Illustrazioni poco illustrate

Il volto del cielo è mutato,
virato è ad altri colori
sull'inquadratura di limatura di vita
che il tempo abrasivo ha prodotto
or vispo soffia un vento
ridestatosi da un lungo sonno.
Sarò stato nel frattempo
come frastornato da qualche parte?
Avrò nostalgia di calura
appena arriverà il freddo
penserò al mare che ho disertato
per tutti questi mesi passati
e tornerà prima o poi il pensiero
che forse una porta sarà abbattuta
quando di me, né sale né pepe,
altri non avranno più notizia
e preoccupati penseranno
che qualcosa di grave mi sia accaduto.
Di che mi sono riempito respirando
quasi appartato, di che sono stato
muto spettatore, cosa ho atteso
e a quali appuntamenti ho mancato?
Mi rispondo su tante cose
ma senza attenzione, lo sguardo fisso
sulle cose trascurate che mi circondano
passa da punto a punto a caso.
La clessidra sempre là a misurare
crolli assenze e presenze:
sulla mensola altri fiori mummificati,
il velo di polvere sulle scarpe
dismesse da tanto si è ispessito.
Poco si dischiude e tanto si chiude
sui greppi dell'incolta speranza
ininterrotte le sparizioni e i decessi;
a dismisura si dilata il vuoto
e nessun successo riporta il cuore
se aligero nulla acciuffa volando
su arsi sogni e aduste illusioni;
a promozioni di spegnimenti aderisco
di innamoramenti fiabe, nessun ricordo.

Senza chiavi nessuna porta si apre
in una oziosa eternità infingarda sosto.

Sopporto appena il respiro ed è un fatto
e così ancora vivo ingannando la morte.
Angelo Michele Cozza
Composta martedì 4 settembre 2012
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    Caducità

    Caducità, precorritrice dello svanire,
    poi che demolisci smantelli e distacchi
    quanta tristezza dai al cuore mio!
    Paurosamente quanto ho perduto
    quante erbe dai prati dei giorni vissuti
    strappate o rinsecchite,
    quanti i flosci lacerti di sogni sfiancati
    le degenze senza speranza
    dell'effimero sfinito nelle corsie,
    oh l'infertile perire di decorazioni illusorie!
    L'acqua leviga i ciottoli e i pendii
    la tormenta abbatte strappa e deforma
    mentre l'insaziabile tempo
    nel suo incedere spietato
    tutto divora col suo appetito!
    Il pensiero, come amore bellezza e vita,
    sgorga si disfa e scompare;
    dissipa l'oscurità il luccicante
    si distende il telo nero del nulla
    e tutto ricopre come una fitta chioma
    rendendo la vista cieca.
    Dopo anni, che resta o ricorda la casa
    lesionata dell'impalcatura erosa e arrugginita
    un tempo eretta per costruirla?
    Il movimento degli istanti vissuti
    col suo incontrastato fluire
    ogni realtà trascorsa cancella:
    solo se vi è uno stelo esiste un fiore!
    Senza fini attacca e sfiocca
    il vento la nube, la scompiglia
    e ne soffia i resti chissà dove:
    poi deserto azzurro nel campo visivo.
    Ciò che va all'indietro
    mai ritorna lì dove era e viveva,
    niente nell'irreversibile si ricompone
    e troppa fretta ha l'accadere
    per fermarsi e attardarne il destino;
    l'intrattenibile, che percuote e fugge,
    mai colore verso o direzione muta.
    Caducità, solo fanciullezza sognante
    e sventolante giovinezza ti ignorano!
    Apprenderemo oggi la rinuncia all'imperituro
    l'Io e il cuore perdoneranno il caduco
    che mai ferma il suo volano muto.
    Angelo Michele Cozza
    Composta sabato 9 giugno 2012
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      Ancora in me si effonde amore

      All'avida morte ghermitrice
      che non risparmia uomini affetti e cose
      Amore perituro ti ho strappato
      nella serra degli ideali ti ho preservato
      in un verso o in una lettera ti ho reso immortale.
      Ah il tuo esordio nell'innocenza dell'età
      quando l'animo la soglia dei sogni varcava:
      altro diceva la vita, altro ci sostentava
      mia confusione di indistinte emozioni!

      Sola uscita di una caverna cieca
      ombra d'ali sulla terra, gonfiore d'anima
      arco di volta celeste su te sostenni il cuore.
      A prima vista dopo un incrociarsi di sguardi
      o appostato e in attesa di maturare di eventi
      dietro una cornetta o accompagnato da un fiore
      tra scocchi di rossore con te declamai
      or come scolaretto alla prima recita
      or come un vecchio serioso adulatore.

      Magico sublime, in cerca di un posto sicuro
      che sfamasse il cuore a crampi di affetto,
      compagno mi restavi se all'alba di una speranza
      tradita e offesa solo mi trovavi.
      Quanto mi desti e quanto per te donai
      quanti gli echi e i timbri della tua gamma:
      mai parvenza ingannevole in me regnasti.

      Tu perdoni, capisci, sollevi, soccorri
      bagliore o fuoco dai luce e riscaldi
      dove gli altri due falliscono
      terzo occhio affondi e penetri
      con sorriso corteggi cuori ritrosi
      spaventati indecisi rassicuri.
      Solo tu splendi nella notte nera
      quando un buio grasso sovrasta
      rovine di anni e di illusioni
      sempre te fischio se annuso il nulla
      o trabocca nera malinconia e si sparge.

      Corrimano rassicurante
      pur incanutito a te mi aggrappo a volo
      per vincere il terrore di sfracellarmi
      percorrendo stanco e deluso
      il teso filo sospeso della vita.
      Angelo Michele Cozza
      Composta martedì 22 maggio 2012
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        Lettera a mia madre nell'aldilà

        L'ora che a te mi congiungerà
        lo sento si fa più vicina madre
        l'attesa della buona ventura
        speranzosa si erge tra il consumarsi
        di atri sostanziosi contorni di vuoto.
        Da quando, tu muta e io in lacrime,
        ci separammo quante cose sono accadute:
        molte non le avresti approvate
        se fossi stata ancora qui
        e ti stupiresti sapendo che fatti impensabili
        a mitraglia pur mi hanno colpito
        e - impossibile! - certo mi diresti che sia.
        È da tanto sai che non so più
        dove mettere i piedi per restare
        in equilibrio con la mente
        e non strisciare tra confusioni
        di vita e di morte o se andare
        a destra o a sinistra
        ai mille bivi che incontro vivendo.
        Mi grava la memoria il passato
        vedo i dettagli del mio fluttuare
        vacillo, cerco appoggi, scivolo
        fin nel fondo, atterrisco smarrito;
        alla ragione e al cuore cerco aiuto
        mentre il sangue impugna e abnega
        l'abitudine di scorrere tra le vene;
        non sto più attento alla salute
        non curo acciacchi, mi rassegno
        rimedi a morbi fisici e morali trascuro.
        Senza rifluire di volontà persa è ogni guida,
        né prudente né coraggioso non so dove andare
        disfatto più non mi allungo e mi contraggo
        se da una fessura giungono raggi di domani.
        Vorrei essere cieco e non vedere
        non fare testimonianza del vuoto
        che mi beffeggia e mi insulta
        non scambiare fandonie con altri vivi
        cercare e inseguire fughe d'infimo grado
        o trovare le mani piene di niente
        se tento di afferrare ancora frutti
        da questi giorni che si intestardiscono
        a tenermi secco in vita;
        sempre ancor più disubbidisco
        agli imperativi di desiderio e di possesso
        di bene e di sostanze apparenti.
        Madre, non litania è la mia
        per questo malessere che non si appiana
        ma elegia di stanchezza, stillicidio di astenia,
        disegno di aspirazione incalzante di pace,
        di quella pace diffusa che regna
        oltre i fracassi e le idiozie del mondo
        di quella pace che tu anima semplice
        nel silenzio dell'aldilà da tempo hai trovato.
        Ho percorso rive rigogliose
        mi sono immerso nell'acqua
        poi nella palude tra sabbie mobili
        ho sentito il gorgo funereo di ogni senso
        di stare in vita dopo i suoi inganni
        or attendo una tua mano soccorritrice
        che fuori mi tragga e mi salvi.
        Dove sei tu trovami uno spazio
        si riannodi un filo da tanto spezzato
        senza peso nelle acque del tuo ventre
        ritorni per non lasciarle mai più.
        Angelo Michele Cozza
        Composta martedì 3 aprile 2012
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          Musicomania

          Lo spartito degli anni
          per il concerto di controluce
          che impaura il mio tempo
          è quasi ultimato
          A parte l'ouverture,
          un granché finora l'esecuzione non è stata
          fughe malinconiche e pazze dissonanze
          poche volte applausi hanno potuto strappare
          alla platea o al loggione
          di giorni in ombra molto affollati.
          La partitura l'abbiamo a lungo sfogliata e riveduta
          molti al vaglio i ritornelli ripetuti e stonati;
          le altezze e gli acuti di tristezze sinfoniche
          il consumarsi di desideri nel cuore mutato
          più strappalacrime erano di quelle di un fado,
          struggenti gli accordi a volte intervallati
          da armonie gioiose e rallegri mai più replicati.
          Oh quante varietà ha la musica orchestrale
          quanti musicografi interpretano il valore
          dell'esecuzione del tema dell'essere!
          L'avvicina e l'allontana
          il vivere che si protrae e ci sorvola
          il canto flautato della speranza romanzata
          così come fanno le trombe e gli archi del mare
          tra una salsedine che si alza e ci investe.
          Oh il vento che ascolti a distanza
          quando suona nel canneto solitario sul lago
          l'animo che per arpeggi languenti si assonna
          mentre tutto passa e niente si ferma
          nell'immobilità del pantano dei sogni!
          Angelo Michele Cozza
          Composta mercoledì 28 marzo 2012
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