Trama del film I figli del fiume giallo

Datong, 2001. Qiao e Bin gestiscono una bisca, finché un agguato attenta alla vita di Bin. Per salvarlo Qiao spara in aria e viene arrestata. Uscirà di prigione cinque anni dopo, ma Bin ha cambiato vita a Fengjie e non vuole più vederla. L'autoreferenzialità è parte integrante del cinema d'autore. Spesso costituisce una cifra stilistica o una chiave interpretativa, anziché un difetto.

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La contaminazione di generi e stili non è un valore intrinseco se non s'amalgano. 17 anni e 136 minuti per raccontare che, in definitiva, lo spazio e il tempo non cambiano nulla, al massimo decantano il disfacimento già in atto: quello antropologico, cinese, amoroso, amicale, corporeo. Un interminabile fiume corale ampollosamente immerso nella solitudine geografica dei territori sconfinati e in una cronologia iperdilatata abitata esclusivamente da storie di loser: un tentativo d'epopea fallimentare quanto i suoi personaggi, con simbolismi e stilizzazioni che distruggono sul nascere le parvenze di neorealismo. Poi, dopo il centesimo desertico campo lunghissimo, uno perd'il conto e s'annoia.

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