Poesie di Andrea Zanzotto

Poeta, nato lunedì 10 ottobre 1921 a Pieve di Soligo (Italia), morto martedì 18 ottobre 2011 a Conegliano (Italia)
Questo autore lo trovi anche in Frasi & Aforismi.

Conzacareghe, Caregheta (Impagliatori di seggiole, Seggiolai)

Riva riva i caregheta
che i é cofà 'na società segreta,
i à 'n dèrego che sol che lori i sa
e 'na sior'Ana che sol che lori i sa:
eco 'l primo che 'l passa,
l'inpaja la carega e inte la paja'l ghe assa
una renga che 'l gat sgrifarà via,
cussì quel che vien dopo, bon colega,
catarà 'na carega
anca lu da inpajar, e così sia.



Arrivano, arrivano i seggiolai
che formano tra loro quasi una società segreta,
usano un gergo che solo loro conoscono
e hanno un vuoto in pancia che loro soli sanno:
ecco il primo che passa,
impaglia la sedia e tra la paglia lascia
un'aringa che il gatto strapperà via,
così chi verrà dopo, buon collega,
troverà una sedia
anche lui da impagliare, e così sia.
Andrea Zanzotto
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    Scritta da: Lucia Galasso

    Elegia Pasquale

    Pasqua ventosa che sali ai crocifissi
    con tutto il tuo pallore disperato,
    dov'è il crudo preludio del sole?
    E la rosa la vaga profezia?
    Dagli orti di marmo
    ecco l'agnello flagellato
    a brucare scarsa primavera
    e illumina i mali dei morti
    pasqua ventosa che i mali fa più acuti

    E se è vero che oppresso mi composero
    a questo tempo vuoto
    per l'esaltazione del domani,
    ho tanto desiderato
    questa ghirlanda di vento e di sale
    queste pendici che lenirono
    il mio corpo ferita di cristallo;
    ho consumato purissimo pane

    Discrete febbri screpolano la luce
    di tutte le pendici della pasqua,
    svenano il vino gelido dell'odio;
    è mia questa inquieta
    Gerusalemme di residue nevi,
    il belletto s'accumula nelle
    stanze nelle gabbie spalancate
    dove grandi uccelli covarono
    colori d'uova e di rosei regali,
    e il cielo e il mondo è l'indegno sacrario
    dei propri lievi silenzi.

    Crocifissa ai raggi ultimi è l'ombra
    le bocche non sono che sangue
    i cuori non sono che neve
    le mani sono immagini
    inferme della sera
    che miti vittime cela nel seno.
    Andrea Zanzotto
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      Scritta da: Lucia Galasso

      Esistere psichicamente

      Da questa artificiosa terra-carne
      esili acuminati sensi
      e sussulti e silenzi,
      da questa bava di vicende
      - soli che urtarono fili di ciglia
      ariste appena sfrangiate pei colli -
      da questo lungo attimo
      inghiottito da nevi, inghiottito dal vento,
      da tutto questo che non fu
      primavera non luglio non autunno
      ma solo egro spiraglio
      ma solo psiche,
      da tutto questo che non è nulla
      ed è tutto ciò ch'io sono:
      tale la verità geme a se stessa,
      si vuole pomo che gonfia ed infradicia.
      Chiarore acido che tessi
      i bruciori d'inferno
      degli atomi e il conato
      torbido d'alghe e vermi,
      chiarore-uovo
      che nel morente muco fai parole
      e amori.
      Andrea Zanzotto
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        Scritta da: Silvia Menato

        Così siamo

        Dicevano, a Padova, "anch'io"
        gli amici "l'ho conosciuto".
        E c'era il romorio d'un'acqua sporca
        prossima, e d'una sporca fabbrica:
        stupende nel silenzio.
        Perché era notte. "Anch'io
        l'ho conosciuto".
        Vitalmente ho pensato
        a te che ora
        non sei né soggetto né oggetto
        né lingua usuale né gergo
        né quiete né movimento
        neppure il né che negava
        e che per quanto s'affondino
        gli occhi miei dentro la sua cruna
        mai ti nega abbastanza

        E così sia: ma io
        credo con altrettanta
        forza in tutto il mio nulla,
        perciò non ti ho perduto
        o, più ti perdo e più ti perdi,
        più mi sei simile, più m'avvicini.
        Andrea Zanzotto
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