Post inseriti da Sara Garmata Brillanti

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Scritto da: Sara Garmata Brillanti
Nella vita si donano tante cose alle persone che si amano e io voglio donarti un qualcosa di insolito e speciale al tempo stesso. Ti dedico un colore, il colore nero. Ti hanno mai fatto fare a scuola la prova con il pennarello nero e l'alcool? Questa macchia nera su foglio bianco, una volta dato l'alcool si disperde e lascia tutti i colori e diventa quasi un arcobaleno. Sei un insieme di fantasie talmente fantastiche che generano il nero. Colore da sempre ambito in ogni moda, non stona mai per le cerimonie e ci snellisce e dà garbo ogni volta che ci specchiamo, in quei riflessi che fino a poco prima odiavamo perché non ci rendevano la giustizia fisica che un po' tutti meritiamo. Sei un insieme immane di tutto, un mix di mistero e trasparenza che mi preoccupa e mi rasserena al contempo. Sei la storia nella storia, finita infinita nel suo essere, spesso spero sarai l'ultima. Devo ancora capirti come si deve capire il nero nelle sue sfumature alcolizzate, nelle mille sfaccettature che ti adornano e a volte ti rendono cupo. Sei l'impensabile che non ho mai idealizzato e ti vorrei vedere al di là delle certezze che vigono nel proibito. Sei nella mia mente ogni fottuto dannato istante e mi allontano con il cervello dai mille colori. Ritorno a quella palla nera, a quel grosso scarabocchio, senza alcool, senza vita, senza fiamma. Nero. Il nero s'indossa anche per una fine, per i funerali, per questa storia nata forse morta. Vado avanti, vivo nel minuto di ogni singola ora, senza alcuna speranza, indossando qualcosa di nero, qualcosa di te, qualcosa che in realtà c'è ma non c'è.
Composto domenica 2 aprile 2017
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    Scritto da: Sara Garmata Brillanti
    È una donna di quindici anni.
    Sono tanti, sono lunghi quegli anni,
    scivolano fra noi come i suoi lunghi e fluenti capelli, nella brezza, come il brivido che ci percuote negli attimi in cui respiriamo vita.
    È alta, di spalle, lenta in quel campo di cartolina, adornata come una moderna modella scompigliata, impegnata a valicare zolle di speranza, quegli ostacoli così piccoli, le nostre terre, le nostre stanze, i nostri ritrovi.
    È maledettamente bella anche scorta da dietro, oltraggiosa donna incoscientemente matura, padrona del nostro impalpabile coraggio, cristallina come i nostri animi affacciati.
    Potrebbe essere carne della mia carne, la osservo insistentemente mentre si allontana, non arranca, incurante di tutto, come noi, come quello che c'è, che urla silenziosamente forte.
    Sono troppi e tanti questi anni fanciullescamente indossati, che ci guardano ogni volta che siamo noi e non due esseri distinti. Lasciamola andare decisamente dondolante sulla trincea della speranza ma rimembra la sua vecchiaia, tanti quanti gli anni che ci dividono, esasperatamente belli come ciò che ci unisce, per quanto non lo so.
    Composto domenica 5 febbraio 2017
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