Spesso e a lungo

Spesso e a lungo,
con vecchi e giovani ho conversato:
le iperboliche scorribande
di un pensiero inquieto e inappagato
per un po', loro malgrado, hanno seguito.
Sorretti da certezze, stabilizzati e ancorati,
ad un dubbio non hanno oscillato,
paventato un possibile sospetto
all'insinuarsi che qualcosa pur non tiene
hanno scartato l'idea
che una bolla d'aria teme gli abbracci
degli uomini senza dei o demoni
e che mai poi arriveremo nel mezzo
di una verità in cui si veda chiaro.
Nessuna sorpresa, c'era da aspettarselo:
non si differisce da ciò che si è,
come paratie ermeticamente chiuse
le convinzioni, tengono!
Dopotutto, insidiare una mente
per minare una radicata sicumera
da tempo accreditata,
agitare il frullino nella testa
di un altro e costringerlo
a domandarsi della vita
non è buona cosa, né aggrada.
Se si scuote dal sonno un acquario
le turbolenze intorpidiscono
ciò che è limpido
e noi, vogliamo sempre vedere chiaro;
godere la dolce ignoranza
che ci fa felici, tenere a bada
il fioretto invisibile che ci trapassa.
E così tutto accade
perché siffatto deve accadere;
la ricognizione sulle cause
del perché del nostro stare al mondo
la si lascia ai pazzi o ai singolari,
il tempo non impegnato,
edace, è contingentato e...
ben altro abbiamo da fare!
Angelo Michele Cozza
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    Se per un disguido

    Quando tristezza
    come sinibbio
    l'anima sferza
    e il deluso giorno
    cade svanendo
    in remoto orizzonte
    non chiedere,
    al cuore vuoto
    che già si aggira
    tra ombre di fari,
    se la felicità
    o qualcosa che le assomigli
    pure esista.
    Conoscerla
    o l'umano privilegio
    di possederla
    non ci fu dato!
    Ma se un giorno,
    per un disguido
    dell'impossibile,
    da qualche parte
    io dovessi scovarla
    ridotta in fluido
    microscopico pulviscolo
    (pompandola
    col respiro dell'anima mia)
    come essenza per il mondo
    la spruzzerei su chi privato
    è di ogni sorriso.
    Angelo Michele Cozza
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      Se prossima al mio cuore ti penso

      Se prossima al mio cuore ti penso
      non pronunciare parole che uccidono
      ma forte baciami e abbracciami
      come chi, caro e lontano,
      -vaga memoria destata-
      nel risveglio de ricordi,
      inaspettato un giorno ritorni.
      Alle voci del petto udienza accorda
      ora che ansio parla sommesso
      e sottace quanto l'anima grida!
      Indicibile aspra e spirale infinita
      è stata la distanza patita
      prima di giungere dove tu bramata
      più non sei ed io... ancor ti guardo!
      Oltre le aspre cime del silenzio,
      per greti arsi e strade semimorte,
      tra vociare di venti e fiammate di sole,
      seduto su un sasso a scrutar passi di nuvole,
      di respiro in respiro sempre ti ho sognato;
      apparizione inverosimile; diafana e muta,
      ti ho vista sbucare dai corridoi del nulla
      illudermi e abbandonarmi senza un saluto!
      Comincerà mai la nostra storia?
      Sotto una pensilina si fermerà
      questo treno di pensieri in fumo
      che in nessun posto mi porta?
      Lasciami guadagnare un raggio di luce
      scardinare l'ombra che mi rinchiude;
      affrancarmi dalla solitudine ricevuta
      quando per deserti, errabondo
      senza una compagna speranza,
      ho vaneggiato mari irreali oltre le dune.
      Ah sì, si nasce alati senza saperlo
      terreno, poi si consuma
      con poca convinzione un magro destino!
      Ti svegli con il giorno negli occhi
      candido per il mondo t'avventuri;
      frughi tra formicai e mercati di carne
      sognando un incontro senza imposture;
      fantastichi che un vuoto si colmi
      e una dolcezza trabocchi fino alle labbra,
      che un pallido domani, prima dell'occaso,
      si imbelletti con caldi e vivaci colori.
      Ma niente accade e bianche restano
      le pagine ove annoti passato e futuro:
      o povera vita che inosservata tra tedi fuggi,
      amore che muori e non torni
      e in mezzo agli altri solo ci lasci!
      Così tu vuoi che conduca questa battaglia
      aperta e il cui esito non rimuove dubbi?
      E allora sappi dirmelo quando ti guardo:
      si compirà il non senso dei miei giorni
      senza oppormi, mi farò distruggere
      dal vizio assurdo di pensarti.
      Angelo Michele Cozza
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        Autoritratto

        Disappetente di vita per indigesti anni
        da tempo non mi affratello
        che con fedeli vaneggiamenti,
        di ideali donne e amori illuso
        a vanvera ciancio e ne sconto inganno,
        luce e tenebra più non mi riguardano;
        assaggio di tripudi non corteggio
        per i mali dell'animo; a rimedi non credo.
        Perduti volti e cuori amici, ricordi
        talvolta passeggia la memoria
        per poi addurli a tenermi compagnia.
        Pressurizzati nella mente
        bollono devitalizzano e svaniscono
        fasci di pensieri dal giorno rastrellati;
        sprovvisto di attributi, non visto vivo.
        E pensare che una volta scoppiettavo di vita
        e su una pila di illusioni sfioravo il cielo!
        Pregno di pestilenze surgelanti
        in un recinto di solitudine
        tristezze svago o intreccio
        e ivi mai vi transita anima viva.
        Quando pur rimosse fossero le transenne
        del mio chiuso cosa mai potrei rispondere
        al passante che chiedesse
        i connotati del mio esistere,
        chi mi riconoscerebbe vivente?
        Deformato da inferti silenzi
        quale stampo potrebbe contenermi
        ridarmi forma: tanto sfigurato
        come potrei somigliare a un uomo!
        Al meglio, mi figurerei
        come una goccia d'olio combusto
        sospesa su uno specchio d'acqua pura
        che sasso o piombo aspira divenire
        per non insultare un raggio di sole
        e offenderne luce e tepore.
        Sconfessando cattedratici opinionisti
        che di eternità si sostentano
        senza contravviso penso che non si duri
        che lo spazio di un frangente:
        il buio il vuoto e il niente
        terrifichi sigilli verranno apposti
        sulla porta chiusa del destino
        e non vi è sortilegio o rispolverata teologia che un giorno giunga a rimuoverli.
        Per quanto abile e onnipotente
        pur se riprodurmi volesse un Creatore
        come poi ripetermi potrebbe!
        Angelo Michele Cozza
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          Passiamo... passiamo!

          Nel canestro dal bordo sfigurato
          i frutti estivi ormai son rari
          l'autunno già serpeggia tre le foglie,
          improvvisi piovaschi
          dispettosi cancellano gli ultimi
          i rabeschi sulla sabbia incisi,
          timide folate rinfrescano l'aria.
          Il cielo azzurro acceso di sole
          rimpiangeremo quando l'inverno
          arriverà spargendo gelo tra i rami.
          Qualcuno, conosciuto sul lido
          e a cui abbiamo stretto la mano
          siglando un arrivederci irripetibile,
          certo più non incontreremmo se mai
          domani tutti ritornassimo al mare.
          Chi mai tiene i fili delle stagioni,
          chi all'impazzata spara pallini minuti
          nel mucchio che si attarda ignaro!
          Lungimiranza spiegaci l'arcano
          che assottiglia il fascio degli umani:
          dove mai sarà chi più non vedremo
          quando un altro giro avrà compiuto
          la girandola solare?
          Forse nel mezzo del cielo avrà trovato
          la sua dimora e noi rimasti quaggiù
          da lassù additerà inviandoci un saluto.
          Come atterrisce e si prolunga
          l'evoluta delle cose perdute!
          Dalla memoria, sbucherà un dì il ricordo
          di colui a cui parlammo da vivo a vivo,
          di chi ci ha preceduto sulla linea di arrivo
          nella maratona che ha per traguardo
          l'ultimo vuoto. Passiamo,
          passiamo senza poter restare!
          Angelo Michele Cozza
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