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Due domande a J

Mi viene da fare un conto strano
uno di quelli che non tornano mai,
pur dando mille risultati.
Io mi domando ogni quanto ti penso
e il risultato è "sempre".
E se non ti penso
basta un nulla,
una parola sentita,
una cosa anche appena notata
o una ribellione della testa
per ricordarmi che ti devo pensare.
E tu quanto mi penserai?
Quando?
Una volta l'anno,
magari il giorno che ti ricorda
quando sono nato,
o sotto le feste
quando se non si è pazzi di allegria
dobbiamo impazzire di tristezza.
O quando devi tirare fuori l'odio?
Oppure mai.
Composta mercoledì 10 febbraio 2016
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    All' amico G, andato

    Il tuo orgoglio,
    il racconto di quanto avevi fatto nella vita.
    La caduta e la riscossa.
    La visita a quel cantiere che sarebbe diventato la casa per tua figlia.
    Ed il parlare di lei
    di una ambiguità accettata
    e da difendere dagli altri
    e da una parte di te.
    Gli ulivi piantati da poco
    e lo stradello fra bosco e muri di sassi.
    La casa in cima al colle.
    Quella dei figli del ferroviere,
    diventati eredi alla morte di lui.
    L'acqua del vivaio
    coperta dalle foglie.
    Le mie foto fatte con gli occhi.
    Solo mie.
    Il ritorno alla piccola città.
    E quel darsi un appuntamento a poi
    che non avresti potuto rispettare.
    Fu l'ultima volta che vedemmo.
    Ciao.
    Composta venerdì 5 febbraio 2016
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      George & Dragon

      In mezzo a tante voci che non sento
      scambiamo in due quattro parole.
      Io
      con quello che per puro caso mi sta seduto accanto
      con il suo bicchiere.
      Anzi
      è lui che parla a me,
      almeno mi sembra di sentire.
      Giusto così,
      perché succede qualche sera.
      Poi ci rifletto
      e mi viene da pensare:
      "Che cazzo dice, e proprio a me".
      E magari
      anche se da un po' non fa parola.
      Penso
      che forse è meglio sentire un signor qualcuno conosciuto in treno
      e visto scendere dopo mezz'ora.
      E a volte è pure troppo.
      Qui
      se parla solo uno
      certo è per criticare,
      se l'altro tace è solo perché non sente
      o non vuol sentire.
      Io sono sempre l'altro.
      Ma gli basta poco per accontentarsi
      al criticone,
      giusto ogni tanto un cenno,
      così per cortesia.
      Io di certo so che non serve a niente criticare
      e neppure l'ascoltare.
      Gli anni insegnano come assentarsi dagli altri
      e da te stesso,
      e fare degli orecchi una barriera.
      Così,
      con lo sconosciuto il giorno in treno
      e con l'ubriaco al pub di sera.
      Composta martedì 2 febbraio 2016
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        Io non lascio il posto

        Non ci sono più le parole di una volta.
        E la tv più in là me lo conferma.
        Non ci sono più neppure i sughi di una volta.
        Guardo il piatto di pasta
        che ho davanti.
        Il suo odore me lo conferma.
        E come me tutti lo dicono
        anche quelli ai tavoli vicini.
        Loro si,
        loro sono quelli di una volta.
        Io penso di non avere più le orecchie di una volta
        di due,
        tre volte fa.
        "Fra mezz'ora in piazza".
        Passa l'attivista in trattoria:
        "Tutti presenti, è tassativo".
        Lo dice il dito minaccioso.
        Io non ci sarò
        né col corpo né col pensiero.
        Neppure col dito sfoderato.
        Mi fingerò un inutile ubriaco
        col vino in pancia a fare da zavorra.
        Quanto all'inutile
        non è che debba fingere.
        Resterò qui,
        da solo a sonnecchiare
        mentre sorbisco quello che passa alla tv il solito canale nazionale.
        Le urla e i "bravo" ragliati fuori
        mi disturberanno,
        ma dovrò subire.
        Saranno in tanti.
        La parola per loro ancora tira.
        Li riconosco tutti dal loro vociare.
        È come quando giocano alle carte.
        Solo che adesso urlano compatti,
        sono un coro.
        Tutti per uno,
        che raramente è il migliore
        ma sa parlare.
        Come sempre illusi
        per poi
        dopo votato tornare fra i delusi.
        E come da destino
        e da esperienze del passato
        passeranno sempre per l'essere una massa di coglioni
        che non sa che cosa vuole
        davanti a chi sa esattamente cosa promettere,
        tutto,
        e cosa dopo dare,
        niente.
        Li aspetto qui
        tanto prima o poi verranno,
        dopo la piazza,
        a farsi uno spaghetto e molto vino,
        magari offerti dall'applaudito fuori.
        Di nuovo a urlare,
        ma ognuno per se.
        Allora lascerò la panca vuota,
        andrò io a fare il giro della piazza,
        in mezzo alle cartacce e alle bandiere
        diventate spazzatura.
        E potrò far sentire il mio di urlo.
        Quello dell'uomo solo,
        ma non al comando.
        Composta martedì 2 febbraio 2016
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          Passione e pensione, entrambe a ore

          Dopo una notte fatta di promesse,
          parole di troppo
          mai pensate,
          profumo di pelle nuova
          corpi sudati
          carezze e baci,
          al primo mattino
          lei va di corsa in bagno per rifarsi bella,
          se bella era,
          corpo e viso nascosti nel lenzuolo,
          forse
          perché io non la veda come è da struccata,
          Io già vestito
          e con la fretta da fuga addosso
          è dalla porta che le dico ciao
          ma con in testa la parola "addio".
          E per finire lascio giù al portiere
          quanto dovevo per la stanza
          e i soldi per il taxi da chiamare
          quando scenderà giù da sola
          per tornare a casa e dimenticare.
          Composta martedì 2 febbraio 2016
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