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Scritta da: Young Dreamer ...
E dopotutto ci sono tante consolazioni!
C'è l'alto cielo azzurro, limpido e sereno,
in cui fluttuano sempre nuvole imperfette.
E la brezza lieve [...]
e, alla fine, arrivano sempre i ricordi,
con le loro nostalgie e la loro speranza,
e un sorriso di magia alla finestra del mondo,
quello che vorremmo,
bussando alla porta di quello che siamo.
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    Scritta da: Virgink

    Lisbon revisited (1926)

    Nulla mi lega a nulla.
    Voglio cinquanta cose allo stesso tempo.
    Bramo con un'angoscia di fame di carne
    quel che non so cosa sia -
    definitamente l'indefinito...
    Dormo irrequieto e vivo in un irrequieto sognare
    di chi dorme irrequieto, mezzo sognando.
    Mi hanno chiuso tutte le porte astratte e necessarie,
    Hanno abbassato le tende dal di dentro di ogni ipotesi che avrei potuto vedere dalla via.
    Non c'è nel vicolo trovato il numero di porta che mi hanno dato.
    Mi sono svegliato alla stessa vita a cui mi ero addormentato.
    Perfino i miei eserciti sognati sono stati sconfitti.
    Perfino i miei sogni si sono sentiti falsi nell'essere sognati.
    Perfino la vita solo desiderata mi stanca; perfino questa vita...
    Comprendo a intervalli sconnessi;
    scrivo a intervalli di stanchezza;
    e perfino un tedio del tedio mi getta sulla spiaggia.
    Non so quale destino o futuro compete alla mia angoscia disalberata;
    non so quali isole del Sud impossibile mi aspettano naufrago;
    o quali palmeti di letteratura mi daranno almeno un verso.
    No, non so né questo né altro né niente...
    E in fondo al mio spirito, dove sogno quel che sognai,
    nelle estreme pianure dell'anima, ove ricordo senza motivo
    (il passato è una nebbia naturale di lacrime false),
    nelle strade, nei sentieri di remote foreste
    ove ho supposto il mio essere,
    fuggono in rotta, ultimi resti
    dell'illusione finale,
    i miei sognati eserciti, sconfitti senza essere esistiti,
    le mie coorti ancora da esistere, sgominate in Dio.
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      Scritta da: Ma Na
      Se io, ancor che nessuno,
      potessi avere sul volto
      quel lampo fugace
      che quegli alberi hanno,
      avrei quella gioia
      delle cose al di fuori,
      perché la gioia è dell'attimo;
      dispare col sole che gela.
      Qualunque cosa m'avrebbe meglio
      giovato della vita che vivo -
      vivere questa vita di estraneo
      che da lui, dal sole, mi era venuta!
      Viaggiare! Perdere paesi!
      Essere altro costantemente,
      non avere radici, per l'anima,
      da vivere soltanto di vedere!
      Neanche a me appartenere!
      Andare avanti, andare dietro
      l'assenza di avere un fine,
      e l'ansia di conseguirlo!
      Viaggiare così è viaggio.
      Ma lo faccio e non ho di mio
      più del sogno del passaggio.
      Il resto è solo terra e cielo.
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