Questo sito contribuisce alla audience di

Scritta da: Silvana Stremiz

Anniversario

Non chiamarmi, non dirmi nulla
Non tentare di farmi sorridere.
Oggi io sono come la belva
che si rintana per morire.

Abbassa la lampada, copri il fuoco,
che la stanza sia come una tomba.
Lascia ch'io mi rannicchi nell'angolo
con la testa sulle ginocchia.

L'ore si spengano nel silenzio.
Salga in torbide onde l'angoscia
e m'affoghi: altro non chiedo
che di perdere la conoscenza.

Ma non è dato. Quel volto,
quel riso l'ho sempre davanti.
Giorno e notte il ricordo m'è uncino
confitto nella carne viva.

Forse morire io non potrò
mai: condannata in eterno
a vegliare il mio strazio in me,
piangendo con occhi senza palpebre.
Vota la poesia: Commenta
    Scritta da: Silvana Stremiz

    Giardini nascosti

    Amo la libertà dè tuoi romiti
    vicoli e delle tue piazze deserte,
    rossa Pavia, città della mia pace.
    Le fontanelle cantano ai crocicchi
    con chioccolìo sommesso: alte le torri
    sbarran gli sfondi, e, se pesante ho il cuore,
    me l'avventano su verso le nubi.
    Guizzan, svelti, i tuoi vicoli, e s'intrecciano
    a labirinto; ed ai muretti pendono
    glicini e madreselve; e vi s'affacciano
    alberi di gran fronda, dai giardini
    nascosti. Viene da quel verde un fresco
    pispigliare d'uccelli, una fragranza
    di fiori e frutti, un senso di rifugio
    inviolato, ove la vita ignara
    sia di pianto e di morte. Assai più belli
    i bei giardini, se nascosti: tutto
    mi pare più bello, se lo vedo in sogno.
    E a me basta passar lungo i muretti
    caldi di sole; e perdermi nè tuoi
    vicoli che serpeggian come bisce
    fra verzure d'occulti orti da fiaba,
    rossa Pavia, città della mia pace.
    Vota la poesia: Commenta
      Scritta da: Silvana Stremiz

      Il sole e l'ombra

      Sole di mezzogiorno, nel luglio felice, sulla piazza deserta:
      piazza lontana di città lontana, tu ed il tuo uomo,
      e quello era il mondo.
      Bianca nella tua veste, bianca vibratile fiamma tu pure,
      nell'abbaglio d'incendio dell'aria.
      Bianco il tuo riso perduto nel riso di lui, fresco di polla il
      tuo riso d'amore tra il vasto fulgere ed ardere.
      Non sarebbe discesa la notte, non sarebbe venuto il domani,
      tua la luce, tuo l'uomo, tuo il tempo.
      Fermasti il tempo in pieno sull'ora solare per cui in terra
      tu fosti divina:
      il resto è ombra e polvere d'ombra.
      Vota la poesia: Commenta
        Scritta da: Valeria S

        Lettere

        Brevi erano le tue lettere, precise, tutte muscolo e nervo,
        di mano più usa al compasso, alla squadra, al gesto del duro comando.
        Dicevan le semplici cose con semplici nude parole;
        ma due ne portavano in fine, due, sempre le stesse: "Sei mia".
        E quando ella giungeva, leggendo, al termine noto,
        s'abbandonava all'indietro, vuotata del sangue, morente d'amore.
        Ombre violacee intorno alla socchiusa bocca, all'affilato naso
        precipitoso palpito delle vene gonfiate alle tempie alla gola
        cecità delle palpebre, tensione delle mascelle nel desiderio
        faccia di donna agonizzante in estasi, tu non la vedesti,
        nessuno la vide. Era sola.

        Ora, ogni notte, la donna che più non vorrebbe esser viva
        nel vuoto della sua casa che ha odore di cenere spenta
        scioglie un pacco di lettere legato con un nastro nero.
        E legge; e, giunta al termine ben noto che a ognuna è sigillo,
        ancor s'abbandona all'indietro, vuotata del sangue, morente d'amore.
        Così, dalla tomba, con dura predace potenza di sillabe scritte
        tu l'imprigioni, o scomparso, tu la possiedi così.
        Vota la poesia: Commenta