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Commenti a "Ognuno ha il proprio senso del giusto ma il..." di Silvana Stremiz

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Ciao... Visto che Vincenzo parla di " lì " , di "primo rigo ", senza specificare il lì di dove e il primo rigo di che, mi puoi spiegare almeno tu il senso  delle tue " tirate ", e con chi ce l'hai? Sinceramente ho una vaga sensazione di manicomio incombente.
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Continuo a non capirci niente.
Ma fa lo stesso, probabilmente non c'è niente da capire...
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Mah...
Premesso che l'alieno sono io (come più volte in tutta alienità evidenziato), e non il buon Vincenzo, e premesso altresì che per questo ed altri motivi non sono ben certo che la "tirata" di Maria De Benedictis sia indirizzata a lui e non a me; e comunque a prescindere da ogni aspetto personale della faccenda, io vorrei dire che:
1) non ho capito cosa c'entri il pelo con il giusto. E' forse esso, il suo recondito e "solo significato"? : //
2) non ho capito per qual motivo sia un bene non pensare a cosa pensino gli altri: lo ritengo invece un esercizio (quantunque talvolta penoso) indispensabile all'impostazione di un sia pur problematico dialogo;
3) non ho capito perché sia vietato generalizzare: l'analisi del particolare, se non serve a risalire dal particolare al generale, a cosa mai può servire? Solo a sperdersi nella minutaglia...
4) non ho capito perché il fare uso di famose citazioni (come talvolta mi accade) venga ritenuto mancanza di umiltà: le citazioni dimostrano invece, in chi se ne serve, l'umile abitudine di documentarsi, prima di azzardare autonome conclusioni "a capocchia";
5) non ho capito, nel discorso del Cataldo, quale fosse "la risposta adatta", e a quale intervento precedente fosse "adatta";
6) non ho capito come possa, sempre il Cataldo. asserire che del genere umano non gli importa niente, quando è viceversa per sua natura portato al dialogo, come testimonia da tempo immemorabile questo sito.
     In conclusione: voi umani non cesserete mai di stupirmi (ma anche di divertirmi). : ))
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"Se qualcuno vuole da te la tunica, tu dagli anche il mantello": questo bisogna fare, anziché stare a discutere chi abbia ragione o chi abbia torto, secondo il criterio di un "giusto" che NON ESISTE (perché tutti, e spesso in perfetta buona fede, credono di essere nel giusto).
     A chi spetta, tra i fratelli o i nipoti, quel determinato cespite dell'eredità della mamma o della nonna? Ve lo dico io: a chi la vuole, se ciò deve essere fonte di litigi, perdite di pace, di rapporti fraterni o quant'altro. Ma questo, tra i cultori del "giusto", chi lo capisce, e chi lo mette in pratica?
   E a monte, naturalmente, bisogna evitare di fare due pesi e due misure, favorendo se stessi ed i propri amici e danneggiando gli altri. Ma per questo non c'è bisogno del giusto da pesare col bilancino (per vedere chi ha ragione e chi torto): basta la massima evangelica "non fare ad altri ciò che non vorresti fosse fatto a te". Senza né giudici, né tribunali, né avvocati, né preti (soliti, questi ultimi, dare ragione a tutti : ))
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Sì, perchè l'uomo è falso e mente spudoratamente anche a se stesso pur di soddisfare i propri bisogni o per giustificare delle scelte sbagliate.
Tutti abbiamo il senso del giusto correlato e rapportato alla nostra indole a protendere verso il bene o il male altrui pur di fare il bene proprio...
scusate il gioco di parole , ma non sono bravissima come tanti che si avvalgono di famose citazioni...cerco di spiegare a malapena le mie, perchè ho il senso dell'umiltà!

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