La lama, l'inchiostro, la carta

Ho scritto una fiaba per quando mi sento solo.
Una fiaba
per ascoltarmi raccontare.
Ho scritto una fiaba
da leggere a gocce,
una parola alla volta.
Da far prendere a piccole dosi
come pillole amare,
inutili cure
per chi non voglio guarire.
Ho scritto una fiaba
da leggere ai figli di madri cattive,
una fiaba che finisce male.
Per le loro madri.
Una fiaba da leggere ai padri cattivi,
che finisce con i loro figli finiti male.
Ed i padri che non reggono per il rimorso.
Una fiaba di cuore ferito
che comincia con errore
e finisce con orrore.
Perché non sia affatto fiaba
per chi deve imparare.
Ho scritto una fiaba
che solo io chiamo fiaba,
ma per trarre in inganno,
per attirare
chi la deve per forza sentire.
Per non farli scappare.
Per non farli sfuggire.
Alexandre Cuissardes
Composta martedì 2 febbraio 2016
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    Una situazione spiacevole fin da subito

    Eri troppo bella per poter avere bisogno di me,
    e troppo curiosa della vita perché io ti potessi bastare.
    Eri troppo buona per dirmelo
    ma troppo intelligente per non farmelo capire.
    Io ero troppo consapevole di questo
    per potermi attaccare a te,
    ma troppo preso perché mi potessi staccare.
    Avrei voluto che non potessi vivere senza la mia presenza,
    ma mi rendevo conto che erano tanti quelli candidati a riempire la mia assenza.
    Come sono stato male con te
    sto male senza te.
    E non basta a consolarmi
    il fatto di sapere che non sto più male come ieri.
    Oggi,
    rispetto a ieri
    provo solo un male diverso.
    Alexandre Cuissardes
    Composta martedì 2 febbraio 2016
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      Dall'altro lato del viale di sempre

      Chi non vedo più da tempo
      mi si fa folla intorno.
      Uno,
      pochi,
      molti.
      Dipende da quanto apro gli occhi.
      In strade piene.
      In un posto dove siamo solo noi due.
      Io,
      e te che non vedo.
      Oppure in quei tanti posti dove sono solo.
      Nei visi di fretta
      del mattino presto,
      ed in quelli curiosi
      delle ore di sera,
      le ore da cerca.
      Faccio la strada intera
      per rivedere le sue mille età,
      e le mie.
      Dagli asili alle scuole,
      dai negozi per bimbi
      ai locali da vita di notte.
      Prigioniero della mia unica età sentita.
      Quella dall'altro lato di quella strada.
      Alexandre Cuissardes
      Composta lunedì 18 gennaio 2016
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        Nella parte alta d'Europa

        È il mattino dopo.
        Non so di che giorno.
        E non è presto,
        almeno per essere ancora buio.
        Fa freddo,
        come deve essere in novembre.
        Scendo per le strade ferite.
        Negozi chiusi.
        Fermè
        fermè
        fermè.
        Baguette listate a lutto
        nelle vetrine con i vetri ammazzati.
        Un verre de vin rouge
        al banco del bistrot che apre per primo al mattino,
        quello che si trova dopo la casa di qualcuno.
        Il vino per abbattermi un po'.
        Qualcosa di operaio e salato,
        per tenermi su.
        Colazione da inverno a nord,
        da freddo in corpo.
        La mano è rossa,
        la veste il bicchiere.
        Ricorda il sangue,
        riporta alla notte di lampi e di fughe,
        alla notte dei corpi distesi
        delle vite fermate.
        Alla notte purtroppo famosa.
        Il qualcosa di operaio e salato
        giace morto in fondo al cestino di plastica cinese.
        Mi si è chiuso lo stomaco.
        Bevo un altro bicchiere,
        in fretta,
        senza guardarmi la mano,
        ed esco.
        Non so chi c'è intorno a me
        e non voglio sapere.
        "Io non so, non so niente".
        Tengo la testa bassa
        e vado incontro alle strade ferite che sono dentro di me,
        sporche di vin rouge e di sangue.
        Alexandre Cuissardes
        Composta lunedì 18 gennaio 2016
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          Il cimitero delle piccole grandi cose

          Un regalo mai aperto
          per non essere deluso.
          Un biglietto mai inviato
          per mancanza di coraggio.
          Quella foto mai voltata
          per vedere chi ci fosse.
          Quell'odore da cucina
          che non è solo mangiare.
          Il profumo del mancato appuntamento.
          Il rumore registrato
          di un lontano batticuore.
          E l'orecchio che rubò.
          Una ciocca di capelli
          con un pettine attaccato,
          e la mano del barbiere
          che non doveva osare tanto.
          Tutto quanto seppellito
          nel cassetto delle cose
          rese inutili per forza.
          E la chiave del cassetto
          chiusa dentro con le cose.
          Alexandre Cuissardes
          Composta domenica 27 dicembre 2015
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