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Poesie di Francesca Zangrandi

Studentessa, nato lunedì 11 marzo 1991 a Merano (Italia)
Questo autore lo trovi anche in Frasi & Aforismi, in Racconti e in Frasi per ogni occasione.

Scritta da: Francesca Zangrandi
Mi hai detto: "oltre ai sentimenti che provo per te non trovo un senso alla nostra storia".
Ti dico io cosa aveva senso per me...
Aveva senso aspettare che arrivasse il treno e avere il cuore in gola pensando che presto ti avrei visto.
Aveva senso stare sul tuo balcone a parlare di questo mondo strano, a vedere che noi due ci capivamo.
Aveva senso piangere tra le tue braccia e cercare di alleggerire le tue giornate.
Aveva senso vederti guidare, studiare... dormire.
Aveva senso il tuo modo di essere chiuso in te e le mie mille paranoie.
Aveva un senso...
Avevamo un senso, ma ora cosa ci rimane?
Cosa mi rimane?
Dimmelo tu.
Spiegami perché mi hai lasciato solo quella frase.
Composta venerdì 19 febbraio 2010
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    Scritta da: Francesca Zangrandi
    Esiste un gioco, un gioco le cui regole sono strane.
    Ogni giocatore ha un cuore e sette pugnali.
    I giocatori sono due e si incontrano una volta ogni tanto.
    Quando si vedono hanno tutto il tempo che vogliono per fare quello che vogliono.
    Questi devono decidere se pugnalare il proprio cuore o quello dell'altro.
    Ah, i due si vogliono bene.
    Esiste un gioco, un gioco fatto di sangue e dove esce vincitore chi dimentica l'altra persona.
    Io sto facendo questo gioco con la persona che ho amato e che mi ha voluto bene.
    Io non so come andrà a finire,
    ma so che nel mio cuore ci sono 13 pugnali...
    ne manca ancora uno.
    Composta lunedì 1 febbraio 2010
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      Scritta da: Francesca Zangrandi
      Cammini tra la natura e l'asfalto
      tra campi di mele e cemento.
      Prendi del fango che giace al bordo
      segnando un confine tra vita e morte.
      Lo prendi con le mani
      e inizi a spalmarlo sulla strada.
      Il fango geme.
      Ribolle.
      Tu ti alzi.
      Con occhi assenti ti giri.
      Ti allontani da quel luogo tetro e pieno di adii.
      L'immagine si blocca.
      Si allontana, e quando è abbastanza distante il fango prende forma,
      una frase o preghiera:
      "Aspettami in quel luogo dove vorrò essere amata".
      Composta lunedì 1 febbraio 2010
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        Scritta da: Francesca Zangrandi
        Voglio vedere al di là delle cose, di tutto.
        Odio, bene, tristezza, forza.
        Voglio andare al di là delle montagne per vedere il sole toccare le onde del mare.
        Voglio attraversare l'oceano cercando l'infinito.
        Voglio sognare per oltrepassare i confini tra realtà e fantasia.
        Voglio anzi, vorrei, sedermi su una nuvola e vedere un film, il mio film, il mio sogno.
        Poi chiudermi nel mio piccolo mondo e sentire solo l'acqua sugli scogli.
        Voglio te...
        questa è la verità.
        Vorrei te, il mio film, il mio sogno, il mio cucchiaino di zucchero.
        Nessuna parola, pensiero, sogno, film potrà mai descrivere quello che provo.
        Ma c'è una cosa che non puoi darmi:
        amore... Io ti amo, ma gli 8 anni non me li puoi di certo riempire tu...
        Composta lunedì 1 febbraio 2010
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          Scritta da: Francesca Zangrandi
          Siamo nati per essere assassini.
          Per quanto l'uomo tenda ad identificare un assassino come colui che uccide un altro uomo, non cambia il fatto che siamo tutti assassini.
          Uccidiamo ogni giorno
          quindi mi domando:
          Perché il creatore ha fatto si che in natura esistessero esseri più forti e grandi di altri?
          Perché siamo così potenti da decidere la continuazione della vita o la morte di qualcuno?
          E la nostra coscienza perché agisce in maniera differente?
          Se uccido un ragno nessuno dice nulla, anzi chi ha paura dei ragni non fa altro che incitarmi a commettere l'omicidio.
          Ma quando si tratta di un uomo o di un essere grande ecco che la coscienza propria, o quella collettiva, si fa avanti.
          Sarà perché più l'essere è visibile e grande più l'uomo osserva la sua opera?
          C'è anche da dire che pure gli esseri piccoli hanno le loro armi, come il veleno.
          Organismi perfetti fatti per compiere funzioni perfette che ci permettono la vita, e tuttavia:
          Il grande uccide in un attimo il piccolo
          come il piccolo annienta il grande
          tutto in un omicidio perfetto.
          Perché noi possiamo decidere la morte ma non la nascita?
          Semplice...
          perché siamo nati per essere assassini.
          Composta lunedì 1 febbraio 2010
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