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Commenti a "Chi non sopporta una croce non merita una corona." di Francis Quarles


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e' piu' importante Uno nell'Uno e alla perfezione, ne manca Uno.ossia il numero 3 e' quello perfetto..." che fretta c'era..."
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Vorrei porre in chiaro il pensiero di Giulio, e alcuni conseguenti corollari molto interessanti.
Giulio, nel commento 52 ha detto che
“ Il primo oggetto-  l' intenzione - tornando al racconto dell' amica Laura, è stato reso valutabile non attraverso la madre - protagonista della storia- ma per via dell' immedesimazione con cui ognuno di noi " specie se genitore" ha " vissuto" quel ruolo. Quindi l' intenzione puo' essere presa in considerazione poiche' è la nostra possibile e plausibile intenzione.”
Questa affermazione è perfettamente coerente con quella da me fatta in precedenza, circa il fatto che
“ il primo oggetto del giudizio è l'intenzione, se retta o meno. Ma questo criterio, per ciò che riguarda le azioni altrui, ci è precluso. Non possiamo entrare nella testa degli altri, almeno per ora: solo nella nostra.” 
Secondo me su questa premessa, che a mio avviso può darsi come certa, non si può arrivare se non alla conclusione, cui Giulio giunge, che qualsiasi valutazione noi possiamo dare delle intenzioni altrui, è solo il frutto di una interpretazione che ciascuno di noi, in base al suo vissuto personale, alle sue credenze, alla sua sensibilità, dà di un certo comportamento esteriore.
    Ora, lasciamo per un momento da parte il secondo e il terzo oggetto del giudizio, e fermiamoci su questo. Nel commento 59, Giulio sembrerebbe non attenersi più a questa premessa, perché dice:
“ L' obbiettivo della madre - e di chi si immedesima in essa - è quello di alleviare in qualche modo la sofferenza prossima della figlia; a tale scopo la donna avrebbe anticipato alla figlioletta quanto stava per accadere a lei e quindi a loro. Tale fatto non ci è dato sapere se essere frutto di una istintiva e sentimentale esigenza della donna o di un piu' razionale e meditato dialogo interno, con il coniuge o terzi. “
    Parla infatti di obiettivo della madre, cosa che ci è assolutamente sconosciuta. Alla madre potrebbe anche essere mancata la forza di sopportare il segreto, e il suo parlare del problema alla bambina potrebbe, in ipotesi, essere stato addirittura un cedimento, un atto egoistico, anziché un
atto di amore. Questa ipotesi, pur remota, è POSSIBILE in base alle premesse razionali, per il semplice fatto che noi non possiamo né mai potremo sapere quali siano state le reali intenzioni della madre.
    Ma Giulio subito aggiunge (con ciò dimostrando di non deviare assolutamente dalla premessa):
“Ipotizzando la confessione della madre alla figlia come il frutto di un lungo ragionamento, ella ha senz' altro scartato altre ipotesi delle  quali ,invece noi non abbiamo neppure parlato, anche se poi non sono tante ed neppure allegre.”
   L’aderenza alla premessa è appunto tutta in quell’ “ipotizzando”. Infatti, solo ipotesi possiamo fare.
   
   Ora, a me sembra che Giulio sia giunto ad enunciare un concetto che non è quello che ci eravamo proposti di trovare, ma un concetto altrettanto se non addirittura più importante: quello del NON GIUDICARE.
   Il non giudicare è infatti una massima CRISTIANA della massima importanza.
   Premetto che la massima si riferisce al non giudicare le persone, non le azioni.
     Ma Giulio giunge RAZIONALMENTE all’impossibilità di emettere giudizi addirittura sulle azioni altrui; e il più – evidentemente – comprende il meno. Non potrebbe cioè – mi sembra - ritenere impossibile il giudizio sull’azione ed emettere un giudizio sulla persona.
     La massima, come noto, è questa: Non giudicate per non essere giudicati: perché con lo stesso metro con cui giudicate, sarete a vostra volta giudicati.
     Questa massima, alla luce delle premesse sin qui svolte e delle poche conclusioni cui siamo giunti, resta perfettamente dimostrata.
      Infatti, proprio perché ci è impossibile conoscere le intenzioni altrui, nel momento in cui emettiamo un giudizio non viene in discussione l’animo altrui, ma l’animo nostro. Sembra incredibile, ma in realtà STIAMO GIUDICANDO NOI STESSI !!
      Questa interpretazione è del resto in perfetta sintonia con la visuale evangelica, in cui al comando veterotestamentario (i 10 comandamenti) si sostituisce una visuale diversa: al comando di non fare si sostituisce addirittura il NON DESIDERARE. Il solo pensiero è sufficiente alla trasgressione.
      Dal che si desume un ulteriore corollario: non trasgredire è IMPOSSIBILE.
Chi mai, fosse anche il più grande santo, sarà in grado di non trasgredire col solo pensiero ???
      E’ su questa strada, a mio avviso, che bisogna cercare per trovare l’essenza del cristianesimo.
      Un’ultima cosa che vorrei notare è come alla conclusione del non giudicare sia giunta un’anima che non si professa cristiana, là dove cristiani e cristiane dichiarati sono di continuo intenti a giudicare il prossimo.
      Io direi di soffermarci su questa conclusione.
      Chi non è d’accordo, avanzi i suoi dubbi.
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A Vincenzo: tu lo sai che quell'UNO significa tutti, vero?...  : ))
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: )))
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(Giulio: io questa, fossi in te, la leggerei come una larvata minaccia...)-

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