Per me il problema è solo questo:
    se l'uomo fosse un po' più onesto,
    con la mano sulla coscienza,
    ma non vuol rimanere senza:

    lui combatte per la ricchezza
    che gli dà tanta sicurezza.
    Si può vincere la povertà
    se ci fosse solidarietà.
    San Francesco l'ha predicato
    lodando Dio ed il creato.

    Ma qui c'è ancora chi è cattivo
    e finché questo sarà vivo
    per noi c'è solo la speranza
    di un po' di pace e tolleranza,
    anche se poi, su questa terra
    c'è sempre chi vuol far la guerra.
    Franco Patonico
    Composta giovedì 30 maggio 2013
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      Scritta da: FRANCO PATONICO

      Quando si è persa l'anima

      Tu, alawita siriano,
      rinneghi il fratello
      e senza ritegno
      rovesci l'involucro
      della tua coscienza.
      Mostri al popolo,
      senza pudore,
      le tue interiora,
      mentre l'anima tua
      viene rapita
      dai conati di fumo
      vomitati da Aleppo
      e dalla regale Damasco.
      Il tuo seggio
      è un trono di pietra
      grondante di sangue,
      che fluisce dal tormento
      delle tue brame.
      Logoro è lo stendardo
      che resiste al vento
      della shari'a,
      ma si piega lo stelo
      della tua dinastia.
      Bashar al-Asad,
      domani il tuo esercito
      sarà terracotta,
      sepolto tra le macerie
      di una misera storia.
      Sarà allora
      che il viandante siriano
      ritroverà l'antico destino
      tra la sua gente
      non più prigioniera
      del lungo silenzio
      e la seguirà
      nel suo nuovo cammino.
      Franco Patonico
      Composta mercoledì 22 maggio 2013
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        Scritta da: FRANCO PATONICO

        La luce della luna

        La luc d'la luna

        Io t'guard, oh luna piena,
        te n'sei miga com"l sol',
        c' hai'na luc ' ch'rass. rena,
        lù, invec', propi n'vol'

        ch's'usservà senza ucchiai
        e, si c prov', quell'm'cega,
        ma sa te n'succed'mai,
        la b. lezza tua n's'nega.

        Adè t'ammir'incantat'
        e m'par'da ved'ch'l vis'
        ch'da sempr'ho immaginat'.

        Luna m'argali'n surris'
        sa l'illusion'd'ess'stat'
        do' s. condi in paradis'.

        Traduzione:
        La luce della luna

        Io ti guardo, oh luna piena,
        tu non sei mica come il sole,
        hai una luce che rasserena
        lui, invece, proprio non vuole

        che si osserva senza occhiali
        e, se ci provo, quello mi acceca,
        ma con te non succede mai,
        la bellezza tua non si nega.

        Ora ti ammiro incantato
        e mi pare di vedere quel viso
        che da sempre ho immaginato.

        Luna mi regali un sorriso
        con l'illusione di essere stato
        due secondi in paradiso.
        Franco Patonico
        Composta domenica 7 aprile 2013
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          Scritta da: FRANCO PATONICO

          Ieri, oggi e domani

          S' ier',  e duman,
          invec d' tre parol'
          ch' s'us. n' p. l temp'
          s' pudess. r' aduprà
          p. r bev' e p, r magnà,
          al sup. rm. rcat'
          c' saria sempr' la fila
          p. r capà 'i giorni mej.

          'L passat' è com 'l vin':
          s'è vecchá 'ha valor'
          e nt l'etichetta c'è stampat'
          l'ann' ch'è imbuttjat;
          'l pr. sente è com' 'l pan',
          cott' e sfurnat'
          e l futur' è 'n bell' ov
          sa drenta 'na surpresa.

          Chi pia l'ov' è fiducios'
          e nun vol' d. lusion';
          foss' finalmente'
          qualca suddisfazion'!
          Già, p. rché 'l futur'
          è com' 'n tern' al lott'
          dipend' dal d. stin
          ch' l'ha surt. ggiat'.

          Invec' 'l pr'sent',
          ch' saria 'l filon d' pan',
          si armann nt la cr. denza
          pudrebb' pia d' muffa.
          Li stess succed' ma 'l vin'
          si n'è ben cuns. rvat'
          sigura s'infurtisc'
          e serv' sol p. r cucinà

          Se 'l vin' è duv. ntat' acet'
          l' ov è andat' a mal''
          e 'l pan' s'è muffit',
          magari avem' sbaiat'
          a gì al sup. rm. rcat'.
          L'unica suluzion'
          è campà ogni giorn'
          senza curr dria ma 'l temp.

          P. rché 'l temp' n' s'compra
          e manch 's ' po' arvend';
          com 'l pan' s' cunsuma,
          e ognun' sa com' spend'.
          Sp. ram' ch' duman'
          la pulittica gambiass
          e d'l temp' ch ' arman'
          n'  faran' pagà l' tass'.

          Traduzione: Ieri, oggi e domani
          Se ieri, oggi e domani invece di tre parole che si usano per il tempo si potessero adoperare per bere e per mangiare, al supermercato ci sarebbe sempre la fila per scegliere i giorni migliori.
          Il passato è come il vino, se è vecchio ha valore e nell'etichetta c'è stampato l'anno che è stato imbottigliato. Il presente è come il pane, cotto e sfornato e il futuro è un bel uovo con dentro la sorpresa.
          Chi prende l'uovo è fiducioso e non vuole delusioni; ci fosse finalmente qualche soddisfazione!
          Già perché il futuro è come un terno al lotto, dipende dal destino che ce l'ha sorteggiato. Invece il presente, che sarebbe il filone di pane, se rimane nella credenza potrebbe prendere di muffa. Lo stesso per il vino, se non è bene conservato sicuro si inacidisce e serve solo per cucinare...
          Se il vino è diventato aceto, l'uovo è andato a male e il pane si è ammuffito, magari abbiamo sbagliato ad andare al supermercato. L'unica soluzione è vivere ogni giorno senza correre dietro al tempo.
          Perché il tempo non si compra e neanche si può rivendere, come il pane si consuma e ognuno sa come spendere. Speriamo che domani la politica cambiasse e del tempo che ci rimane non ci faranno pagar le tasse.
          Franco Patonico
          Composta martedì 13 novembre 2012
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