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Commenti a "Le donne e gli elefanti non dimenticano mai un..." di Hector Hugh Munro (Saki)


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postato da , il
La massima sinceramente mi appare scarna, senza pretese, intesa a suscitare il sorriso più che la riflessione; insomma non meritevole di tanto arguto (e, talora, anche inquie*to) commentare.
   E allora, se di donne proprio si vuole parlare, vorrei ricordare che già 2600 e passa anni fa un tal Semonide di Amorgo andò famoso, tra i lirici greci, per uno scritto in cui distingueva varie tipologie di donne. Trattandosi di una vera chicca, ve la rammento, in una gustosissima traduzione quasi letterale:

Fin da principio il dio
ha creato l'indole della donna
una diversa dall'altra.

Una dalla scr*ofa
dai lunghi peli, che ha
per la casa tutte le cose
intrise nella spor*cizia
senza ordine
e rotolano per terra;
lei stessa poi spor*ca
in vesti non lavate ingr*assa,
standosene tra le immo*ndizie.

Un'altra il dio l'ha fatta
dalla mali*gna vol*pe,
donna esperta di tutto;
nulla le sfugge
nè del male
nè del bene.
Infatti degli stessi spesso
dice il male ed il bene;
ha carattere
volubile.

Un'altra dalla ca*gna,
malv*agia, simile alla madre,
che vuole sentire tutto,
e sapere tutto,
ficcando il naso dovunque
e gironzolando
continua ad abba*iare,
anche se non vede
nessun uomo;
neppure mina*cciandola
il marito può farla smettere,
neppure se, adi*rato,
le ro*mpe i denti con una pietra,
neppure se le parla dolcemente
nè se si trova seduta
tra estranei;
ma persevera
nell'incessante bac*cano.

Avendone modellata poi una
di terra gli Olimpi
hanno dato all’uomo
qualcosa d’inerte;
siffatta donna infatti
non sa fare nulla
né di cat*tivo né di buono;
tra le attività poi
ne conosce solo una,
mangiare.
Neppure se il dio manda
un inverno rigido,
sebbene intirizzita porta
la sedia più vicina al fuoco.

Un’altra dal mare
la quale in cuor suo
pensa in due modi:
un giorno infatti
ride ed è gaia;
un estraneo vedendola
in casa penserà:
“non c’è altra donna
migliore di questa
né più bella sulla Terra”;
un altro giorno invece
insopp*ortabile
e da non guardare negli occhi
né da avvicinare
ma allora infu*ria
fo*lle come
una capra intorno ai figli,
per tutti diventa
aspra ed anti*patica
sia per i ne*mici che per gli amici;
come il mare spesso
sta calmo, innocuo,
gran gioia per i naviganti
nella stagione dell’estate,
spesso invece infuria
tur*bato da cupe onde;
a questo tale donna
assomiglia molto nel carattere.
il mare infatti ha
aspetto diverso.

Un’altra dall’asi*na
cinerea e basto*nata
che con la costri*zione
e con mina*cce, a fatica
alla fine accetta di fare
tutto ciò che può piacere
e lo affronta.
Ma fino a quel momento
mangia in un angolo;
notte e giorno
mangia sul focolare.
Così pure per l’amore
accetta come compagno
chiunque capiti.

Un’altra dalla donnola
Tri*sta stirpe
Mes*china.
Essa infatti non ha
nulla di bello né di grazioso
né di dolce né di amabile.
E’ inconti*nente
in amore,
procura nau*sea
all’uomo che le è vicino,
la*dra com’è, procura
ai vicini molti mali,
spesso divora anche
le carni sacre non sacrificate.

La cavalla elegante
Dalla lunga criniera
ne fece nascere un’altra
che schiva
il lavoro ser*vile
e la fatica,
e non toccherebbe
la macina
né alzerebbe lo staccio
né toglierebbe la spazza*tura
da casa, né starebbe
presso il forno
per evitare la caligine;
per opportunità si tiene
buono il marito,
si lava dello spo*rco
ogni giorno
due volte, talora tre
e si unge coi profumi;
ha sempre
la chioma fluente
ben pettinata
ornata di fiori.
Bella visione
Dunque per gli altri,
siffatta donna
però diventa un gu*aio
per chi la possiede
a meno che uno non sia
o tira*nno o scettrato
che si compiace in cuore
di tali soddisfazioni.

Un’altra ancora dalla scim*mia;
questa Giove soprattutto
dette come compagna agli uomini
come scia*gura massima;
orri*bile d’aspetto,
tale donna se ne va
per la città oggetto di riso
per tutti gli uomini;
piccola com’è
a fatica si muove col capo,
senza na*tiche
e sca*rna di membra,
pove*retto il marito
che stringe tra le braccia
un simile mo*stro.
Conosce poi
ogni astu*zia e furb*eria
come la scimmia
né le importa il riso
né farebbe del bene
a qualcuno, ma a questo mira
e questo pensa
tutto il giorno,
come potrà danne*ggiare
nel modo pe*ggiore qualcuno.

Un’altra dall’ape;
chi la sposa
è fortunato;
a lei sola infatti
non spetta il bia*simo,
per opera sua
fiorisce e aumenta
l’agiatezza; amata
invecchia con lo sposo
che continua ad amarla
dopo aver partorito una prole
bella e rinomata;
è famosa tra tutte le donne
ed una grazia divina
l’avvolge.
Non si compiace
di stare tra le donne,
quando fanno
discorsi d’amore.
Tali donne le migliori
e le più sagge
Giove le concede
come grazia agli uomini.

Morale (per Vincenzo): se già 2600 anni fa sussisteva quanto alle donne, pur in una società masch*ilista, un distinguo così articolato, come puoi mai ritenere un qualsiasi tratto caratteriale proprio di TUTTE le donne?
Ragione piena dunque a Rossella nella disputa con Vincenzo.
Quanto a Semonide, non credo possa sorgere disputa. Un analogo elenco potrebbe stilarsi a livello maschile; e d’altra parte, quanto a donne, potrei garantire di averne viste all’opera almeno una per ogni tipo; e forse anche di tipi ulteriori.  : (
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postato da , il
La massima sinceramente mi appare scarna, senza pretese, intesa a suscitare il sorriso più che la riflessione; insomma non meritevole di tanto arguto (e, talora, anche inquieto) commentare.
   E allora, se di donne proprio si vuole parlare, vorrei ricordare che già 2600 e passa anni fa un tal Semonide di Amorgo andò famoso, tra i lirici greci, per uno scritto in cui distingue varie tipologie di donne. Trattandosi di una vera chicca, ve la rammento, in una gustosissima traduzione quasi letterale:

Fin da principio il dio
ha creato l'indole della donna
una diversa dall'altra.

Una dalla scrofa
dai lunghi peli, che ha
per la casa tutte le cose
intrise nella sporcizia
senza ordine
e rotolano per terra;
lei stessa poi sporca
in vesti non lavate ingrassa,
standosene tra le immondizie.

Un'altra il dio l'ha fatta
dalla maligna volpe,
donna esperta di tutto;
nulla le sfugge
nè del male
nè del bene.
Infatti degli stessi spesso
dice il male ed il bene;
ha carattere
volubile.

Un'altra dalla cagna,
malvagia, simile alla madre,
che vuole sentire tutto,
e sapere tutto,
ficcando il naso dovunque
e gironzolando
continua ad abbaiare,
anche se non vede
nessun uomo;
neppure minacciandola
il marito può farla smettere,
neppure se, adirato,
le rompe i denti con una pietra,
neppure se le parla dolcemente
nè se si trova seduta
tra estranei;
ma persevera
nell'incessante baccano.

Avendone modellata poi una
di terra gli Olimpi
hanno dato all’uomo
qualcosa d’inerte;
siffatta donna infatti
non sa fare nulla
né di cattivo né di buono;
tra le attività poi
ne conosce solo una,
mangiare.
Neppure se il dio manda
un inverno rigido,
sebbene intirizzita porta
la sedia più vicina al fuoco.

Un’altra dal mare
la quale in cuor suo
pensa in due modi:
un giorno infatti
ride ed è gaia;
un estraneo vedendola
in casa penserà:
“non c’è altra donna
migliore di questa
né più bella sulla Terra”;
un altro giorno invece
insopportabile
e da non guardare negli occhi
né da avvicinare
ma allora infuria
folle come
una capra intorno ai figli,
per tutti diventa
aspra ed antipatica
sia per i nemici che per gli amici;
come il mare spesso
sta calmo, innocuo,
gran gioia per i naviganti
nella stagione dell’estate,
spesso invece infuria
turbato da cupe onde;
a questo tale donna
assomiglia molto nel carattere.
il mare infatti ha
aspetto diverso.

Un’altra dall’asina
cinerea e bastonata
che con la costrizione
e con minacce, a fatica
alla fine accetta di fare
tutto ciò che può piacere
e lo affronta.
Ma fino a quel momento
mangia in un angolo;
notte e giorno
mangia sul focolare.
Così pure per l’amore
accetta come compagno
chiunque capiti.

Un’altra dalla donnola
trista stirpe
meschina.
Essa infatti non ha
nulla di bello né di grazioso
né di dolce né di amabile.
E’ incontinente
in amore,
procura nausea
all’uomo che le è vicino,
ladra com’è, procura
ai vicini molti mali,
spesso divora anche
le carni sacre non sacrificate.

La cavalla elegante
Dalla lunga criniera
ne fece nascere un’altra
che schiva
il lavoro servile
e la fatica,
e non toccherebbe
la macina
né alzerebbe lo staccio
né toglierebbe la spazzatura
da casa, né starebbe
presso il forno
per evitare la caligine;
per opportunità si tiene
buono il marito,
si lava dello sporco
ogni giorno
due volte, talora tre
e si unge coi profumi;
ha sempre
la chioma fluente
ben pettinata
ornata di fiori.
Bella visione
Dunque per gli altri,
siffatta donna
però diventa un guaio
per chi la possiede
a meno che uno non sia
o tiranno o scettrato
che si compiace in cuore
di tali soddisfazioni.

Un’altra ancora dalla scimmia;
questa Giove soprattutto
dette come compagna agli uomini
come sciagura massima;
orribile d’aspetto,
tale donna se ne va
per la città oggetto di riso
per tutti gli uomini;
piccola com’è
a fatica si muove col capo,
senza natiche
e scarna di membra,
poveretto il marito
che stringe tra le braccia
un simile mostro.
Conosce poi
ogni astuzia e furberia
come la scimmia
né le importa il riso
né farebbe del bene
a qualcuno, ma a questo mira
e questo pensa
tutto il giorno,
come potrà danneggiare
nel modo peggiore qualcuno.

Un’altra dall’ape;
chi la sposa
è fortunato;
a lei sola infatti
non spetta il biasimo,
per opera sua
fiorisce e aumenta
l’agiatezza; amata
invecchia con lo sposo
che continua ad amarla
dopo aver partorito una prole
bella e rinomata;
è famosa tra tutte le donne
ed una grazia divina
l’avvolge.
Non si compiace
di stare tra le donne,
quando fanno
discorsi d’amore.
Tali donne le migliori
e le più sagge
Giove le concede
come grazia agli uomini.

Morale (per Vincenzo): se già 2600 anni fa sussisteva quanto alle donne, pur in una società maschilista, un distinguo così articolato, come puoi mai ritenere un qualsiasi tratto caratteriale proprio di TUTTE le donne?
Ragione piena dunque a Rossella nella disputa con Vincenzo.
Quanto a Semonide, non credo possa sorgere disputa. Un analogo elenco potrebbe stilarsi a livello maschile; e d’altra parte, quanto a donne, potrei garantire di averne viste all’opera almeno una per ogni tipo; e forse anche di tipi ulteriori.  : (
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postato da , il
SIG. vINCENZO HA UNA CONCEZIONE DI OBIETTIVITÀ ESTREMEMENTE PERSONALE....VEDE LE FACCIO UN ESEMPIO....UN GIARDINIERE CHE HA UN GIARDINO PIENO DI ROSE BIANCHE NON PUÒ ESSERE COSÌ INGENUO DA CREDERE CHE ESITSANO SOLO ROSE BIANCHE.....intende....?
vede io non inseguo stelle...io in quanto unica e irripetibile come essere umano...sono una stella ...intende il concetto di unicità? altrettanto lo è lei....
certo che la mente umana è portata a catalogare....è una specie di difesa..ingabbiare tutto in scatole sicure.....rossi...con i rossi...verdi con i verdi.....ma vede ci sono infinite sfumature...infinite....e per catalogare bisogna avere una specie di scheda...precostituita...che sarà costituita in base alle esperienze.....questo le contesto...fare assurgere questi schemi....ad assoluto....quando in realtà...non lo sono....perchè viziati...comprende cosa intendo?
ora le dirò di più...le sue idee ...sono sue....le mie sono mie...e gli aggettivi possessivi...mio ...suo....hanno un preciso significato.....sue....appartengono a lei...non sono una regola matematica valevole per tutti...possono essere incline all'errore...possono essere condivise...ma rimangono.....sue...non assolute......se insegue il sole...stia attento ... a non ustionarsi..
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postato da , il
PER OGNI PERDONO C'E' SEMPRE UN DIPENDE SIA PER LA DONNA CHE PER L'UOMO.
IO MI FERMO QUI LE STORIE LUNGHE NON MI PIACCIONO
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postato da , il
Le donne purtroppo/per fortuna hanno il difetto/pregio di riuscire a dimenticare ... se Amano!!! Hai proprio ragione scheggia...condivido in pieno!

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