Scritta da: Silvana Stremiz

Al fiume

Bel fiume! Nel tuo limpido flutto
di lucido cristallo, acqua errabonda,
tu sei emblema d'una fulgente
beltà - cuore non disvelato -
piacevole intrico dell'arte
nella figlia del vecchio Alberto;

ma quando la tua onda ella contempla -
che scintilla allora e tremola,
oh, allora il più leggiadro rivo
si fa simile a colui che l'adora:
ché nel cuore di lui, come nel tuo scorrere,
l'immagine di colei è radicata:
in quel cuore che tremola al raggio
di occhi che cercano l'anima.
Edgar Allan Poe
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    Scritta da: Silvana Stremiz

    Romanza

    Romanza, che ami annuire e cantare
    col capo assonnato e le ali ripiegate,
    tra verdi fronde, quali agita
    nel suo fondo un ombroso lago,
    fu per me un variopinto pappagallo
    - oh, a me familiare uccello -
    che m'apprese a dir l'alfabeto
    e a balbettare le prime parole,
    quando nel bosco selvaggio io giacevo,
    fanciullo - dall'occhio sagace.

    Ma da un pezzo, del Condor gli eterni anni
    così scuotono il cielo stesso là in alto,
    con tumulto di tuoni mentre passano,
    che non ho io più tempo per oziose cure,
    mentre spio l'inquieto cielo.
    E quando un'ora con più lievi ali
    getta su di me le sue morbide piume,
    dissipar quel breve tempo con lira e rime
    (vietate cose! ) - delittuoso parrebbe al mio cuore:
    a meno che con le corde non vibri anch'esso.
    Edgar Allan Poe
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      Scritta da: Silvana Stremiz

      Eldorado

      Con il suo gaio cimitero
      un ardito cavaliere,
      sotto il sole e in fitta ombra,
      già da tempo andava errando
      - e cantava una canzone -
      ricercando l' Eldorado.

      Ma diventò vecchio intanto -
      questo prode cavaliere -
      e gli calò sul cuore
      un'ombra, che' non trovava
      mai terra o luogo
      somigliante all'Eldorado.

      E quando le forze
      l'abbandonarono infine,
      incontrò un'ombra pellegrina -
      "Ombra", egli chiese,
      "dove mai si troverà
      questa terra d'Eldorado?"

      "Oltre ai Monti
      della Luna,
      giù nella Valle delle Tenebre,
      cavalca, cavalca intrepido",
      così l'ombra gli rispose -
      "se vai in cerca d'Eldorado!"
      Edgar Allan Poe
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        Scritta da: Silvana Stremiz

        Elena (1848)

        Ti vidi una volta, una sola volta –anni fa:
        non voglio dir quanti – non molti, tuttavia.
        Era notte, di Luglio; e dalla grande luna piena
        che, come la tua anima, ricercava, elevandosi,
        un suo erto sentiero per l'arco del cielo,
        piovve un serico argenteo velo di luce,
        con sé recando requie, grave afa e sopore,
        sui sollevati visi d'almeno mille rose
        che s'affollavano in un incantato giardino,
        che nessun vento – se non in punta di piedi – osava agitare.
        E cadde su quei visi di rose levati al cielo,
        che in cambio restituirono, per l'amorosa luce,
        le loro anime stesse odorose, in estatica morte.
        Cadde su quei visi di rose levati al cielo,
        che sorridendo morirono, in quel chiuso giardino,
        da te incantati, da quella poesia che tu eri.
        In bianca veste, sopra una sponda di viole,
        ti vidi reclina, mentre che quella luce lunare
        cadeva sui visi sollevati delle rose,
        e sul tuo, sul tuo viso –ahimé, dolente!
        Non fu il Destino che, in quella notte di Luglio,
        non fu forse il Destino ( e Dolore è l'altro suo nome)
        che m'arrestò, davanti a quel giardino,
        a respirar l'incenso di quelle rose addormentate?
        Non un passo nel silenzio: dormiva l'odiato mondo,
        tranne io e te. M'arrestai, guardai
        e ogni cosa in un attimo disparve
        (Oh, ricorda ch'era un magico giardino! )
        Si spense il perlaceo lume della luna:
        non più vidi sponde muscose, tortuosi sentieri,
        i lieti fiori e gli alberi gementi;
        e moriva quel profumo stesso delle rose
        tra le braccia dell'aria innamorata.
        Tutto svaniva fuor che tu sola – una parte anzi di te:
        fuor che quella divina luce nei tuoi occhi-
        fuor che la tua anima nei tuoi occhi alzati al cielo.
        Quelli io vedevo e non altro – l'intero mondo per me.
        Quelli io vedevo e non altro – e così per molte ore-
        quelli solo io vedevo – finché la luna non tramontò.
        Quali selvagge storie del cuore erano inscritte
        in quelle celestiali sfere di cristallo!
        Quale fosco dolore! E sublime speranza!
        Quale tacito e pacato mare d'orgoglio!
        Quale audace ambizione! E che profonda-
        insondabile capacità d'amore!
        Ma disparve infine Diana alla mia vista,
        velata in un giaciglio di scure nuvole a ponente;
        e tu – uno spettro – tra i sepolcrali alberi
        ti dileguasti. Solo i tuoi occhi rimasero.
        Essi non vollero andar via – mai più disparvero.
        Quella notte illuminando il mio solingo cammino,
        non più mi lasciarono (come invece, ahimé,
        le speranze! ). Ovunque mi seguono, mi guidano
        negli anni. Sono i miei ministri – ma io il loro schiavo.
        Loro compito è d'illuminarmi, d'infiammarmi,
        e mio dovere è d'esser salvato da quella luce,
        in quel loro elettrico fuoco purificato,
        in quel loro elisio fuoco santificato.
        Mi colmano l'anima di beltà, di speranza –
        su nel cielo – le stelle a cui mi prostro
        nelle tristi, mute veglie delle mie notti;
        e nel meridiano splendore el giorno
        ancora io le vedo – due fulgenti e dolci
        Veneri, che il sole non può oscurare.
        Edgar Allan Poe
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          Scritta da: Silvana Stremiz
          Or son molti e molti anni
          che in un regno in riva al mare
          viveva una fanciulla che col nome
          chiamerete di Annabel Lee:
          e viveva questa fanciulla con non altro pensiero
          che d'amarmi e d'essere amata da me.
          Io ero un bimbo e lei una bimba,
          in questo regno in riva al mare;
          ma ci amavamo d'un amore ch'era più che amore-
          io e la mia Annabel Lee –
          d'un amore che gli alati serafini in cielo
          invidiavano a lei ed a me.
          E fu per questo che –oh, molto tempo fa-
          in questo regno in riva al mare
          un vento soffiò da una nube, raggelando
          la mia bella Annabel Lee;
          così che vennero i suoi nobili parenti
          e la portarono da me lontano
          per rinchiuderla in un sepolcro
          in questo regno in riva al mare.
          Gli angeli, non così felici in cielo come noi,
          a lei e a me portarono invidia –
          oh sì! E fu per questo ( e tutti ben lo sanno
          in questo regno in riva al mare)
          che quel vento irruppe una notte dalla nube
          raggelando e uccidendo la mia bella Annabel Lee.
          Ma molto era più forte il nostro amore
          che l'amor d'altri di noi più grandi-
          che l'amor d'altri di noi più savi-
          e né gli angeli lassù nel cielo
          né i demoni dentro il profondo mare
          mai potran separare la mia anima dall'anima
          della bella Annabel Lee: -
          giacché mai raggia la luna che non mi porti sogni
          della bella Annabel Lee;
          e mai stella si leva ch'io non senta i fulgenti occhi
          della bella Annabel Lee: -
          e così, nelle notti, al fianco io giaccio
          del mio amore – mio amore – mia vita e mia sposa,
          nel suo sepolcro lì in riva al mare,
          nella sua tomba in riva al risonante mare.
          Edgar Allan Poe
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