Bavanera

Se non inchiara l'opaco divenire
e nel torbido nero tremo e avvizzisco
se moccolo si fa il lucignolo della vita
a che nel fugace resistere e respirare?
Si, smettiamola: voglio capitolare!
Su vieni Morte, proba amante
annullami e innalza il tuo vessillo
sulla sostanza del mio corpo,
circondato da selvagge vermene
tumulato io resti sotto i cipressi.
A che vale restare al guinzaglio
del tempo despota che incede
e tra strappi d'essere al nulla mi adduce?
Sono stanco di tutto, di me, del mondo,
di tambureggiare dimessi di speranze
stanco di contumelie, di sogni, di ritorni
e partenze, di accalappi e di illusioni.
Non sono stato un buon impresario
del mio destino e fiaschi e fischi
a più non dire più non li ho contati:
pochi i giorni di rimediata allegria
rare e brevi le feste e i canti del cuore.
Appartato deluso e intirizzito
fuggite ombre, ho cambiato panchina
ma sempre il sole andava altrove,
ogni volta che ad un incrocio
sceglievo una viuzza illuminata
consueta era l'indifferenza raccolta
da cuori e occhi d'altri incrociati.
Passante avrei parlato per anni
di che dentro avevo e moriva
quando malinconie sfibravano
il corpo e l'anima pene spiantava.
Finché ho creduto in qualcosa
ho tenuto duro e combattuto
e ora che fido in più in niente
tanto vale che il mio incomprensibile
tutto smagato muti in uno zero assoluto.
Anche il nero, come il verde o l'azzurro,
è un colore nell'inganno delle tinte
possibili delle cose che colorano la vita.
Mi sarei dovuto abbonare a un Dio
ebete partecipare a mostre e raduni,
frequentare navate, sfilare ai suoi atelier
per infilarmi in celesti drappi e veli
ma non ebbi mai un biglietto di invito
e compresenza di me stesso solo fui.
Ieri oggi domani andate altrove
di voi libero, mi distendo nel nulla.
Angelo Michele Cozza
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    Vieni fuori, esci dall'ombra

    Può il vento delle parole amorevoli
    incidere o scalfire muri di granito?
    Eppure col suo mantice soffia
    e nel tempo con carezze modella
    il crinale selvaggio che lo respinge,
    da sporgenze informi e senza volto
    vi ritaglia, a volte, fisionomie divine.
    Io non so che essere vento
    vento che parla all'unisono umano
    che scava dentro chi non intende
    onda d'aria che increspa e infrange
    lo specchio trasparente ove vanità
    in sosta narcise si mirano, onda
    che cancella immagini che niente
    di chi vi si specchia riflettono conforme.
    Soffierà stanotte il vento alla tua finestra
    ma non aprirla, il respiro
    registrane in silenzio.
    Fiuu... fiuu... Lo senti
    che parla con la mia voce?
    -è tutto nero, è tutto buio
    nulla si rischiara in me
    voglio restare dove sono! -
    così incomprensibile amica
    mi sembrò di udire l'ultima volta
    che sognai i tuoi occhi sui miei...
    Or prima che mi avvii oltre la linea
    che ci separerà all'infinito, ascolta.
    Vieni fuori, esci dall'ombra
    non ti fermare interita sul nulla
    se riflessi di luce ti trapassano
    e in una scia luminosa resti impigliata.
    Sollevati sopra l'opaco e il nero
    e spicca un volo, rompi l'indugio
    e guarda oltre. Vi sono tempi
    e luoghi d'amore, piane di speranze
    navi in partenza, giovani sogni in attesa.
    Varca il limite del limite
    e cambia possesso di ciò che non hai
    cedi ad un'altra fede e fanne polo
    luminoso ovunque visibile
    quando il cuore si smarrisce
    e all'impazzita vaga senza meta
    girovago tra paesaggi di giorni orripilanti
    tra vociferare di echi di bubbole
    o strazi di memorie di un'età passata.
    La luce si cerca dentro e fuori di noi
    senza abiura o pentimento per quello
    che avemmo cercammo e fummo,
    affrontando il possibile e l'impossibile
    che come acqua che fruscia nella gora
    si può udire fluire tra le anse
    i gorghi e le curve del fiume della vita.
    Non vili duelliamo, battiamoci
    difendendo il regno della luce:
    meglio perire in combattimento
    che essere umiliati e iloti in marcimento
    incatenati ai ceppi della rassegnazione
    arresi e remissivi a ciò che accade
    senza scatti alteri, vinti tra i vinti.
    Raggiungi te stessa prima di altro cedimento
    cessi una inanità interiore, fatti sovversiva
    nell'attimo non ambiguo che ci unisce
    in questo soffio che ci trapassa e va oltre.
    Angelo Michele Cozza
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      Elegia

      Quanti solleoni e rose settembrine
      nevi nidi e fiori di ibisco
      discendendo la vita potrò
      ancora censire prima del nulla?
      Chiuderò anch'io gli occhi
      e sposerà pace e oblio
      per sempre il cuore intirizzito.

      Tu hai visto quanto ti ha amato
      come ha gioito e tremato donna
      quando per un poco lo hai toccato
      e come dignitoso abbia poi pianto
      espiando la pena di un inganno.

      Oh addio giorni di stelle cadenti,
      difesi ultimi sogni tardivi
      ricordi di carezze e baci
      di arrivi e partenze furtive
      addio speranze e illusioni
      disciolte in intrugli amari!
      Chi vi poté credere e ubbidire
      istigato dalla voglia di vivere
      prima che abiezione funghisse
      e rancura abbattesse amore!
      Cuore incontri e t'accompagni
      oggi a smanie di funebri brame
      taciti voci e risali silenzi.
      Ridato mai ci è quanto perduto:
      la corda dell'innocenza prima
      tesa si spezza e il suo carillon
      nessuno poi più ode deluso.

      Che altro fluisce tra te e me
      lamia con petto artigliato
      mentre aspettiamo la fine
      e il nulla cresce e si infiocca?
      Che ti sazia mentre il tempo
      sorpassa il passato e lo specchio
      ti ricorda vespri di beltà
      giunti con ciocche di capelli
      bianchi oggi ancor più fitte?

      Ognuno solo per conto suo
      passante tra giorni di gramaglie
      e ragne di ricordi viscosi
      illuso, più illuso di prima,
      illuso di padroneggiare il timone
      di una vita che molle e floscia
      delusa barcolla su un vascello
      senza alberi e vele, che va
      senza sestiere per un deserto mare
      senza vento verso la boa
      che segna il confine di ogni veduta
      all'allungo della luce di un faro.

      Che vedi nitido davanti a te
      oltre il supplizio mio mesto che sbuca
      e rischiarisce da questa lontananza
      d'anima al venir della cava sera?
      La guerra è finita e insieme siamo morti:
      ognuno forse illumina la sua ombra
      vagando tra campi di memorie:
      all'altra amata, miserrimo chiede perdono.
      Angelo Michele Cozza
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        Radiosa, riverberi di cristalli raggi

        Radiosa, riverberi di cristalli raggi
        corteo compìto di sorrisi passi
        annunciatrice sei di altro tempo di rose
        gioiello il tuo viso fisso e fa sfarzo
        battito alto il cuore al ciel m'involi.
        Non puoi vederlo mio mozzafiato
        ma sproposita e euforico saltella
        nel giorno un pensiero ameno
        avanza e progredisce lungo le tue scie
        tra valli di luce va da cima a cima
        e orizzonti ignoti mi mostra oltre le ripe.
        Oh inno di vita, batticuore brioso
        dov'eri tu prima che ti facessi
        seme di sogno e talea di speranza,
        dov'eri fulgore che scacci tenebre
        e richiami albe di nuovi giorni?
        Aumenta il respiro se ti ripenso
        più voce prende il cuore che ti danza intorno
        e con timidi sguardi trepido ti sfiora.
        Così fiorisce l'attimo in cui in me deflagri
        fischietta la girandola che ti festeggia
        estremità di anime si cercano nel cielo
        per confluire in brividi di solari vezzi.
        Cantami ancora un po' di vita,
        attraversami di note e fughe
        e restami invisibile accanto come il tempo
        scaccia ogni ombra che su te o me si attardi
        luminosa sii astro oltre la linea dei tetti!
        Troppo annaspammo tra marosi di illusioni
        troppo effimero o aspro è il bene che si sorseggia
        quando s'accampa e poi smobilita
        un desiderio d'amore nel cuore
        troppo alto il cumulo dei detriti di una vita
        che pur resiste a trasversali terremoti...
        Accoglimi nel tuo regno, sarò per te vedetta
        e cavaliere in allarme per difendere i tuoi colori
        pronto a mettere in fuga le giornate senza attese
        a sgozzare il vuoto e impiccare i messi del dolore.
        Quanta vita ancora può venire
        dalla trasfusione di un neoavvenimento
        come può rinforzare i muri e le fondamenta
        della fatiscente casa del cuore!
        Angelo Michele Cozza
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          Non lanciare puntute parole

          Non lanciare puntute parole
          contro il mio cuore
          e ferire grave il mio amore
          ma trascolora e rapisci
          questa vita che si ritorce
          e non ha altra luce
          oltre quella che gli dai.
          Oh come languori remoti
          sono i tuoi baci
          e affascino perduto
          l'incanto del mare
          nel varco dell'attimo
          in cui indivisa ti cerco
          e nessuna certezza mi assiste!
          Mi intreccerò ancora
          all'inoltro di un tuo sguardo,
          brucerò in ansie al brillio
          dell'ammalio di te amore mio?
          Non farmi amato in pensione
          misero seduto ogni mattina
          sul muretto delle attese
          a invocare l'ieri nell'oggi
          e ancora aspettare il sole.
          Annotta poi e una sola vita
          da un nodo si slaccia in due:
          pure una sola pietra ammazza
          se centra un punto mortale.
          Angelo Michele Cozza
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