Poesie inserite da Alberto Iess

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Scritta da: Alberto Iess

La timida gemma di primavera

Dicono l'aurora sia un canto per la bellezza
e che la sabbia sia poesia delle ore perdute.
Nelle ciliegie di maggio il rosso di labbra,
i mille capelli che s'immergono nel sole.
Sta sbocciando in un fiore di smeraldo
e rubino, questa timida gemma divina.
Composta venerdì 29 ottobre 2010
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    Scritta da: Alberto Iess

    Saturnali

    Io Saturnalia,
    volsi lo sguardo al vento.
    La sfilata già s’esibiva ad est,
    mentre io cancellavo nuvole
    con la mia spugna all’orizzonte.
    Quella turba gracchiante, cenere.
    Il posto d’eroe non c’era, ne ci fu mai.
    Noi che battezzavamo i campi,
    mai trovando gli Elisi.
    Io Saturnalia.
    Ma l’isole Fortunate, i lidi beati,
    Gli dei soffocarono in orge.
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      Scritta da: Alberto Iess

      Il focolare

      La legna è invecchiata,
      il plettro d'Empedocle
      l'ha ormai consumata
      in un prezioso falò.

      Ne restano le ceneri,
      brandelli di braci incolte,
      come in biondi capelli
      la forma di trecce sciolte.

      Ed io e voi, commilitoni,
      viviamo allo stesso modo:
      bruceremo la vita in fiamme
      e ci riconosceranno solo

      attraverso l'aroma grigio
      di ceneri in un focolare.
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        Scritta da: Alberto Iess

        In eredità

        A chi è morto,
        l'immortale nome di un'impresa.
        Alla madre,
        le prime lacrime del nascituro.
        A chi è vivo,
        drappi ed anelli, e tanti consigli.
        Al padre,
        orgoglio per i trionfi ed i successi.
        A chi si fa da parte,
        la cicuta in un calice dignitoso.
        Al fratello,
        restituisco l'ebbrezze condivise.
        A chi verrà,
        una spinta verso la sete d'infinito.
        Alle nuvole,
        venti carichi di grandine potente.
        Alla terra,
        il profumo dei corpi riabbracciati.
        Al cielo,
        mille lucciole eterne e silenziose.
        Al giorno,
        affido il ricordo delle mie allegrie.
        Alla notte,
        affido il ricordo delle mie sconfitte.
        Al tramonto,
        le mete sbriciolate lungo il sentiero.
        Al tempo,
        l'insensato, commovente divenire.
        All'universo,
        la tromba di una gaia profezia.
        All'orizzonte,
        la sfrenata passione per i miei sogni.
        A tutto e a tutti,
        lascio in eredità me stesso.
        E a me?
        Morendo darò anche agli sconosciuti,
        perché avrò perso
        ogni brandello
        di ricchezza.
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