Il segreto

Ti tengo con me ormai da tempo,
come si tengono i sogni, che emergono
nel nostro certo, urgenti, e fioriscono
dentro, tuo malgrado.

Ti tengo con me,
come si tiene quel poco d'acqua nel deserto
coscienti che non soddisferà tutta la sete.

Ti tengo con me,
come l'albero tiene il suo frutto,
gradendolo e nutrendolo.

Ti tengo con me,
ormai da mesi e non so
come farci incontrare,
come farci sopportare,
i miei occhi, i tuoi occhi,
(la mia anima, la tua anima).

Tacendo quest'acquitrino di sogni
marci, anni inceneriti, vita inquinata.

Tu potresti visitarmi, lo sento, portare ristoro.
Ma a quale fatica?

Non esiste niente che sia più misero
di chi non vuole soffrire e ogni giorno,
nel profondo,
non si dimentica di piangere.
Antonio Colaianni
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    Il miraggio

    Distinguo il corpo ignudo, carponi
    su un'asparagiaia, venirmi incontro
    a celare il viso gli scandalizzati capelli
    che nulla possono quando la lingua
    si erge come un aspide a lambire
    velenosa la punta del naso.

    La bocca, ghiacciaio in fiamme
    non trattiene lo sciogliersi profumato
    sull'esile mento; ormai gonfio
    come un lombrico indietreggio
    a sostenermi un pioppo, socchiudo
    gli occhi un istante, respiro profondo
    dissolta è l'asparagiaia.

    Smarrito e affranto mi muovo
    tastoni verso l'epicentro del desiderio
    e unica sottile vestigia:
    uno scuro ondulato capello.
    Antonio Colaianni
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      Due uomini

      Adesso, le aspettative erano scambiate:
      Lui… come un bimbo impaurito… attende
      la seggiola minuta ed insolente, non tiene
      conto dell'intatta mole, le lacrime, precoci
      scivolano ignare tra le crepe del tempo.

      Lui… adesso… è chino… chino e mite
      come non lo avevo mai scoperto
      interrogano, del suo andato, circostanze.

      Singolare destino, mi balenano del nemico
      mentre lui… candido… continua a sciogliersi.

      Dovessero, animo contrito, giudicarti adesso
      chi di te fiuterebbe l'uomo incomprensibile
      che non sapeva amare, l'uomo che nel dissipare
      esibiva vocazione e per non perderla di vista,
      la sofferenza la andava suonando porta a porta.

      Adesso sei lì, ad un passo, inerte come un bonzo
      e io qui, indissolubilmente intrappolati, inumata
      rete di dolore tessuta da fendere, urlando, esausti:
      esisto, reagisco, sopravvivo, palpito.

      …Lui… adesso… è un uomo malato
      devo aiutarlo, devo amarlo.

      …Lui… adesso… è mio Padre.
      Antonio Colaianni
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