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Commenti a "I conti della vita. I conti della vita sono..." di Giuseppe Freda


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Tina, hai espresso un'idea molto interessante.
Il giudizio positivo degli altri non sarebbe di per sé un fatto, ma può generare fatti utili ad aumentare il numeratore, allorché riesca a facilitare il conseguimento degli obiettivi individuali.
Se vogliamo, questo è il motivo per cui la gente intrallazza in tutti i modi possibili e cerca quanto più può di apparire più di ciò che è: è un pò come la favola del gatto con gli stivali, spesso il fumo riesce a tramutarsi in arrosto.
Bisogna tuttavia fare due considerazioni.
La prima è che, come giustamente dici, il conseguimento degli obiettivi materiali, o degli obiettivi "di facciata", possibile solo attraverso l'utilizzo di maschere, genera una frustrazione e insoddisfazione non indifferente, per cui alla fine il numeratore forse diminuisce, anziché aumentare...
La seconda considerazione taglia la testa al toro: comunque vada, lo zero sopraggiungerà.
E dunque: poiché da più spiragli filtra il messaggio secondo cui noi, e la stessa natura fisica di cui facciamo parte, siamo connaturati di infinito, la cosa migliore è cercare quell'infinito dentro e fuori di noi, anziché perdersi nell'inseguimento di soddisfazioni contingenti che, prima o poi, lasceranno il tempo che avranno trovato.
Non necessariamente questa via conduce alla "cancellazione del mondo esterno": tuttavia molti eremiti affermano il contrario.    : ))))
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Ogni essere vivente ha i suoi compiti e i suoi fini che...
nell'economia generale dell'universo...
sono sempre pregevoli, importanti...grandi...
Il bisogno di significato origina dal "conflitto d’identità"

Il teorema dell’amore
Il confronto tra noi stessi e l’immensità del mondo circostante...
porta alla consapevolezza della nostra nullità...
Le strategie utilizzate al fine di risolvere il conflitto d’identità...
sono varie... ad esempio...

-aumentare il valore al numeratore...
-diminuire il valore del denominatore...
-cancellare il mondo esterno...

Aumentare il valore del numeratore...

Tra le strategie utilizzate...
per aumentare il valore del numeratore dell’equazione...
del conflitto d’identità abbiamo...

Essere giudicati dagli altri...

Essere giudicati positivamente è di solito...
la prima tecnica che utilizziamo al fine...
di dare un valore alla nostra esistenza...
Non appena iniziamo ad interagire con gli altri...
scopriamo che quando veniamo giudicati positivamente...
la nostra depressione e frustrazione diminuiscono...
Di conseguenza...
sentiamo la necessità di essere giudicati positivamente e...
non ci piace essere criticati o giudicati negativamente...
Poiché i giudizi positivi riducono il conflitto d’identità e...
rispondono quindi al bisogno vitale di significato...
diventano vitali e si trasformano quindi in necessità...
Ma...al fine di essere giudicati positivamente...
dobbiamo soddisfare le aspettative degli altri...
aspettative che crescono col tempo e diventano sempre più difficili...
A tal fine iniziamo a comportarci in modo...
da essere giudicati positivamente...
iniziamo ad utilizzare maschere che sappiamo essere apprezzate...
Ma queste maschere...
portano ad aumentare la distanza tra la nostra realtà interiore e...
il modo in cui ci comportiamo...
gli altri vedono il nostro modo esteriore di comportarsi  le nostre maschere e...
non sono in gradi di stabilire un contatto...
con il nostro verso Sè... iniziamo a sentirci soli... distanti dagli altri...
Questo stato di solitudine e di isolamento...
aumenta il conflitto d’identità e di conseguenza...
aumenta il nostro bisogno di significato e di essere giudicati positivamente...


Più cerchiamo il giudizio positivo degli altri e più utilizziamo le maschere...
Più utilizziamo le maschere e più ci sentiamo soli...
Più ci sentiamo soli e più ci sentiamo insignificanti...
Più ci sentiamo insignificanti e più abbiamo bisogno del giudizio altrui...


È un circolo un po vizi0s0 quello che si va creando e...
aumenta così la pau*ra del giudizio negativ0...
Ma se vogliamo giudizi positivi...
dobbiamo far parte del gruppo...
Senza un gruppo o senza altre persone...
è impossibile ricevere giudizi positivi...
perchè proprio loro ne sono la fonte...
fonte di valore...di significato...
e questo genera però una grossa paura d'essere rifiutati...
una paura che porta ad accettare...
tutte le condizioni che il gruppo pone...
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Interessante. Si vede che ci hai pensato su.
Ti spiego: questo conto avviene in due fasi: una durante la vita, una dopo, cioè quando la mo*rte è divenuta un fatto.
In questa seconda fase, cioè quando, come tu dici, lo zero si manifesta, esso va al numeratore; e del denominatore come ovvio non interessa niente, perché con lo zero al numeratore il valore della frazione è sempre zero. Sempre rimanendo in questa seconda fase, lo zero al numeratore lo mettiamo non in aggiunta, ma AL POSTO di tutti i fatti che lo precedono, perché evidentemente, essendosi conclusa la vita, non ha più senso per l'interessato farne i conti (lo zero al numeratore rappresenta il presente ed il futuro di quell'individuo); mentre gli altri all'esterno, vedono solo quello zero. Ovviamente, volendo esprimere questo concetto in senso matematico, l'ho espresso individuando lo zero come fattore di una moltiplicazione, e non come addendo di un'addizione.
     La stessa considerazione, mutatis mutandis, va fatta quanto alla fase antecedente la mo*rte, cioè mentre la vita è ancora in corso. In questa fase, il denominatore rappresenta il futuro, mentre al numeratore sono il presente e il passato dell'individuo rispetto al denominatore. Volendo, sempre in questa fase, individuare le aspettative future, purtroppo non si può non inserire quello zero, che è l'aspettativa più certa, quantunque la meno desiderata. E, anche in questo caso, vale lo stesso concetto: lo zero interverrà ad annullare il futuro, non semplicemente a modificarlo. Da cui l'esprimerlo matematicamente come fattore e non come addendo.
     Naturalmente (e purtroppo) questo conto, pur dando risultato infinito (sin da subito, e per tutti noi), non dimostra niente. E' niente più che un'intuizione poetica, venutami tanti anni fa, nel mezzo di una notte di mezza estate trascorsa tra le braccia di una dolce fanciulla, e ritrovata (solo l'intuizione, purtroppo) qualche tempo fa fra i tanti ricordi di cose bellissime e tristi, insieme a tante cartacce e roba vecchia che ho gettato via.
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postato da , il
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l'Assoluto
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Ecco uno che non si è lasciato incantare dalle maldicenze del coniglio, che fino a un istante prima, nel cilindro, davvero non c'era.
Grazie, Silvano, per aver compreso che si tratta di pura matematica...
: )))))

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