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Non più cemento

Ataviche rocce s'ergono al cielo
dal partoriente seme d'una terra antica.
Bocche di fuoco, fossili e cristalli
erosioni e occultamenti nei secolari tempi.

Sinuoso ostenti una pacata ascesa...
nodosi anelli dei millenari tronchi,
rinfolti di pelo verde le tue braccia
E dona ossigeno alla terra che circondi.

Distese ardenti di sabbia iridescente
che bruciano sotto un sole torrido e cocente,
oasi sperdute create dalla mente
al calar di una notte fredda ed imminente.

Grandi distese acquose
ove lo sguardo perde I suoi confini;
negli ondeggianti riflessi d'argento,
di un caldo e brezzoso sole,
V'è un pullular di vita...
tra spumeggiar di scoglio.

L'immensità che mi circonda
permea la mia pelle
ed io al tatto "assaporo"
D'essermi compiaciuto in essa!
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    Un attimo prima

    E quel benessere
    quel gran vociferare...
    di cui interiormente
    N'ebbi sentore.

    M'indusse a maledir unicamente
    quell'antefatto di pensiero
    che con spirito puro E con candore
    mi collocò tra I falsi martiri d'amore.

    quand'io nacqui
    avrei voluto che il ricordo
    non mi sfuggisse alla memoria...
    ma che tutto chiaro mi restasse;
    al fin che sol di quei momenti
    "per il sublimale miracolo di vita che sempre si rinnova"
    ...mi ricordassi!

    Ma il mio incauto pensier
    libero gorgheggia ogni momento
    nel suo vorticar soffoca il lamento,
    S'alza e s'insinua a seminar sgomento
    con la sua triste nenia...
    A tributar tormento.

    E la notte...
    come ogni notte...
    mi si rinnova il turpe amplesso
    E nella monotona e lenta mia agonia
    il nero spettro... mi strappa l'anima
    E la trascina via!
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