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Frasi di Paulo Coelho

Poeta e scrittore, nato domenica 24 agosto 1947 a Rio de Janeiro (Brasile)
Questo autore lo trovi anche in Poesie e in Racconti.

All'ospedale l'amore mi aveva parlato: "Io sono tutto e niente. Sono come il vento: non riesco a entrare dove le porte e le finestre sono chiuse. "
Io avevo risposto all'amore: "Ma io sono aperto a te! "
Al che mi aveva detto: "Il vento è fatto d'aria. E anche se nella tua casa c'è aria, tutto è sprangato. I mobili si ricopriranno di polvere, l'umidità finirà per rovinare i quadri e macchiare le pareti. Tu continuerai a respirare, conoscerai una parte di me: ma io non sono una "parte", io sono il "tutto" - e questo non potrai mai conoscerlo.
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    Perché la vera Energia dell'Amore possa permeare la tua anima, deve trovarla come se fosse appena nata. Per quale motivo gli uomini sono infelici? Perché vogliono imprigionare questa energia - e ciò è impossibile. Dimenticare la propria storia personale vuol dire mantenere questo canale pulito, lasciare che quell'energia si manifesti ogni giorno come desidera: significa accettare di essere guidati da essa.
    ... e dopo un po' di tempo, all disperazione, alla paura, alla solitudine, e a un tentativo di controllare l'incontrollabile. Secondo la tradizione della steppa, il cui nome è "Tengri", per vivere pienamente bisogna essere in continuo movimento: solo così ogni giorno può essere diverso dall'altro. Passando per le città, i nomadi pensavano "Sono davveo poveri quelli che vivono qui: per loro è tutto uguale" Probabilmente i "cittadini" guardavano i nomadi e pensavano "Povera gente, non riesce ad a avere un posto dove vivere. "
    I nomadi non avevano passato, ma soltanto presente, perciò erano sempre felici - fino a quando i governanti comunisti gli intimarono di smettere di viaggiare e li obbligarono a stare in fattorie collettive. Da allora, a poco a poco a poco cominciarono a credere a quella storia che si reputava fosse la storia giusta. Oggi hanno perso tutta la loro forza.
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      "Perché gli uomini sono tristi? "Domanda Esther.
      "È semplice" risponde il vecchio. "Vivono imprigionati nella loro storia personale. Tutti sono convinti che l'obbiettivo dell'esistenza sia quello di portare a compimento un piano. Nessuno si domanda se quel progetto sia il proprio, o se sia stato pensato da altri. Le persone accumulano esperienze, ricordi, cose e idee altrui - più di quanto possano sostenere. E così dimenticano i propri sogni.
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        Una mattina, un contadino bussò energicamente all'uscio di un convento e, quando il frate portinaio aprì, l'uomo gli porse un magnifico grappolo d'uva.
        "Caro frate portinaio, questa è l'uva più bella mai prodotta dal mio vigneto. E sono venuto qui per regalarvela".
        "Grazie! La consegnerò immediatamente all'Abate, che sarà felice di questa offerta".
        "No! Io l'ho portata per voi".
        "Per me? Io non merito un dono della natura così bello".
        "Ogni volta che ho bussato al portone, voi avete aperto. Quando ho avuto bisogno d'aiuto perché il raccolto era andato distrutto a causa della siccità, voi mi avete dato un pezzo di pane e un bicchiere di vino, tutti i giorni.
        Desidero che questo grappolo d'uva vi rechi un po' dell'amore del sole, della bellezza della pioggia e del miracolo di Dio".
        Il fratello portinaio posò il grappolo davanti a se e passò tutta la mattina ad ammirarlo: era veramente bello.
        Per questo, decise di consegnare il dono all'Abate, che lo aveva sempre incoraggiato con le sue sagge parole.
        L'abate fu assai contento di quel regalo, ma si ricordò che nel convento c'era un fratello malato, e pensò: "Gli darò questo grappolo d'uva. Chissà che non arrechi un po' di gioia nella sua vita".
        Ma quell'uva non rimase molto a lungo nella cella del frate ammalato perché questi si disse: "Il fratello cuoco si è preso cura di me, nutrendomi con i piatti migliori. Sono sicuro che quest'uva lo renderà molto felice".
        Quando all'ora di pranzo, il frate cuoco si presentò con il pasto, gli consegnò il grappolo.
        "È per voi! Poiché vivete in contatto con i prodotti che la natura ci offre, saprete cosa farne di quest'opera di Dio".
        Il frate cuoco rimase affascinato dalla bellezza del grappolo e fece notare al suo aiutante la perfezione degli acini. Erano talmente perfetti che nessuno avrebbe potuto apprezzarli meglio del frate sacrestano, il responsabile del Santissimo Sacramento, che molti nel monastero consideravano un sant'uomo.
        Il fratello sacrestano, a sua volta, donò l'uva al novizio più giovane, dimodoché questi potesse comprendere che l'opera di Dio risiede anche nei minimi dettagli della Creazione.
        Quando il novizio la ricevette, il suo cuore si riempì della Gloria del Signore, perché non aveva mai avuto un grappolo così bello. Ma, nel medesimo istante, si ricordò della prima volta, che era venuto al monastero e di chi aveva aperto l'uscio. Era stato quel gesto che gli aveva consentito ditrovarsi adesso in quella comunità di uomini che sapevano apprezzare i miracoli.
        Così poco prima del calare della sera, eglì portò il grappolo d'uva al fratello portinaio.
        "Mangiate e rallegratevi" disse. "Perché voi passate la maggior parte del tempo qui da solo, e quest'uva vi farà molto bene. "
        Il frate portinaio capì allora che quel regalo era veramente destinato a lui; assaporò ogni acino di quel grappolo e si addormentò felice. In questo modo, il circolo si chiuse: un circolo di felicità e gioia, che si estende sempre intorno a chi è in contatto con l'energia dell'amore.
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          Il mito mongolo della creazione del mondo racconta:

          Apparve un cane selvatico azzurro e grigio
          il cui destino era imposto dal Cielo.
          Aveva per compagna una capriola.

          Così comincia un'altra storia d'amore. Il cane selvatico con il suo coraggio e la sua forza; la capriola con la sua dolcezza, il suo intuito e la sua eleganza. Il cacciatore e la preda si incontrano e si amano. Secondo le leggi della natura uno dovrebbe distruggere l'altra - ma nell'amore non esistono nè bene nè male, non c'è costruzione e nemmeno distruzione: ci sono solo movimenti. E l'amore cambia le leggi della natura.
          Nelle steppe da cui provengo, il cane selvatico è un animale femminile. Sensibile, abile nella caccia perché ha sviluppato il proprio istinto ma, nel contempo, timido. Non usa la forza bruta, bensì la strategia. Coraggioso e cauto, ma rapido. Nel volgere di un attimo, passa da uno stato di rilassamento totale alla tensione che gli serve per ghermire la sua preda.
          La capriola possiede gli attributi maschili: la velocità, la comprensione del territorio. La capriola e il cane si muovono nei rispettivi universi simbolici. Sono due realtà impossibili che, quando si incontrano, superano le rispettive nature e barriere, e rendono possibile anche il mondo. Questo è il mito mongolo: dalle nature diverse nasce l'amore. Nella contraddizione, esso acquista forza.
          Nel confronto e nella trasformazione, si preserva.
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